Appello Bis, morte Martina Rossi: colpo di scena in udienza, spunta nuova versione. “Caduta dopo un malore”/ Foto e video

Giudiziaria Imperia

Il commento amareggiato di papà Bruno: “Hanno cambiato versione. Si possono permettere tutto, possono dire una cosa e il contrario della stessa cosa”.

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“Martina Rossi potrebbe essere caduta sporgendosi per vomitare, dopo un malore”. A dichiararlo sono gli avvocati difensori di Luca Vanneschi, imputato, insieme a Alessandro Albertoni, nel processo di appello bis, in corso in Tribunale a Firenze, per la morte della studentessa imperiese Martina Rossi, avvenuta il 3 agosto 2011 dopo una caduta dal sesto piano dell’hotel Sant’Ana di Palma di Maiorca.

Tentata violenza sessuale (il Pg ha chiesto 3 anni per entrambi gli imputati) e morte come conseguenza di altro reato (prescritto) le accuse.

La novità è emersa durante l’udienza di oggi. Una tesi, quella del malore, che va in contrasto con la linea difensiva finora portata avanti dagli avvocati degli imputati.

L’udienza, dopo le arringhe degli avvocati difensori, è stata poi rinviata al 28 aprile per la sentenza.

Appello Bis, morte Martina Rossi: colpo di scena in udienza, spunta nuova versione. “Caduta dopo un malore”

Avvocato Carlo Buricchi, legale Luca Vanneschi

“Abbiamo finito ora, poi c’è la difesa Baroni. L’udienza del 28 è stata posticipata alle ore 11”.

Si andrà a sentenza?

“Questo non lo so, lo deciderà il Tribunale”.

Ci sono dichiarazioni spontanee?

“In questo momento il nostro assistito non le ha fatte. Su Albertoni non posso riferire alcunché, perché non ne sono a conoscenza”.

La vostra linea difensiva sostiene che Martina Rossi si sia suicidata?

No, non abbiamo detto questo. Quella tesi lì nessuno della difesa Vanneschi l’ha mai calcata. Nessuno”.

Dopo l’udienza, gli imputati Vanneschi e Albertoni, i genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo, e i rispettivi avvocati sono usciti dalla Corte, rilasciando alcune dichiarazioni.

Avvocato Stefano Savi, legale famiglia Rossi

“L’avvocato di Vanneschi sostiene che Martina è caduta perchè si è avvicinata alla balaustra per cercare di vomitare. Cambiare continuamente versione ogni volta che c’è un processo, non tenendo conto di quello che ha detto l’altro imputato, deve far pensare. La condizione psicologica di Martina? Hanno parlato anche di quello, ma non sarebbe più dirimente, si sarebbe sentita male. In discussione hanno sostenuto questa versione. Il 28 aprile ci sarà la sentenza. Il dibattimento, allo stato attuale, non si riapre. 

I genitori di Martina sono angosciati dal dolore e ogni volta che si tratta questa materia in questo modo ne soffrono”.

Avvocato Carlo Buricchi, legale di Luca Vanneschi

“L’udienza è finita, ci rivediamo il 28 aprile. Abbiamo chiesto l’assoluzione perchè i nostri sono innocenti, il fatto non sussiste. Non abbiamo cambiato linea difensiva, è sempre la stessa”.

Bruno Rossi, padre di Martina

“Hanno cambiato versione? È questo il meccanismo interpretativo dei processi di questi 10 anni. Si possono permettere tutto, possono dire una cosa e il contrario. Il problema è che Martina è morta in una camera con due ragazzi, è morta senza calzoni, ne ha graffiato uno. Tutte le cose sostanziali non vengono mai poste come problema. Il problema è solo quello di farla franca e chiedere i danni in sede civile. Il problema siamo noi. È impossibile giocare se cambiano sempre le regole.

Ora mi auguro che la sentenza sia una cosa positiva. C’è ancora spazio per andare a confondere, pasticciare spulciare. Tra le righe c’è sempre la dichiarazione di un ragazzo, di un’amica, si sottolinea quante volte Martina aveva fatto la pipì, quante volte aveva bevuto. Loro (gli imputati, ndr) sono strutturalmente dei ragazzi esagerati, con alcol, droga, che frequentano ambienti di un certo tipo, e a un certo punto sono quasi santi, vivono in uno spazio che non è adeguato. Sono amici del Carabinieri, del poliziotto, del prete. Questa solidarietà che trovano non è quella che la solidarietà che troviamo in giro per l’Italia, ma è dovuta all’incapacità di trovare una solidarietà diversa. Perchè? Perchè hanno torto.

Delle volte dicono che Martina è andata alla finestra, ha vomitato ed è caduta. In altri momenti dicono che era malata, fragile e chissà perchè voleva buttarsi dalla finestra. Poi dicono che, parlando con uno dei due, ha detto: ‘adesso mi butto dalla finestra’. Hanno detto che io avrei detto al signor Paolo Cambiaso di Genova ‘Perchè l’ho lasciata andare?’ . Pensate che se Martina fosse stata male io l’avrei lasciata andare? Anche lui un giorno qualche risposta la dovrà dare, perchè io non gli ho mai detto niente.

Se fosse stata una caduta accidentale sarebbero usciti, avrebbero chiesto aiuto, non l’avrebbero tenuta 25 minuti lì, non sarebbero andati in giro a farli l’alibi, non sarebbero andati a mettere a posto la droga. Sono tutti pasticci, soluzioni individuate ‘in progress’. Così come la Puga (la testimone oculare, ndr), che in ogni deposizione cambia versione. Non l’aveva vista cadere dal bar dall’albergo, se l’avesse vista così l’avrebbe tenuta, invece sono andati a cercarla per vedere dove fosse.

Anche le dichiarazioni spontanee di Albertoni sono frutto di questo modo di fare i processi. Ora i ragazzi non parlano più, hanno fatto i fatti, sono stati 8 anni senza parlare, nascosti in una tana, per poi inventarsi queste dichiarazioni spontanee, che tra l’altro non sono state difese nemmeno dai difensori, cambiano sempre.

L’aggressione di Martina? Non si inserisce in un’eventuale caduta accidentale, perchè non è così. Quando sono arrivato là, la polizia spagnola mi ha detto ‘sua figlia era in camera con due, li ha aggrediti, e si è buttata dalla finestra’. Io gli ho detto: ‘Ma parli di mia figlia?’. Si sono tolti delle responsabilità per prendersene delle altre.

Mi auguro che dopo tutto quello che è successo alla fine una pena, almeno dal punto di vista morale, venga assunta. Gli da fastidio che parlo con voi, ma io dico solo la verità, a cuore aperto. Io mia figlia non ce l’ho più. Tutti i giorni è qua vicino a me, era troppo importante. Lo non capiscono o fanno finta di non capire, ma non fanno niente per assumere una scusa, un atteggiamento di pietà”.

Stefano Buricchi, avvocato Luca Vanneschi

“Io ho fatto una ricostruzione dicendo che se vi fosse stata una perdita di equilibrio o scivolamento, la caduta sarebbe stata a piombo e sarebbe stata in uno spazio ben circoscritto. La tesi della Procura è che scavalcando da un balcone all’altro Martina Rossi avrebbe perso l’equilibrio o si sarebbe staccato un pezzo di calcestruzzo e sarebbe scivolata. Questo avrebbe comportato una caduta a piombo e sarebbe caduta nel terrazzino del primo piano, non certamente al di là del terrazzino. 

Le modalità della caduta secondo noi non sono quelle descritte dalla Procura. Secondo noi è una caduta avvenuta dal centro dal balcone, come descrisse dalla testimone oculare, la Puga, con una certa proiezione in avanti, che comporta un gesto provocato forse da un tentativo di andare a vomitare al balcone. Le ipotesi sul campo sono tante, non ci sentiamo di escluderne nessuna. Potrebbe essere l’assunzione di una canna che ha scatenato un delirio allucinatorio, come è successo in tantissimi casi, come ho evidenziato alla Corte. Ho elencato almeno una decina di casi, successivi all’agosto del 2011, di ragazzi che fumano una canna e, o per allucinazioni o perchè si sentono male, precipitano da terrazzi o balconi di hotel. Le cronache sono piene.

La tesi del suicidio io non l’ho mai sostenuta. Diversificate le difese. Non ho mai sostenuto la tesi del suicidio. Ho detto che, con il quadro probatorio che emerge, non ci sentiamo di escluderlo dal novero delle ipotesi, così come non escludiamo un gesto eclatantemente dimostrativo al quale non era nuova, un discontrollo degli impulsi o l’associazione di alcol e sostanze stupefacenti che potrebbe aver scatenato in lei qualcosa che non è riuscita a controllare. Ipotesi ne abbiamo fatte molte. Io mai ho sostenuto la tesi del suicidio in aula, ho detto che non mi sento di escluderla, rientra nelle possibilità.

Io ho chiesto l’assoluzione con formula piena perchè il fatto non sussiste. È la pronuncia di colpevolezza che richiede di superare oltre ogni ragionevole dubbio, non l’assoluzione”.

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