Imperia: il porto e gli intrighi di potere. Spunta maxi consulenza del 2012 all’ex premier Conte. Le rivelazioni dell’avvocato dei misteri Piero Amara

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Fu l’Acquamarcia, società dell’imprenditore romano, tramite il consigliere con delega agli affari legali, Fabrizio Centofanti, a contattare Conte per una consulenza.

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L’ex Premier Giuseppe Conte si occupò del porto di Imperia nel 2012, pochi mesi dopo l’arresto, con l’accusa di truffa ai danni dello Stato, di Francesco Bellavista Caltagirone. Fu l’Acquamarcia, società dell’imprenditore romano, tramite il consigliere con delega agli affari legali, Fabrizio Centofanti, a contattare Conte per una consulenza. A rivelarlo il quotidiano “Domani”, che in esclusiva ha pubblicato la lettera recapitata da Centofanti a Conte.

Quello di Centofanti è un nome noto alle recenti cronache nazionali, in quanto coinvolto nel caso Palamara, che nel 2019 travolse il Consiglio Superiore della Magistratura, provocando le dimissioni di sei membri togati su 18. Secondo l’accusa, Luca Palamara, da componente del Csm, era “a disposizione” di Centofanti, in cambio di regali, viaggi, benefit vari e lavori edilizi (per un totale, contestato, di 70 mila euro) di cui usufruirono l’ex magistrato, la sua famiglia e alcuni amici. Accuse che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio per Palamara, per il reato di corruzione per l’esercizio della funzione. 

Imperia: porto turistico, l’incarico di Acquamarcia all’ex Premier Conte

Oggetto della consulenza affidata a Conte “l’elaborazione di pareri a beneficio della Società Acquamarcia nell’ambito dell’iniziativa Porto di Imperia anche nell’interesse della controllante Acquamare Srl, nonché altre società direttamente o indirettamente partecipate”.

All’ex Premier Conte l’Acquamarcia chiese, tra le altre cose, pareri legali sui rapporti giuridici intercorrenti tra Acquamare e Porto di Imperia Spa, tra Acquamare e Comune di Imperia e tra Acquamare e i privati che acquistarono posti barca, box auto e cave nautiche. L’importo dell’incarico? 150 mila euro.

Il documento è stato pubblicato dal quotidiano “Domani” nell’ambito dell’inchiesta condotta sulle rivelazioni dell’avvocato Piero Amara, oggetto di verifiche da parte di svariate Procure, sui rapporti tra politica, giustizia, imprenditoria e massoneria.

Chi è Piero Amara – le rivelazioni

Amara avrebbe rivelato di far parte di una loggia massonica, chiamata “Ungheria”, della quale farebbero parte anche magistrati e ufficiali della Guardia di Finanza. Una sorta di associazione segreta in grado di condizionare il mondo politico e giudiziario, con nominemacchine del fango alimentate con dossier e file audio. Rivelazioni che sono ora al vaglio dei Pm di Perugia, Milano, Brescia e Roma, che ne valutano l’attendibilità.

Amara, condannato e inquisito per i depistaggi contro l’Eni e svariati episodi di corruzione in atti giudiziari, è salito agli onori delle cronache nel 2018, con l’inchiesta sul “sistema Siracusa“.  Venne arrestato con l’accusa di aver messo in piedi un sistema che, tramite magistrati compiacenti, gestiva le indagini, favorendo gli imprenditori a lui vicini. Dopo il patteggiamento (3 anni di carcere) l’avvocato ha deciso di “collaborare” con la giustizia, finendo coinvolto, con le sue rivelazioni, in due dei casi di cronaca giudiziaria più discussi degli ultimi mesi: quello dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara (accusato di avergli fatto indirettamente da informatore su inchieste che lo coinvolgevano) e quello del presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi (nel mirino l’assunzione di un’amica del magistrato e un contenzioso amministrativo sospetto).

L’incarico all’ex Premier Conte

Sarebbe stato Amara, che sedeva nel cda di Acquamare, a raccomandare a Centofanti (anch’egli membro del cda) il nome di Giuseppe Conte. Una nomina, secondo quanto avrebbe riferito ai Pm da Amara, richiesta da Michele Vietti, allora vicepresidente del Csm (che ha categoricamente smentito) affinché il gruppo di Bellavista Caltagirone, che era in grave crisi, ottenesse il via libera al concordato dal tribunale di Roma (approvato nel 2013).

Un intreccio di nomine e giochi di potere, che dimostra, ancora una volta, come intorno al porto di Imperia si muovessero interessi economici enormi, fuori portata per una città come Imperia che, ancora oggi, paga lo scotto di un’opera megalomane, per giunta rimasta incompiuta.

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