Imperia: “Senza parole per Musa”. Anche Chiara Ferragni si unisce alla solidarietà per la morte del migrante 23enne. “Impariamo il concetto di lotteria biologica”

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Tantissime, sui social, le manifestazioni di sdegno e cordoglio, anche da personaggi noti.

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“Senza parole per Musa”. Così Chiara Ferragni, imprenditrice e influencer da oltre 23 milioni di follower, esprime la propria solidarietà a Musa Baldeil 23enne migrante guineano che si è suicidato al Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) di Torino dove era ospite. 

Musa Balde, il 9 maggio scorso, era stato vittima di una brutale aggressione a Ventimiglia.

Tantissime, sui social, le manifestazioni di sdegno e cordoglio, anche da personaggi noti. Chiara Ferragni ha condiviso nelle storie del suo account Instagram il post del giornalista Emilio Emola

Musa Balde: anche Chiara Ferragni si unisce alla solidarietà per il migrante 23enne

Ecco il posto di Emilio Mola

Quindici giorni fa 3 italiani lo hanno massacrato di botte a Ventimiglia.
Lo hanno preso a bastonate, calci, pugni.
Ma uscito dall’ospedale è lui che hanno messo dentro, in un centro di espulsione, per rispedirlo in Africa.
Musa Balde, 23 anni, si è definitivamente sentito stanco.
Insopportabilmente stanco.
E domenica, in quel centro di permanenza per il Rimpatrio a Torino, mentre tutti dormivano, senza troppo disturbare, ha preso il suo lenzuolo.
Se lo è messo attorno al collo e ha chiuso impiccandosi i suoi conti con il mondo.
A soli 23 anni.
Si era illuso di potersi conquistare il diritto a una vita migliore Musa.
Pensava che fuori dalla Guinea in cui la lotteria biologica lo aveva spedito, avrebbe potuto trovare una possibilità di riscatto.
Insomma: che colpa ne aveva lui di essere nato nella parte sbagliata del mondo. E che merito hanno coloro che nascono in quella giusta, ricca, ovattata, ma capace di lamentarsi ugualmente.
E ha messo in gioco la sua vita, Musa, per vincerne una seconda.
Ma perdendole tutte.
Perché quello che ha trovato, sbarcato sulle coste d’Italia, è stato solo sofferenza, solitudine, odio, bastonate e un biglietto di sola andata per la casella iniziale.
E non ce l’ha fatta più.
Si è arreso.
Chi lo conosceva racconta che Musa semplicemente si sentiva solo.
Già, anche i neri, gli africani, i disperati soffrono la solitudine. Che cosa strana eh?
Anche lui, a 23 anni, come un qualunque benestante bianco che si è rotto le palle di non vedere gli amici durante i lockdown, sognava di avere qualcuno con cui parlare. Qualcuno che lo capisse.
E magari un lavoretto per guadagnarsi la vita.
E invece odio, botte, bastonate, reclusione e rimpatrio.
A 23 anni. Sognava la vita. Si è dato la morte.
E qualcuno, almeno, festeggerà”.

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