Londra: l’avventura dell’imperiese Bernardo Giusto, 500 km in bici alla scoperta dell’Isola di Wight. “Paesaggi mozzafiato, emozionante senso di libertà dopo il lockdown”

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Bernardo ha pedalato per 7 giorni, con una media di 70 km al giorno.

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Un’avventura in bicicletta lunga 500 km, alla scoperta dell’Isola di Wight. È l’impresa dell‘imperiese Bernardo Giusto, 41enne, che, da circa 16 anni, vive e lavora a Londra.

Per portarla a termine, Bernardo ha pedalato per 7 giorni, con una media di 70 km al giorno, attraversando luoghi indimenticabili e collezionando momenti ricchi di emozione per una libertà riscoperta, dopo il periodo di lockdown per via della pandemia da Covid 19.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Londra: 500 km in bici alla scoperta dell’Isola di Wight, l’avventura di Bernardo Giusto

Come mai hai deciso di lasciare Imperia?

“Dopo vari anni passati a lavorare a Imperia, principalmente nel settore della ristorazione, pensai che lo stesso tipo di lavoro a Londra mi avrebbe dato benefici in più. Innanzitutto, dopo qualche anno avrei parlato una lingua straniera la quale, affiancata al francese, sempre usato e incoraggiato in casa da mia madre (di origine Belga), mi avrebbe aperto nuove strade. 

Inoltre, nel 2005, la sterlina valeva un euro e 50 centesimi. Pensai che a parità di stipendio o, per meglio dire, di potere di acquisto, il giorno che sarei rientrato (inizialmente pensavo di rimanere un anno) avrei avuto 1/3 dei risparmi in più nel convertire la valuta.

Ovviamente a rafforzare questa decisione c’era la mia giovane età e la grande voglia di viaggiare ed esplorare, per conoscere usi e costumi diversi. Londra all’epoca era ancora più cosmopolita di oggi e nei tanti ostelli abitati, si incontrava gente proveniente da tutti gli angoli del pianeta”.

Com’è nata l’idea di realizzare un tour in bicicletta di 500km? E come mai da solo?

“La passione per la bicicletta c’è sempre stata, si è rafforzata qui a Londra quando mi resi conto degli enormi vantaggi nell’usare la bicicletta come mezzo di trasporto, alcuni legati in modo particolare alla conformazione della città stessa e alla disposizione dei suoi tanti verdi parchi.

Incominciai ad esplorare il cicloturismo e il wildcamping con il primo lockdown, appena decisero che ci si poteva spostare sul territorio nazionale. Feci un viaggio per Worthing, (costa sud) di due giorni, nel giugno dell’anno scorso, molto poco organizzato e con una bici pieghevole, per niente adatta al tipo di viaggio.

Contento, nonostante le varie problematiche dovute alla mia poca organizzazzione, comprai una bicicletta più adatta allo scopo. Seguì un viaggio a Camber Sands (costa sud est) di tre giorni e un altro di una settimana sull’Isola di Wight, a fine aprile, lungo 500 km.

Perché da solo? Per fare in modo che io possa litigare solo con me stesso. Le cose che possono andare storte durante un tour del genere sono molteplici, non penso sopporterei il senso di colpa provocato da una decisione sbagliata o anche solo discutibile, se fossi in compagnia”.

Puoi raccontarci del tuo ultimo viaggio di 500 km? Come ti sei organizzato?

“Ovviamente più si sbaglia più si impara, ad ogni tour si diventa sempre più svegli. Per quanto riguarda l’ultimo tour, inizialmente ero diretto a Durdle Door nel Dorset e l’idea era di arrivarci passando dall’Isola di Wight, attraversandola, entrando a est e uscendo a ovest, ma una volta arrivato sull’isola, colpito dalla sua bellezza, non riuscii ad andarmene.

Ho caricato la bici solo dell’essenziale: tenda sacco a pelo, materassino, qualche snack, un paio di camere d’aria e qualche attrezzo per poterle montare in caso di foratura.

Una volta caricata la bici mi sono diretto verso Portsmouth facendo tappa al Queen Elizabeth Country Park, un bosco favoloso, ideale per il wildcamping, lì ho eretto la tenda e passato una notte piuttosto fredda (-1C).

L’indomani mattina, una volta arrivato a Portsmouth ho preso il traghetto per Fishbourne, un villaggio a nord est dell‘Isola di Wight. Il traghetto impiega 45 minuti ad arrivare e dalle sue terrazze offre bellissime panoramiche sia di Portsmouth che dell’isola.

L’isola è immersa nel verde e, quantomeno in quei giorni di sole, aveva qualcosa di esotico, avevo come la sensazione di essere uscito dagli UK.

Ho passato 5 giorni sull’isola e ho seguito il Red Squirell Trail, un percorso apposito per escursionisti e ciclisti che fa tutto il giro dell’isola, principalmente seguendone il suo perimetro. Le notti le ho passate principalmente facendo wildcamping in quanto i campeggi avevano servizi limitati dovuti alle restrizioni imposte dal governo a causa del virus. Le docce per esempio non erano disponibili ma con tutti quei chilometri di costa e spiagge era solo una motivazione in più per vincere il freddo e tuffarmi in mare nelle ore più calde. 

Com’è l’Isola di Wight?

L’isola è molto collinosa e offre panoramiche mozzafiato di ogni tipo. I porticcioli sul lato nord e a est, le spiagge e le panoramiche di Ryde dalla quale si vede Portsmouth e la sua torre a forma di vela (Spinnaker Tower), che le dà un aspetto di città statunitense.

A sud est le spaigge di Sandown, Shanklin e Ventnor. Spostandosi verso sud ovest, strapiombi che si elevano oltre 200 metri sopra il mare per poi terminare a The Needles, la punta sud ovest che sembra volere estendere i confini dell’isola rubando qualche metro al mare con le sue tre rocce seguite da un faro.
Sul lato ovest dell’isola c’è addirittura una baia di sabbia molto chiara (Colwell bay) che ricorda le spiagge della costa Smeralda”.

Quanto hai pedalato nel complesso?

“In totale ho pedalato per 7 giorni e ho fatto circa 500 km per una media di poco piu’ di 70 km al giorno.

Ho dormito 4 notti sull’isola, 2 in un campeggio tra Ryde e Brading (Whitefield Forest Touring Park), una su di una roccia, a dovuta distanza dallo strapiombo poco dopo Freshwater bay a sud ovest, e una nei prati vista mare tra VentnorSt Lawrence (sud-est). Le altre 2 notti (primo e ultimo giorno) al Queen Ellizabeth Country Park”.

Ci sono stati momenti di difficoltà?

“Sì. Una notte decisi di dormire in spiaggia a Ventnor. Verso la sera alla vista di qualche giovane ubriaco, realizzai che era un venerdì e che per evitare guai forse sarebbe stato meglio dormire altrove. Ormai era già buio e non trovavo un posto decente dove piazzare la tenda. Preso dal panico decisi di tornare al campeggio della notte precedente pedalando per un’ora al buio”.

Il ricordo più bello?

Un tuffo in mare con un cane che chiaramente si annoiava e non smetteva di correre sperando che qualcuno gli lanciasse qualcosa. L’ho invitato a saltare in acqua (fredda!) con me facendomi sentire dai suoi proprietari per assicurarmi il loro consenso. Ormai non potevo tirarmi indietro perché la gente sulla passeggiata osservava, io motivavo il cane e il cane, inconsapevolmente, motivava me”.

Come hai vissuto il lockdown a Londra?

“Direi molto bene, il governo mi ha pagato l’80% dello stipendio e, appena è stato possibile, ho avuto l’opportunità di scoprire bellissimi posti qui a sud di Londra pedalando nel Surrey, Kent e il Sussex. Penso di essere una persona introversa, non soffro la solitudine e i vari pub e uscite non mi sono mancate per niente”.

Consigli per chi volesse realizzare un viaggio come il tuo in bici?

“Pianificare è importante ma bisogna accettare che non tutto può essere pianificato. È nell’accettare i propri limiti e le proprie vulnerabilità che ci si sente liberi, l’emozione dell’incertezza, senza il senso di colpa di non aver fatto il necessario”.

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