Imperia: il Comune non si iscrive all’anagrafe antifascista. Consiglio boccia proposta. “Sito creato da centri sociali. Iniziativa demagogica”/La discussione

Imperia Politica

Il Comune di Imperia non si iscriverà all’anagrafe antifascista. Il consiglio comunale, infatti, ieri, 27 maggio, ha bocciato la mozione presentata dal Partito Democratico e dal consigliere Fabrizio Risso. 

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Il Comune di Imperia non si iscriverà all’anagrafe antifascista. Il consiglio comunale, infatti, ieri, 27 maggio, ha bocciato la mozione presentata dal Partito Democratico e dal consigliere Fabrizio Risso. 

L’Anagrafe antifascistacome si legge sul sito ufficiale – è una comunità virtuale di valori, aperta a tutti coloro che si riconoscono in una serie di principi enunciati sulla ‘Carta di Stazzema’. 

Imperia: no del consiglio a iscrizione Comune a anagrafe antifascista

Solo tre i voti favorevoli alla mozione, al termine della discussione, quelli di Fabrizio Risso (Pd), Guido Abbo (Imperia al Centro) e Roberto Saluzzo (Imperia di Tutti, Imperia per Tutti). Il Sindaco ha anche proposto al consigliere Risso, visto l’esito fortemente negativo della votazione, di ritirare la mozione. Una richiesta respinta.

Davide La Monica (Cambiamo)

“Si tratta di una iniziativa che in un primo tempo mi aveva incuriosito, dato che il sottoscritto ed il partito che rappresento sono sempre molto disponibili ad aderire ad iniziative finalizzate a prendere le distanze da movimenti ed ideologie estremiste e antidemocratiche, siano esse di estrema destra o di estrema sinistra. Approfondendo la proposta però, ritengo che sia una iniziativa puramente demagogica, tipica della sinistra dei nostri giorni, una sinistra scollegata dalla realtà, radical chic, una sinistra caviale e champagne, la sinistra dei comunisti con il Rolex al polso ed il Ferrari in garage, una sinistra con esponenti di spicco che si mostrano sempre accoglienti verso i migranti clandestini provenienti dai nostri mari ma lo fanno restando con i piedi ben saldi sulle loro terrazze con vista su Portofino, una sinistra che in piena pandemia e durante la peggiore crisi economica dal dopoguerra, con una città che ha aderito ad un piano decennale di rientro per evitare il dissesto, al posto di proporre idee che possano rilanciare l’economia cittadina, propone di far iscrivere la città di Imperia ad un portale web che si definisce antifascista, ma in realtà non è altro che un sito creato dalle segreterie del PD e dai centri sociali.

Imperia non ha bisogno di dichiararsi antifascista iscrivendosi ad un sito internet, Imperia è medaglia d’Oro al Valor militare per la resistenza, non ha bisogno di tutto ciò. Il sottoscritto ed il partito che rappresento sono sempre disponibili ad aderire ad iniziative finalizzate a prendere le distanze da ideologie totalitariste, l’importante, però, che siano iniziative serie e concrete, non di pura demagogia, faziose e palesemente inconsistenti”.

Daniele Ciccione (Obiettivo Imperia)

“Il 15 aprile 1945 un papà, che aveva 39 anni, dopo aver sentito un colpo fucile esploso nei pressi della sua abitazione, scappò in tutta fretta con la moglie e i tre figli da una frazione del comune di Testico, chiamata Poggiobottaro, e si nascose nei boschi per tre interminabili giorni e tre notti.

Quel giorno i nazisti, partiti da Cesio, misero in atto l’ennesima rappresaglia, l’eccidio di Testico. Proprio quel giorno 29 civili innocenti furono infatti prima torturati, poi uccisi.

Mi ha sempre colpito il fatto che tutto questo accadde solo 10 giorni prima del 25 aprile, data che consideriamo come la fine della guerra, la liberazione da un periodo terribile, buio e fosco.

Ebbene, quel papà era mio nonno Costantino, il figlio più piccolo era mio papà Enzo. Se mio nonno e la sua famiglia non fossero riusciti a scappare, io non so cosa sarebbe successo, forse non sarei qui con voi.

I valori della resistenza sono da custodire. Questo mozione, però, pur condivisibile, la trovo sterile. Non è con una piattaforma virtuale si preservano i valori dell’antifascismo. Siamo convintamente antifascisti, ma voteremo contro questa proposta che rischia di ridurre i valori dell’antifascismo a poco più di campagna marketing sui social”.

Roberto Saluzzo

L’iscrizione all’anagrafe antifascista è un gesto simbolico, significa ribadire che Imperia è antifascista e onorare la sua storia.

Le vittime inermi di San’Anna di Stazzema, a cui l’anagrafe si richiama, rappresentano la summa delta barbarie nazifascista. La nostra Repubblica, attraverso la Carta Costituzionale, tra altri nobili valori si fonda infatti anche sull’antifascismo.

L’antifascismo é un valore e per dirla con Giacomo Matteotti che come potete ben capire mi è molto caro “il fascismo non è un idea è un crimine“.

Una follia che ha inquinato la vita del nostro Paese e obnubilato le coscienze causando una tragedia materiale e morale per l’italia intera. C’è bisogno oggi di ribadire questo concetto elementare che dovrebbe essere scontato?

Purtroppo si ……perché anche in questa occasione il difetto di memoria storica, il revisionismo, le strumentalizzazioni rischiano di ridimensionare la portata del fenomeno, come ho già evidenziato accadere, per diversi motivi, per il milite ignoto. Imperia annovera un suo illustre concittadino tra le vittime di quella che insieme a San’Anna, a Marzabotto a tante stragi di innocenti, anche vicinissime a noi (penso a Ginestro o Torre Paponi): si chiama Ivanoe Amoretti vittima delle Fosse Ardeatine. Iscrivere la nostra città all’anagrafe antifascista vuol dire formalizzare ulteriormente ciò che è già in Costituzione, nella Legge, nei libri di storia. Ribadire che Imperia è antifascista è anche onorare la nostra storia”.

Monica Gatti (Lega)

“Non ritengo utile la nostra adesione al registro anagrafe virtuale. Ogni forma di totalitarismo va combattuta, ma questa città si è già mossa concretamente, quando tempo fa abbiamo deliberato la posa delle pietre di inciampo. Ritengo che non sia necessario aderire, anche perché i valori e gli ideali antifascisti sono già parte del bagaglio culturale di ognuno di noi. L’antifascismo è un marchio di questa terra”.

Guido Abbo (Imperia al Centro)

“Io non vedo una chiave di lettura politicizzata. Ritengo invece che sia una proposta condivisibile. Bisogna parlarne di queste cose. Dobbiamo riconoscerci nell’antifascismo. Non c’è simmetria tra comunismo e fascismo, come qualcuno ha sottolineato. Non mi risulta che in Italia abbia mai governato Stalin.  Voterò a favore per il segnale che vuole dare questa mozione”.

Claudio Scajola

“Mi dispiace esprimermi contrariamente alla proposta, anche perché considero il consigliere Risso un gentiluomo. Questo Palazzo è nato quando la democrazia non c’era, quando il consenso popolare nei confronti del fascismo era altissimo. Questo Palazzo è uno degli investimenti più importanti del fascismo in Liguria. Questa sala era la sala delle feste, non c’era il consiglio. Le altre sale avevano lo stesso utilizzo. Quella del Sindaco era quella del podestà, poi c’erano la segreteria e la sala d’attesa, la sala giunta era la sala del collaboratore del podestà.

Questa sala è diventata espressione della democrazia. Prima di quella storia non c’era neanche Imperia, ma tanti piccoli comuni. In qualche modo questo Palazzo, questa sala, hanno caratterizzato un’epoca. Anche questa costruzione, questo primo piano urbanistico della città, è stato creato nella scia del grande consenso del fascismo. Così come sul piano del diritto, della previdenza sociale, della giustizia, con il codice Rossi, delle infrastrutture. 

Noi stiamo cercando di far crescere questa città con fatica. Nel riordino di questo Palazzo sta per partire un grande intervento sul terzo piano per riportarlo alla sua forma originale.

Poi il fascismo ha dimostrato che non era solo bonifiche, pensioni, lavori pubblici, ma anche Matteotti, le leggi razziali, la peggiore infamia che ha segnato il nostro popolo, con tantissime condivisioni popolari.

Il nostro è un popolo di delatori e vigliacchi, non abbiamo mai iniziato una guerra come l’abbiamo cominciata. Io ho perso il papà che avevo 14 anni. Ho capito in quel momento che dovevo impegnarmi per eliminare le ostilità che c’erano verso mia padre. Ricordo che pochi anno dopo fui invitato a cena da un parlamentare italiano. Ad un certo punto mi disse ‘colgo che vuoi fare politica, stai attento perché gli italiani sono invidiosi e nella nostra terra questo è molto diffuso‘.

La nostra è una storia antifascista, ma non credo sia un bene promuovere iniziative con un taglio che può dividere invece che unire. Dobbiamo trovare soluzioni migliori. Dalla prossima ricorrenza metteremo le prime due pietre d’inciampo.

Anche sulla cittadinanza onoraria a Liliana Segre votai contro. La trovavo una moda. Questa iniziativa lascia perplessi per chi sono gli aderenti. Sembra un tentativo di schedare. E’ un’iniziativa che divide.

Vorrei però che non passassee il messaggio che questo consiglio boccia l’idea di essere antifascisti, ma che in questa forma e in questo modo non ci piace. Troveremo modi e forme, in questa sala, di riprendere delle lectio magistralis sui grandi temi. Ne faremo una, con un relatore che individueremo insieme al consigliere Risso, sul significato dell’antifascismo”.

Fabrizio Risso

“La resistenza è di tutti, questo non si discute. Dispiace perché è stata un pò banalizzata questa iniziativa, che partiva da Sant’Anna di Stazzema. L’obiettivo non era certamente quello di creare un database. La ferita che ha colpito la comunità di Sant’Anna di Stazzema non si rimarginerà mai. Oltre 500 morti, quasi tutto il paese ucciso. Famiglie annientate. Un’intera comunità azzerata. Quella comunità è particolarmente sensibile a questi temi. Ridurre tutto a un database per fini elettorali è offensivo.

All’anagrafe antifascista hanno aderito molte persone, tanti Comuni. Trovo strumentale dire che non c’è bisogno di dichiararsi antifascista. Credo che a volte sia importante aderire, anche simbolicamente. Mi sembra strumentale non votarla dicendo che non abbiamo bisogno di votarla per dichiararci antifascisti. Apprezzo l’iniziativa del Sindaco della lectio magistralis, ma credo che le cose non siano in contraddizione”.

Che cos’è l’Anagrafe Antifascista

L’Anagrafe antifascista – si legge sul sito ufficiale – è una comunità virtuale di valori, aperta a tutti coloro che si riconoscono in una serie di principi enunciati sulla ‘Carta di Stazzema’. 

Perché una Anagrafe antifascista? Perché sta succedendo qualcosa di preoccupante. Si riaffacciano simboliparole, atteggiamenti, gesti ed ideologie che dovrebbero appartenere al passato. Non solo. Si fanno largo sentimenti generalizzati di sfiducia, insofferenza, rabbia, che si traducono in atteggiamenti e azioni di intolleranza, discriminazione, violenza verbale.

In rete e sui social media, sulle testate giornalistiche, nelle dichiarazioni politiche come nei bar e nelle strade. Principi che credevamo forti e stabili e che ci sembrano in pericolo.

Sottoscrivere la Carta ed aderire all’Anagrafe significa prendersi un impegno per la democrazia e a sostegno dei valori della nostra costituzione”.

All’anagrafe antifascista hanno aderito già molti Comuni italiani, tra cui anche Roma.

L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema

Il 12 agosto 1944 si consumò una delle pagine più tragiche della Seconda guerra mondiale. Nell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, compiuto dai nazifascisti, vennero uccisi 560 civili, tra cui 130 bambini.

Nelle prime ore del mattino Stazzema, in provincia di Lucca, fu circondata da tre reparti della 16ª divisione Panzergrenadier delle SS, affiancati da bande di fascisti, mentre un quarto reparto, più a valle, bloccava qualsiasi via di fuga.

L’area era stata dichiarata pochi giorni prima “zona bianca” dagli stessi tedeschi e quindi considerata sicura dalla popolazione, tanto che erano presenti decine di sfollati, che dalla costa si erano rifugiati in paese.

All’arrivo dei tedeschi tutti gli uomini fuggirono pensando si trattasse di uno dei tanti rastrellamenti. In paese rimasero dunque donne, bambini e anziani. Vennero radunati nel piazzale della chiesa e uccisi a colpi di mitra per poi essere dati alle fiamme.

 

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