Imperia: 10 anni dalla morte di Martina Rossi. Il ricordo di papà Bruno. “Indimenticabili gli ultimi giorni passati con lei. Manca a tutti, era fantastica”

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Il ricordo di Bruno Rossi a 10 anni dalla morte della figlia Martina.

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“Martina manca a tutti quelli che l’hanno conosciuta. Era fantastica”. Così Bruno Rossi ricorda la figlia Martina nel decimo anniversario della sua morte, avvenuta il 3 agosto 2011 a Palma de Maiorca. La studentessa imperiese, di appena 20 anni, precipitò dal 6° piano dell’Hotel Sant’Ana mentre era in vacanza con le amiche.

A 10 anni da quel tragico 3 agosto 2011 la giustizia non ha ancora fatto il suo corso. Per la morte di Martina sono finiti a processo due giovani aretini,Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni (accusati di morte come conseguenza di altro reato, già prescritto, e tentata violenza sessuale, si prescrive a ottobre) che si trovavano in camera con la 20enne imperiese al momento della caduta. Dopo 4 gradi di giudizio, il 26 agosto è atteso il verdetto della Cassazione, appena in tempo per evitare la prescrizione. I giudici della SupremaCorte saranno chiamati a valutare la legittimità della sentenza di condanna a tre anni di carcere pronunciata in Corte d’Appello, a Firenze, lo scorso 28 aprile.

Papà Bruno e mamma Franca hanno sempre lottato per Martina. Non si sono mai arresi, guidati dall’amore per la loro unica figlia, strappata alla vita nel tentativo di sfuggire a uno stupro.

Imperia: 10 anni dalla morte di Martina Rossi, il ricordo di papà Bruno

Mi sembra passato un minuto da quel giorno terribile. Verso l’una di pomeriggio del 3 agosto 2011, sono venuti i Carabinieri a casa a Imperia per avvertirmi che mia figlia era morta, dopo ore dalla tragedia. La notizia già girava in tutta Italia e noi eravamo gli unici a non saperlo. Gli stessi militari sono rimasti colpiti da questo fatto.

Nessuno, poi, sapeva dirmi come era morta. Siamo partiti di corsa da Genova con l’aereo alle 17.30 senza sapere nulla. Poi ho capito perchè: nessuno voleva dire la verità, si cominciava già a nascondere. Tutto il resto si sa com’è andato e come, ancora oggi, sta proseguendo”.

Come si immagina Martina oggi?

“Oggi Martina avrebbe 31 anni. Me la immagino laureata in architettura, la facoltà che frequentava, e mamma. A lei piacevano tanto i bambini. Mi ricordo che quando la accompagnavo dal parrucchiere, mentre era in attesa chiacchierava con le altre donne e aveva sempre qualche bambino in braccio. Una volta mi ha detto: ‘papà un giorno te ne darò uno anche io’. Me la immagino mamma, con tutti i problemi e le sfide quotidiane, i desideri, i sogni, i progetti. Come quando era più piccola e ci inventavamo i giochi, le favole. Facevamo insieme tanti ragionamenti, era bellissimo. Aveva tanti sogni, ma glieli hanno distrutti.

La cosa che più fa male è che io nella vita ho lottato per tantissime cause, ho aiutato molte persone, e invece lei non sono riuscito ad aiutarla”.

L’ultimo ricordo che ha di lei?

“La settimana prima che partisse per la vacanza l’abbiamo trascorsa io e lei da soli, qui a Imperia, mentre sua madre era a Genova. Andavamo alla spiaggia, giocavamo a calciobalilla, la nostra passione comune, andavamo a nuotare al Porteghetto a Cervo. Ricordo che mi diceva: ‘Anche io voglio sposarmi a Cervo come te e la mamma’. 

La vacanza a Palma di Maiorca era il premio per l’ottimo esito degli esami che aveva sostenuto alla facoltà di Architettura”.

Come la ricorderete?

“Quest’anno, come tutti gli anni, abbiamo ricordato Martina nella Chiesa dei Frati di Porto Maurizio, insieme a chi ci vuole bene, alle amiche di Martina. È stata una grande perdita non solo per noi genitori, ma anche per tutti coloro che l’hanno conosciuta. Manca tantissimo. Quando incontro le sue vecchie amiche le vedo cresciute, donne, laureate, lavoratrici, alcune mamme, ognuna inserita nella vita. Lei invece non c’è. Era sempre con gli altri, le piaceva costruire rapporti, creare solidarietà. Era fantastica”.

Nel frattempo il processo non è ancora finito e si avvicina la prescrizione.

“Sì, questo dolore accomuna purtroppo tanti papà e mamme. A questo tipo di reati non dovrebbe mai essere collegata la prescrizione.  

È iniziato il processo e, a 10 anni dalla morte, non è ancora finito. Ci sono stati 4 gradi di giudizio e ora aspettiamo il quinto. Doveva essere a luglio, ma sono riusciti a trovare il modo di perdere un altro mese, consegnando le motivazioni al tribunale di Perugia anzichè a Firenze, facendo slittare l’udienza in Cassazione al 26 agosto. È uno sbarramento continuo per far passare il tempo. Mia figlia è stata lasciata per 40 minuti nella vasca a morire da sola, mentre i presenti erano preoccupati di trovarsi un alibi.

Sono stati 10 anni lunghi per me e Franca. Attendiamo la conclusione di questo percorso giudiziario, ma Martina non ce la ridarà nessuno”.

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