Imperia: “Il Comune lascia 80 famiglie senza doposcuola”. La denuncia del consigliere Saluzzo. La replica di Volpe: “Scelta obbligata, per garantire sicurezza bambini”/Il caso

Attualità Imperia

Acceso dibattito in Commissione Quarta dopo che l’assessore Volpe ha annunciato che il Comune potrà soddisfare solo la metà delle domande per il doposcuola.

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Il Comune di Imperia garantirà il servizio di doposcuola solo al 50% delle famiglie richiedenti. Lo ha comunicato ieri, 13 settembre, in una riunione straordinaria della Commissione Quarta, richiesta dall’opposizione, segnatamente dal consigliere Roberto Saluzzo (Imperia di Tutti Imperia per Tutti), l’assessore ai servizi sociali del Comune di Imperia Luca Volpe.

Mentre in precedenza, in epoca pre-Covid, il servizio veniva garantito partendo da un minimo di 15 alunni, anche di classi diverse, quest’anno verrà garantito partendo da un numero minimo di 8 alunni, tutti della stessa classe.

Di fatto, su 160 richieste di servizio doposcuola pervenute (tutte da Porto, nessuna da Oneglia), il Comune di Imperia sarà in grado di soddisfarne la metà, 80.

Una decisione che ha portato a uno scontro piuttosto acceso tra Volpe e Saluzzo, in Commissione.

Imperia: doposcuola, scontro in Commissione

“I servizi accessori sono stati ridimensionati in maniera approssimativatuona il consigliere Saluzzo – Il Comune vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, ma lasciare 80 famiglie imperiesi senza servizio doposcuola può essere considerato un bicchiere mezzo pieno? Non credo proprio. 

L’amministrazione motiva il ridimensionamento con l’adeguamento alle normative Covid e alle linee guida del Governo. Il Ministero parla di attività e didattica in ‘gruppi stabili’. E’ il Comune di Imperia che ha interpretatogruppi stabili‘ come singole classi. Si tratta di un parere non condiviso con la minoranza, che per altro è venuta a conoscenza della nuova organizzazione del servizio a cose fatte, a tre giorni dall’inizio delle scuole, quando ormai non c’è più nulla da fare. 

Si prospettano situazioni assurde, fratelli che vivono insieme, vanno a scuola insieme, ma non hanno diritto entrambi al doposcuola. 

In più 160 famiglie è un numero già scremato. In molti, infatti, visto che il Comune, quando aveva aperto le adesioni aveva annunciato possibili problemi, si erano già organizzati in maniera diversa. Chi ha fatto domanda, dunque, è perché proprio non può fare altrimenti. 

Ma non è tutto, ci sono anche famiglie che hanno cambiato scuola piuttosto che non perdere il servizio di doposcuola. Io lancio un appello al Sindaco Scajola. Visto che ha deciso, contro tutto e tutti, di firmare un’ordinanza per l’obbligo di green pass in Comune, gli chiedo di fare lo stesso con il servizio di doposcuola. Abbia il coraggio,  si prenda la responsabilità di interpretare diversamente il concetto di ‘gruppi stabili’. Non la singola classe, ma la singola scuola, il singolo istituto, il singolo quartiere. 

Qui abbiamo 80 famiglie senza doposcuola, non so se ci rendiamo conto della gravità della situazione. Chi ha scelto di fissare come limite le 8 adesioni per classe?

Mi auguro che questa sia una soluzione temporanea e che il Comune ci rimetta la testa. Il mio auspicio è che tutti insieme si trovi, entro dicembre, una soluzione per dare una risposta a queste 80 famiglie”.

La replica dell’assessore Luca Volpe

“Il Ministero ha emanato, il 6 agosto scorso, linee guida uguali a quelle del 2020, quando i servizi accessori, che il Comune eroga in modo volontario, non obbligatori, non si sono svolti – ha spiegato Volpe Quest’anno il Comune ha voluto fortemente dare comunque una risposta, perché era doveroso che provassimo a dare delle risposte, a prescindere dalle linee guida. Abbiamo pensato che fosse il caso di rimodulare il servizio, perché non possiamo mettere insieme gli alunni di classi diverse, perché dobbiamo ragionare in termini di sicurezza per i nostri bambini.

Non è una questione politica, la politica la lascerei da parte. E’ solo un questione di sicurezza e buon senso. E di tranquillità per le famiglie a cui noi dobbiamo dare un servizio. Non possiamo pensare di andare a fare gli avventurieri perché politicamente può essere più corretto avere due persone o quattro famiglie più contente. Non possiamo dare un servizio che si riveli pericoloso per le famiglie. La sicurezza ci ha condotto a prendere queste decisioni. Abbiamo detto, diamo il servizio a quelle classi dove ci sono più bambini dal punto di vista omogeneo. Parliamo del doposcuola, perché tutti gli altri servizi, prescuola, trasporto scolastico, pedibus, mensa, sono tutti garantiti, quelli richiesti. Il doposcuola è rimasto un punto un po’ più complicato.

Non possiamo e non vogliamo mettere insieme bambini di classi diverse per non creare alle famiglie che ci affidano i loro bambini dei problemi. Siamo in una fase di emergenza e consapevoli che dobbiamo essere attenti a quello che facciamo, a maggior ragione quando si parla di bambini e anziani. E’ la condivisione di un patto di rischio con le famiglie, per garantire la sicurezza. E la sicurezza si garantisce con gruppi stabili senza mischiare bambini di classe diverse. La politica in questo caso deve essere garante non di quello che può essere un voto in più, ma della sicurezza dei bambini e delle loro famiglie.

Il numero di 8 è molto fluttuante. Si è deciso di arrivare a 8, che potrebbero essere 7 o 9. Si è deciso di fare un discorso di plesso. Dove i plessi ci hanno chiesto 7-8-9 bambini, per classe, noi gli abbiamo dato il servizio. Abbiamo cercato di dare delle risposte alle esigenze delle famiglie per un servizio accessorio che è sempre stato un fiore all’occhiello di questo Comune.

Il servizio di doposcuola è stato chiesto da 150-160 famiglie e noi cercheremo di assolvere il 50% di queste richieste. Ribadisco, è uno sforzo organizzativo molto importante. L’amministrazione in questi mesi ha lavorato per cercare di dare delle risposte per non farsi trovare impreparata al 13 settembre. Questa è la soluzione che diamo alla città di Imperia, la migliore che potevamo trovare a nostro parere. La politica deve farsi carico in modo cosciente, non dal punto di vista del consenso, ma della sicurezza, che ha dinamiche che oggi non possono prescindere da nessuno, famiglie, amministratori, persone.

Agli educatori (23 in tutto, che dovranno “sdoppiarsi” tra il sostegno agli alunni con disabilità, 126, e i servizi aggiuntivi, ndr) va un pensiero di ringraziamento, insieme agli uffici, che hanno lavorato tantissimo per garantire il servizio, per mettere a posto una macchina del genere. Agli educatori, che sono i nostri interlocutori con le famiglie, va il nostro plauso e il nostro ringraziamento”.

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