“Triora”: premiato a Bologna il libro di Alessandro Venuto. “Streghe e femminicidio, un romanzo per riflettere sul rapporto tra l’umanità e il male”

Cultura e manifestazioni

Il romanzo, ideato e scritto durante il lockdown, è ambientato proprio nel caratteristico borgo imperiese, noto per essere il paese delle streghe.

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Si intitola “Triora” ed è il nuovo libro delle scrittore chiavarese 38enne Alessandro Venuto, premiato sabato 25 settembre presso la Sala Biagi di Bologna nell’ambito del concorso letterario nazionale “BookTribu”.

Il romanzo, ideato e scritto durante il lockdown, è ambientato, come suggerisce il titolo, proprio nel caratteristico borgo imperiese, noto per essere il paese delle streghe.

Il protagonista, Aurelio, è costretto a fare un salto indietro nel suo passato, dal quale tentava di tenere le distanze, dopo che sua figlia viene rapita a Triora. Un po’ come l’autore, Alessandro, ligure di nascita, ma milanese di adozione, che, durante il lockdown, ha avuto l’occasione di guardarsi dentro e tornare alle sue origini.

Ecco cosa ha raccontato a ImperiaPost.

“Triora”: premiato a Bologna il libro dello scrittore ligure Alessandro Venuto

Si aspettava di essere premiato?

“No, non me l’aspettavo. Sono contentissimo. Tutti gli autori sanno che quando si finisce un libro, in realtà, è solo l’inizio, non sai cosa ne sarà. Io mi sono molto emozionato scrivendolo e spero che susciterà le stesse emozioni in chi lo legge. C’è anche un po’ di me, perchè il protagonista, che ha lasciato da giovane il suo paese di origine, Triora, è costretto a tornare perchè rapiscono la figlia. Mi ci rivedo perchè anche io sono andato via dalla Liguria tanti anni fa e sento il desiderio di riscoprire un po’ le mie origini. Il libro sarà disponibile sulle principali piattaforme dal 25 settembre 2021″.

Com’è nato il libro “Triora”?

“Faccio l’educatore, sono ligure, ma vivo e lavoro a Milano. Ho già pubblicato due libri, editi Montag, ‘In direzione opposta’ e ‘La saggezza del lupo‘, due romanzi di formazione. Sono sempre stato incuriosito dal processo tramite il quale le persone diventano quello che vogliono essere. Questa volta, però, ho scritto un libro diverso.

Tutto è nato a dicembre scorso, quando ho avuto il Covid, per cui ho trascorso un lungo periodo di quarantena con la mia famiglia in casa, fortunatamente senza gravi complicazioni. Oltre a scoprire un nuovo modo di stare insieme, in isolamento, ho anche avuto l’occasione di lavorare di fantasia. Io sono nato e cresciuto a Chiavari e, da bambino, una volta sono stato a Triora nel ponente ligure, rimanendone affascinato. Non ci sono mai più tornato, ma il ricordo è ancora vivido. Così, durante la quarantena mi sono informato tantissimo sul luogo e sulla sua storia”.

Qual è nel dettaglio il tema del libro?

“In particolare, mi sono concentrato sul XVI secolo, quando, a seguito di una carestia, nel paesino ligure i nobili avevano sottratto derrate alimentari al popolo, e quest’ultimo, ignaro di tutto, aveva individuato come colpevole la parte più debole della comunità, le donne, le più isolate e inermi, considerandole streghe e incolpandole delle disgrazie che subiva la comunità. In paese arrivò così l’Inquisizione per verificare i sospetti e vennero individuate decine di donne, circa 30, che vennero torturate, costrette a confessare e bruciate vive.

Tutto questo l’ho voluto raccontare collegando il tema dell’inquisizione al tema del femminicidio, e anche all’evento straordinario che stiamo vivendo tutti, l’emergenza Covid. Purtroppo in momenti di difficoltà, la tendenza è sempre quella di trovare come capro espiatorio la parte più debole della società”.

Come ha vissuto l’esperienza del Covid?

“Sono stato fortunato, io e tutta la mia famiglia l’abbiamo passato senza gravi conseguenze. Per quanto mi riguarda è stato più duro il long covid, dovendo fare i conti con la nebbia nel cervello e la stanchezza per un paio di mesi. Durante la malattia in sè, invece, ho potuto sfruttare un tempo ritrovato, sia con la mia famiglia, poichè abbiamo trascorso del tempo insieme in un modo completamente nuovo, sia con me stesso. Ho viaggiato con la mente a Triora e ho studiato tantissimo, facendo ricerca su documenti originali dell’epoca, leggendo gli atti dei processi alle donne”.

C’è qualche passaggio che l’ha particolarmente toccata?

“Sì. Leggendo il processo a una delle imputate, Franchetta Borelli, a un certo punto dice: ‘io stringerò i denti e diranno che rido’. Intendendo che non ha scampo, perchè quando la tortureranno, se lei cercherà di resistere stringendo i denti, loro comunque lo interpreteranno come se ridesse e, aggiunge, forse sarà proprio così. Questa frase, come tante altre, apre una riflessione importante sul rapporto tra l’uomo e il male. Sembra che in ogni momento storico ci sia sempre bisogno di trovare il male in qualcun altro”.

 

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