Asl chiude ristorante nell’imperiese: “ragnatele, rifiuti sul pavimento, pentolame non lavato”. Tar boccia ricorso/La sentenza

Attualità Imperia

Un ristorante dell’imperiese ha presentato ricorso al Tar Liguria contro il provvedimento di chiusura definitiva disposto dall’Asl 1per mancanza dei requisiti igienico sanitari […] e la reiterazione delle violazioni specifiche”.

Il Tribunale ha respinto il ricorso condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese legali all’azienda sanitaria.

Asl chiude ristorante nell’imperiese: Tar boccia ricorso

I fatti contestati

Nel dettaglio, svariate le contestazioni avanzate dall’Asl a seguito di ispezione. In particolare, gli ispettori hanno contestatoragnatele sul soffitto, rifiuti accatastati sul pavimento, pentolame non lavato nel lavello, contenitore delle olive in salamoia aperto e fuori dal frigorifero, frigorifero privo di una batteria funzionante e con temperatura superiore a  4 gradi (necessaria per limitare lo sviluppo di batteri negli alimenti deperibili), salse pronte e pesce per il servizio preparati in un giorno precedente a quello dell’ispezione […] salse conservate fuori dal frigorifero, il ristoratore non si è lavato le mani dopo aver toccato il bidone della spazzatura, insalata scaduta”.

Per quanto riguarda i fatti contestati a seguito dell’ispezione, si legge nella sentenza, “sono attestati nel verbale di sopralluogo, che è atto pubblico e gode di fede privilegiata, e comprovati anche dalle fotografie scattate“.

I titolari del ristorante nel ricorso hanno lamentato “una presunta indeterminatezza del provvedimento, nonché il comportamento asseritamente persecutorio dell’ASL” e “una misura eccessiva rispetto alle violazioni contestate, le quali sarebbero frutto di illazioni dell’Amministrazione”.

I titolari, scrivono i giudici, non hanno negato i fatti, “tentando piuttosto di giustificarsi“. Come? Nel provvedimento si legge “la mancata copertura delle olive non sarebbe stata necessaria, essendo queste già conservate dalla salamoia; i preparati sarebbero stati realizzati solo il giorno precedente a quello del servizio; il coperchio del bidone dei rifiuti sarebbe stato ‘pulitissimo’, al punto da rendere impossibile una contaminazione delle mani del ristoratore”.

La sentenza

I giudici richiamano gli art. 4 e 5 del regolamento n. 2004/852/CE, “il quale stabilisce che le strutture nelle quali gli alimenti vengono preparati, lavorati o trasformati devono essere pulite, sottoposte a manutenzione e tenute in buone condizioni, così come il materiale, l’apparecchiatura e le attrezzature che vengono a contatto con essi e che le materie prime e tutti gli ingredienti devono essere opportunamente conservati e, in tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione, devono essere protetti da qualsiasi forma di contaminazione atta a renderli inadatti al consumo umano, nocivi per la salute o contaminati in modo tale da non poter essere ragionevolmente consumati in tali condizioni. Si tratta di fatti che giustificano la grave misura della chiusura dell’attività, non solo per la loro gravità – e per il pericolo per la salute degli avventori che ne deriva – ma anche perché fanno seguito a un primo provvedimento di sospensione […] poi ribadito con ordinanza […] il quale evidentemente non si è rivelato sufficientemente deterrente”.