Imperia: elezioni provinciali, parla Lucio Sardi (SI). “Accordo Toti-Scajola vuoto di contenuti per i cittadini, come le ‘favolose’ luminarie natalizie”

Imperia Politica Politica

Lucio Sardi, esponente di Sinistra Italiana interviene in merito alle prossime elezioni provinciali, che vedono Cludio Scajola come candidato unico. Sardi traccia anche un bilancio dell’anno politico dell’amministrazione Scajola, evidenziando le tante criticità ancora da risolvere.

Imperia, elezioni provinciali: l’intervento di Lucio Sardi

“Il finale d’anno della politica locale ci regala uno scenario assai poco incoraggiante, per accompagnarci verso un “sereno” periodo delle feste natalizie.

Il patetico quadretto del Presidente della Regione Toti che col Sindaco Scajola da un palchetto alto 30 centimetri (misura adatta a celebrare la levatura dell’evento) dava il via all’accensione delle imbarazzanti luminarie natalizie in città (le uniche al mondo che illuminano solo i tronchi degli alberi ed ostentano in una rotonda un pianeta terra luminoso in stile Chaplin nel film Il grande dittatore), è stato il simbolo degli ultimi “eventi” della politica locale.

Quell’angusto riquadro poco elevato da terra era l’immagine dell’operazione politica che ha portato, nelle pseudo elezioni del Consiglio Provinciale in cui i cittadini non possono votare, Claudio Scajola come candidato unico alla carica di Presidente della Provincia.

Nel ristretto recinto della politica è stato sancito il patto di potere tra il “nuovo” centrodestra a guida di Toti e quello “vecchio” dell’ex nemico Claudio Scajola, un patto tanto ricco di occasioni politiche per i suoi esponenti quanto vuoto di contenuti per i cittadini di questa provincia, esattamente come il “favoloso” evento dell’accensione delle luminarie natalizie.

Un patto che sgombra il campo dal poco credibile racconto dell’esistenza di due aree moderate, utile ad alcune forze di destra per smarcarsi da responsabilità del passato e ad alcune forze “riformiste” per giustificare accordi poco trasparenti.

Evidentemente i due centro destra locali erano divisi non per ragioni ideali, bensì a causa di uno scontro di potere, risolto il quale, Claudio Scajola può essere il candidato unico del centro destra non solo per la provincia, ma anche alle prossime elezioni comunali.

Essendo ormai sfumata la speranza di diventare migliori a seguito della traumatica esperienza del Covid e che nulla sarebbe stato più come prima, l’accordo Toti-Scajola ci porta ancora più indietro, a quasi trent’anni fa, completando così la restaurazione di un sistema di potere responsabile dei grandi ritardi e delle difficoltà della nostra provincia.

Un sodalizio che non nasce certo come atto di responsabilità per far fronte al declino del nostro territorio, dal punto di vista demografico, scolastico, economico e ambientale, come già da tempo denunciato, con dovizia di dati dalla Cgil e ripreso nel corso della celebrazione dei 120 anni della Camera del Lavoro. Tali condizioni infatti non compaiono mai nelle narrazioni “ottimistiche” del centro destra locale.

Alla guida della Provincia troveremo così il maggiore responsabile dell’inquietante condizione dei principali servizi pubblici provinciali (l’ATO idrico, i trasporti locali, il ciclo dei rifiuti, la rete stradale provinciale e l’edilizia scolastica), tutti in grande sofferenza o gravemente carenti.

Al prossimo Presidente “non eletto” della Provincia (al quale dobbiamo essere grati per le “lungimiranti” scelte degli amministratori di Rivieracqua portata quasi al fallimento) spetterà quindi un ruolo determinante sull’ipotizzato ingresso dei privati nella società di gestione del servizio idrico e quindi il potere di ribaltare la volontà espressa dai cittadini con il Referendum per l’Acqua Pubblica.

Spetterà inoltre al prossimo Presidente della Provincia trovare una soluzione per salvare il sistema dei trasporti pubblici locali e restituire una prospettiva ai lavoratori RT.

Sul tema Scajola può peraltro “vantare” nel suo curriculum di essere nell’albo d’oro degli ex presidenti di Riviera Trasporti, nel tempo tutti scelti non certo per competenza, ma per piazzare politici privi di poltrona (nel caso di Scajola dopo la sconfitta alle elezioni comunali del 1995) che non a caso hanno portato l’azienda alla crisi attuale.

Anche provando a fare lo sforzo di mettere da parte le responsabilità passate e sorvolando sull’opportunità che un politico assuma un incarico pubblico di tale rilevanza pur essendo sotto processo, con condanna di primo grado, con l’accusa di favoreggiamento della latitanza di un condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, non si può comunque essere ottimisti per il futuro, considerata l’incompetenza dimostrata da Scajola nel mettere ordine ai tanti problemi causati nei decenni del suo potere incontrastato sulla città di Imperia.

L’attuale Amministrazione della città infatti, nonostante il dispiego di annunci e di interventi spesso maldestri e superficiali, non ha programmato opere risolutive, ad esempio, per lo stato di grave degrado del sistema fognario che da settimane scarica i liquami direttamente sulla costa. Non ha nemmeno realizzato alcun intervento sostanziale nel bacino portuale turistico, che resta nel degrado e nell’incertezza.

Non c’è stato alcun intervento strutturale sulla mobilità o sul sistema dei parcheggi e solo nell’ultimo periodo l’Amministrazione sta tentando di correggere un sistema di raccolta dei rifiuti che ha creato degrado e costi pesanti per le tasche dei cittadini.

Una città che il Sindaco vorrebbe a totale vocazione turistica è ancora priva del Teatro cittadino e non ha riaperto il Museo Navale. Non sono stati programmati eventi per valorizzare le strutture sportive cittadine e non c’è stato neanche il tentativo di promuovere una stagione culturale degna di questo nome.

Se poi si osservano i risultati della sinergia tra l’Amministrazione cittadina di Scajola e quella regionale a guida Toti, ci troviamo di fronte al tragicomico esito della posa del nuovo tubo dell’acquedotto del Roja sotto il percorso della nuova pista ciclabile, intervento da entrambi sbandierato come simbolo della loro capacità amministrativa.

Un’opera poi naufragata grazie all’insipienza di una classe politica maestra degli annunci e somara nei risultati, quella che si gonfia il petto come se desse il via a un poderoso evento mentre accende quattro lampadine di Natale.

Per provare a guardare con un minimo di ottimismo ad un periodo natalizio ancora in parte imbrigliato dall’emergenza Covid, ci si poteva aspettare di più, magari una letterina con qualche buon proposito credibile per il futuro e le dovute scuse per i peccati del passato.

Strumenti, questi, purtroppo sconosciuti al nuovo-vecchio centrodestra riunito che spadroneggia nella nostra provincia e contro il quale è urgente ricostruire un campo politico chiaramente alternativo, in grado di dare risposte alle emergenze di un territorio sofferente”.