Imperia: “Io, torturato in carcere”. La storia di Ibrahim, parte offesa nella maxi inchiesta sulle violenze all’interno del penitenziario di Torino

Cronaca Giudiziaria Imperia

Ibrahim H., 28enne originario del Niger, ospite della Cooperativa Goccia, a Imperia, risulta parte offesa nella maxi inchiesta della Procura di Torino su presunte torture subite dai detenuti all’interno del carcere Lorusso e Cotugno. È difeso dall’avvocato Ilenia Siccardi, del foro di Imperia.

Imperia: presunte torture nel carcere di Torino, vittima anche un migrante ospite della Coop Goccia

Al termine dell’inchiesta, chiusa nel luglio scorso, il Pubblico Ministero Francesco Pelosi ha chiesto il rinvio a giudizio per 25 soggetti, la maggior parte dei quali agenti di Polizia Penitenziaria in servizio nel padiglione C (dove erano reclusi principalmente sex offender e detenuti con problemi psichici) del carcere del capoluogo piemontese. Rinviati a giudizio anche l’ex direttore della casa circondariale, Domenico Minervini, accusato di aver  ignorato le segnalazioni ricevute, il capo delle guardie Giovanni Battista Alberotanza e rappresentanti del sindacato Osapp. Il reato contestato è tortura, aggravata dalla qualifica di pubblico ufficiale.

Sabato scorso, 19 dicembre, davanti al Gup, dott.ssa Maria Francesca Abenavoli, si è tenuta, presso il Tribunale di Torino, la prima udienza preliminare, nel corso della quale sono state depositate le richieste di costituzione di parte civile, tra cui quella di Ibrahim, tramite il legale Ilenia Siccardi, dell’Associazione Antigone Onlus e dell’Associazione per la lotta contro le malattie mentali Onlus. Il processo è stato aggiornato al prossimo 15 gennaio.

Le presunte violenze nei confronti del 28enne

Ibrahim, in carcere per reati legati allo spaccio, risulta parte offesa in quanto, secondo l’accusa, formulata a seguito delle dichiarazioni della vittima e del rapporto del Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, “[…] al fine di punirlo per un tentativo di evasione effettuato il giorno prima […]” sarebbe stato condotto in una cella vuota e picchiato ripetutamente da un agente “con violenti pugni in faccia e al costato” mentre altri due facevano da palo per assicurarsi che nessuno arrivasse.

Il 28enne, a seguito dell’aggressione sarebbe caduto a terra e successivamente colpito da tutti e tre gli agenti al piede rimasto ferito il giorno precedente nel corso del tentativo di evasione. 

La storia personale del 28enne e le conseguenze del carcere

Ibrahim è stato detenuto in carcere, prima a Torino e poi a Sanremo, dal 4 luglio 2019 al 25 novembre 2020. Il 27 novembre è arrivato a Imperia, ospite della Cooperativa Goccia.

A raccontare la storia di Ibrahim è Divna Lionello, responsabile coordinatrice della Cooperativa Goccia.

“Ibrahim è andato via dal Niger a 20 anni, completamente solo – racconta la dott.ssa Lionello – ha passato due anni in Libia, dove, come purtroppo si sa, ha vissuto esperienze terribili che lo hanno molto scosso, di cui però parla pochissimo. Dopodiché, è arrivato in Italia nel 2015.

Inizialmente aveva iniziato il suo percorso di accoglienza a Torino, raggiungendo anche buoni risultati (ha studiato l’italiano, ha preso il diploma da elettricista e ha frequentato il corso per la sicurezza). Nel 2018, però, è arrivata la condanna per un reato legato allo spaccio ed è stato incarcerato a Torino. Successivamente è stato trasferito a Sanremo e, nel novembre 2020, è entrato nella nostra struttura, nell’ambito del progetto P.O.R.T.A., destinato al reinserimento sociale e lavorativo, finendo di scontare la pena agli arresti domiciliari.

Abbiamo scoperto di quanto accaduto nel carcere di Torino solo recentemente, quando ci è arrivata la notifica del fatto che Ibrahim è parte offesa nel processo in questione. Non ci aveva mai raccontato niente prima, probabilmente per pudore e vergogna. Non è facile accettare quanto è successo.

Ora il suo percorso da noi è terminato ed è rimasto presso la nostra struttura a titolo volontario, dove ha un posto per dormire, date le difficoltà dal punto di vista burocratico e lavorativo che sta attraversando. 

Il suo documento elettronico è infatti scaduto ad agosto 2019, ma lo stato della procedura per il rinnovo è ancora in trattazione. Dopo una serie di problematiche burocratiche, finalmente ora ha ricevuto la convocazione a colloquio in Commissione Territoriale a Torino il 19 gennaio 2022, ma se viene bocciata la richiesta bisognerà fare ricorso e i tempi continueranno ad allungarsi. 

Ibrahim si è sempre dimostrato disponibile e pronto a darsi da fare, la sua volontà è quella di costruirsi qualcosa di meglio per il suo futuro, ma le difficoltà burocratiche rendono tutto più complicato. Senza documenti non riesce ad avere un contratto lavorativo e quindi a guadagnare per costruirsi la sua indipendenza

Ibrahim purtroppo ha rivelato nel tempo, in particolare nell’ultimo periodo del progetto, un serio problema legato all’abuso dell’alcol, iniziato, a suo dire, per via dell’insonnia che lo affliggeva dalla notte della scarcerazione. Ci sono stati diversi episodi in cui è stato sorpreso dalle forze dell’ordine in stati alterati, ma non ha mai dimostrato un atteggiamento aggressivo.

Si teme che questo suo atteggiamento sia legato alle prevaricazioni subite in Libia e poi in carcere a Torino, in un contesto in cui avrebbe dovuto essere tutelato dalle forze dell’ordine. Non si giustificano gli sbagli che ha commesso e per i quali era in carcere, ma bisogna anche capire che tutto quello che è accaduto ha avuto delle conseguenze che si porta ancora dietro. 

L’aspetto che però lo turba di più è la precarietà della sua situazione burocratica. È molto preoccupato dalla possibilità di non poter avere un documento in regola.

Ciò che vorrei sottolineare è che il sistema in generale non funziona. La nostra cooperativa, così come le altre, continua ad avere persone con problemi di alcolismo, depressione e altre problematiche, che però non vengono prese in carico da SERT e CSM. Così, ci ritroviamo completamente abbandonati nel gestire questi casi complessi. Non tutti, inoltre, sono tranquilli come Ibrahim.

Inoltre, vorrei sottolineare che noi da cinque anni siamo un CAS (centro di accoglienza straordinaria), nonostante ormai non ci sia più nulla di straordinario. Bisognerebbe invece pensare a un sistema ben organizzato e strutturato”.