Imperia: migranti con disturbi mentali, cresce la preoccupazione. Coop e Asl al lavoro, ipotesi equipe specializzata

Attualità Imperia
Lo scorso 23 dicembre ha fatto molto discutere, in città, il video pubblicato dalla nostra testata che ritraeva un giovane di nazionalità sudanese, con indosso una tunica bianca, lanciarsi nella fontana di piazza Dante dopo una corsa a perdifiato in mezzo alla strada. Immagini che hanno riaperto il dibattito su una problematica che si sta facendo sempre più pressante, ovvero la gestione dei migranti con disturbi mentali. 
Negli ultimi mesi, infatti, si sono ripetuti episodi che hanno visto protagonisti migranti con disturbi mentali o dipendenze da alcool e sostanze stupefacenti che hanno reso necessario l’intervento di forze dell’ordine e soccorritori. Una situazione che sembra essersi acuita con la chiusura del campo Roja a Ventimiglia dove venivano accolti centinaia di migranti che, oggi, al contrario, dopo essere stati respinti alla frontiera, vagano senza meta per tutta la provincia. 
Fortunatamente sono rari gli atti di violenza, ma sono campanelli d’allarme da non sottovalutare. La nostra redazione ne ha parlato con Claudia Regina, della Cooperativa Jobel, e con il Dott. Roberto Ravera, direttore del reparto Psicologia.

Imperia: migranti con problemi psichici, un problema da non sottovalutare

Claudia Regina, Coop Jobel

“Il giovane migrante che si è lanciato nella fontana di piazza Dante è stato in passato un nostro ospite (ora si trova presso un’altra struttura, ndr). E’ un ragazzo sudanese, molto sofferente, con disturbi mentali. Si tratta di soggetti che non possono rimanere in Cooperativa, anche perché non possiamo controllarli quando escono. Questi ragazzi, con problematiche di natura psichiatrica o con dipendenze, devono essere seguiti da equipe specializzate. Bisogna rendersi conto della storia personale che hanno alle spalle, fatta di violenze, sofferenze, vissuti terribili.
L’Asl deve intervenire in qualche modo, abbiamo bisogno di un supporto maggiore. Queste persone non solo hanno un passato spesso terribile, ma arrivano in Italia dopo viaggi della disperazione e vivono nella totale incertezza. Non sanno cosa sarà del loro domani. In certi casi possono anche rappresentare un pericolo”.

Roberto Ravera, Asl

“Il nostro territorio si trova ad affrontare una situazione di grave emergenza. La presenza del confine con la Francia rappresenta una condizione unica. Queste persone vogliono andare in Francia per ricongiugersi ad amici e parenti o per andare in altre Paesi. E’ un flusso continuo, per tutto l’anno, che rende questo territorio fragile.

Ci sono richiedenti asilo con problemi psichiatrici gravi, in particolare donne che raccontano di violenze orribili subite durante il viaggio e in Africa, prima di arrivare in italia. Ci sono tanti soggetti con problemi post traumatici e altri che arrivano all’esasperazione per lo stato di incertezza dopo il respingimento al confine con la Francia. Tutti stati che possono portare alle dipendenze. Poi, è inutile negarlo, ci sono anche soggetti che arrivano in Italia e che avevano problemi di delinquenza nel loro paese.

Noi cerchiamo di stabilire una collaborazione con le strutture che li ospitano, con le cooperative, ma non è facile. Bisogna tenere conto che siamo di fronte a una complessità culturale senza precedenti. Una multivarietà culturale notevole, dall’Asia all’Africa sino al Sud America, un bacino culturale incredibile. Ci sono differenze inimmaginabili tra sudanesi, somali, nigeriani, e così via, il che significa lavorare su diversi fronti linguistici e culturali non di semplice soluzione.

Tra gli afghani c’è anche il problema delle donne. Non vogliono che escano di casa e questo è un altro caso, spinoso, da affrontare. 

Io credo che sia fondamentale partire da una presa di coscienza, ovvero che è finito il tempo delle monoculture. Non ci siamo accorti che dal 2014, quando si è reso fortissimo il fenomeno dell’immigrazione e degli sbarchi, il nostro territorio non è piu lo stesso. Ci siamo forse fatti trovare impreparati.

Non c’è solo l’emergenza, ma anche il quotidiano. Penso, ad esempio, alla quantità di parti stranieri in ostetricia e ginecologia. Ci sono tanti i ragazzi di origine straniera, con livelli di integrazione variegata, che presentano però difficoltà.

Mi rendo conto che quello culturale sarà uno dei temi fondamentali del futuro. Noi italiani pensavamo di essere immuni, ma non lo siamo. Dovremo affrontare quello che negli anni scorsi hanno affrontato Francia, Germania, Inghbilterra. Basti pensare che in Germania vivono 6 milioni di turchi e 1 milione di siriani.

Il numero di episodi aumenta in proporzione al numero di immigrati. Per i mezzi che ha a disposizione credo che l’Asl stia facendo molto. Non ci tiriamo indietro, ho preso l’impegno di offrire il maggior sostegno possibile alle coop con cui mi confronto spesso, ad esempio con Claudia Regina della Jobel.

Cercheremo di costruire una equipe, che in parte c’è già, coordinata da dott. Sciolè, per affiancare le Coop per lo meno nelle difficoltà più sostanziali. I problemi, però, stanno diventando piu complessi, soprattutto per quel che riguarda la fase acuta dei disagi mentali. Abbiamo un solo Spdc (reparto psichiatria, ndr) in provincia ed è impossibile che queste persone possano rimanere a lungo per un progetto terapeutico. 

In più, è complesso elaborare un progetto terapeutico, perché parliamo di persone che oggi ci sono e domani possano andare via. 

Ritengo che sia fondamentale dare supporto per limitare le esplosioni delle crisi. Non posso dire sino ad oggi quante situazioni gravi abbiamo evitato, ma i casi che abbiamo affrontato sono stati centinaia. Abbiamo fornito assistenza a tanti minori che vivevano per strada a Ventimiglia. Un aspetto forse nascosto, ma molto importante. Ovviamente sarà comunque impossibile stare dietro alla massimità del problema”.