Imperia: Giornata della Memoria: posata la prima pietra d’inciampo per ricordare Elena Caterina Moraglia, morta nei lager nazisti. “Non bisogna dimenticare” / Foto e video

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Si è svolta questa mattina, in occasione della Giornata della Memoria, la cerimonia per la posa della prima Pietra d ‘Inciampo a Imperia, dedicata a Elena Caterina Moraglia, l’unica donna imperiese morta in un lager nazista di cui si hanno notizie. La proposta di posizionare le pietre d’inciampo sul territorio cittadina era stata avanzata alla fine del 2019 dai consiglieri comunali Edoardo Verda e Guido Abbo di Imperia al Centro e accolta dal consiglio comunale.

La prima pietra è stata posizionata dal Sindaco Claudio Scajola e il prefetto Armando Nanei davanti alla casa natale di Moraglia in via Lungomare Colombo, a Borgo Prino.

Presenti numerose autorità locali civili e militari, insieme a membri dell’Istituto storico della resistenza, dell’Aned e di Anpi.

Durante la cerimonia sono stati letti i nomi di tutti i 19 deportati e nelle prossime settimane, verranno posizionate altrettante pietre di inciampo nei pressi delle loro abitazioni.

Domenico Acquarone (1910/1944), Renato Basso (1921/1944), Lorenzo Bessone (1922/1945), Angioletto Calsamiglia (1920/1944), Enrico Corradi (1909/1944), Carlo Ericario (1907/1944), Bruno Gazzano (1924/1945), Giovanni Battista Lagorio (1887/1945), Liguorini Nino Antonio (1919/1944), Moraglia Elena Caterina (1908/1945), Morandini cav. Umberto Attilio (1898/1945), Dante Novaro (1912/1945), Curzio Picilocco (1920/1944), Riccardo Sala (1924/1944), Michelino Savasta (1910/1945), Eliseo Scarato(1923/1944), Enrico Serra (1921/1945), Serra Nicola Angelo (1918/1944), Stroppa Natale Mario (1913/1945).

Al termine della manifestazione vi è stata l’esecuzione del “Silenzio”, da parte del trombettista Gioacchino Pasquali.

Nel corso della mattinata è stata anche deposta una corona di fiori in memoria dei fratelli Serra, vittime della Shoah, martiri morti a Mauthausen, e una corona d’alloro presso la casa di Felice Cascione, medico e partigiano della Resistenza, decorato della medaglia d’oro al valor militare, di cui oggi ricorre l’anniversario della morte.

Posa pietra d’inciampo

Luigi Sappa racconta la storia di Elena Caterina Moraglia

“È stato fatto una ricognizione per ricostruire la memoria dei deceduti imperiesi nei lager nazifascisti. Il lavoro è iniziato nel 2000, si è avvalso della collaborazione di tutti i componenti e ha portato a dei risultati esaustivi.

Dapprima abbiamo individuato 15 persone, successivamente altre 4, in totale 19. Tra questi una sola donna, Elena Caterina Moraglia che è mancata nel lager vicino a Dachau, vicino a Monaco di Baviera, uno dei lager più terribili voluto da Hitler nel 1933 che ha visto la scomparsa di 45 mila persone.

Elena Caterina Moraglia nasce nel 1908 a Porto Maurizio da papà operaio e mamma vermicellaia. Non si sa molto sulla sua vita. Sappiamo che aveva una sorella più anziana del 1916 che si è sposata a Dolcedo con un certo Uccelli. La sorella e il marito sono scomparsi nel 2003 quindi non abbiamo potuto attingere altre notizie.

Tramite un cugino di secondo grado di Prelà abbiamo avuto qualche notizia in più, in particolare il fatto che nel campo di concentramento dove è deceduta ci sia stato un forte bombardamento. La causa del suo decesso è stato il deperimento organico, ma anche questo fattore può aver indotto la morte.

La ricostruzione è avvenuta con fatica con documenti reperiti negli archivi della Resistenza e tedeschi. È l’unica donna tra le 19 vittime e il Comune ha fatto bene a dedicare a lei la posa della prima pietra”.

Sindaco Claudio Scajola

Sono 19 le persone imperiesi che sono scomparse nei lager nazisti per gli stenti, i maltrattamenti. Queste 19 persone imperiese sono sostanzialmente dimenticate. Con un lavoro importante fatta dalla commissione della Toponomastica presieduta dal dottor Sappa, veramente qualificata, è stato possibile individuare le storie, le persone e dove abitavano. Non era facile. 

Con i registri tedeschi dei campi di concentramento trovati, venuti fuori a Norimberga, e con testimonianze di parenti, molti non c’erano più, si è riusciti a individuare dove abitavano.

Davanti alle porte da dove queste persone sono uscite per non rientrare mai più c’è il ricordo della città con questa pietra d’inciampo che vuole essere la testimonianza di un ricordo e un sacrificio, vuole essere anche un monito per i cittadini e le nuove generazioni per riuscire a cogliere che fu un eccidio, una delle pagine più brutte della storia dell’umanità, per insegnare ai giovani che ci vuole tolleranza e coesione sociale”. 

Corona d’alloro in memoria delle vittime