Imperia: truffe e frodi nell’accoglienza migranti, stop al processo. “Deve celebrarsi a Cuneo”

Giudiziaria Imperia

Stop al processo vede sul banco degli imputati Gianni Morra, 62 anni, Emanuela De Mita, 48 anni, e l’avvocato Guido Tabasso, 67 anni, accusati a vario titolo di associazione per delinquere, frode in pubbliche forniture, truffa e ricettazione nell’ambito della maxi inchiesta (denominata “Patroclo”) sull’ accoglienza migranti. Il Tribunale di Imperia, infatti, questa mattina ha accolto l’eccezione di incompetenza territoriale presentata dai legali della difesa nella scorsa udienza.

Maxi inchiesta su accoglienza migranti: il processo si celebrerà a Cuneo

Il Tribunale di Imperia, in composizione collegiale (presidente Carlo Indellicati, a latere Antonio Romano e Francesca Minieri) ha disposto il trasferimento del processo a Cuneo, dove ha sede il Tribunale territorialmente competente, in quanto in quanto il reato più grave ipotizzato dalla Procura di Imperia, ovvero l’autoriciclaggio, è stato commesso in Piemonte e non in provincia di Imperia. Gli atti sono stati in inviati alla Procura di Cuneo che dovrà aprire una nuova fase istruttoria. Al trasferimento del processo si era opposto il Pubblico Ministero Francesca Buganè Pedretti.

Nel dettaglio, Morra, De Mira, e Tabasso, difesi dagli avvocati Stefano Campanello e Aldo Mirate, del foro di Asti, Luciano Paciello e Luigi Giuliano, del foro di Torino, sono accusati di essere soci occulti di una finta cooperativa sociale di Cuneo, la Caribu, con la quale avevano ottenuto la gestione del C.A.S. di Sanremo, a luglio del 2017 e, del del C.A.S. di Vallecrosia nel successivo febbraio 2018.

Le indagini, partite nel novembre 2017 e coordinate dalla Procura della Repubblica di Imperia, avevano fatto emergere una condotta predatoria che aveva lo scopo di appropriarsi di gran parte dei fondi che la Prefettura di Imperia erogava per la gestione quotidiana di circa 120/130 migranti. 

L’inchiesta, vedeva indagati anche Alessandra Lazzari, viceprefetto di Torino e ex funzionario della Prefettura Imperia, accusa di abuso d’ufficio, due commercialisti, uno di Torino e uno di Cuneo, e Antonella Morra, sorella di Gianni, accusata di autoriciclaggio. Le posizioni di tutti e quattro gli indagati sono state archiviate in sede di chiusura di indagini.

Le accuse

Il presunto sistema truffaldino era stato ricostruito da Procura e Guardia di Finanza in una nota stampa diramata dopo gli arresti di Gianni Morra, Emanuela De Mita, Guido Tabasso Antonella Morra (la cui posizione, come specificato in precedenza, è stata poi archiviata).

Il sistema si basava sulla comunicazione quotidiana alla Prefettura di un numero di ospiti dei C.A.S. superiore a quello reale e sulla sovrafatturazione di costi, mai o solo parzialmente affrontati per erogare ai migranti i servizi che erano previsti in base all’appalto pubblico.

La sovrafatturazione avveniva grazie all’interposizione di una serie di società di capitali, tra cui la Libra SRL di Cuneo, utilizzate per drenare dai conti della cooperativa quasi il 70% dei fondi erogati dal Ministero dell’Interno.

In particolare, l’immobile sede di uno dei due C.A.S., acquistato dai due fratelli Gianni Morra e Antonella Morra con un mutuo, veniva affittato alla Libra SRL, sempre di proprietà degli indagati, per 38mila euro annui (pari al premio annuale del mutuo), a fronte di una richiesta di rimborso alla Prefettura di quasi il triplo dell’importo, pari a 90mila euro.

Peraltro, la Cooperativa sociale Caribu aveva sottoscritto, sempre con la Libra Srl, un contratto di collaborazione e fornitura (di tutti quei servizi previsti dal bando della Prefettura) al prezzo di 17 euro al giorno per ospite, indipendentemente dalla effettiva prestazione dei servizi.

Una volta ottenuti i rimborsi della Prefettura, gran parte del denaro veniva dirottato sui conti correnti personali degli indagati (o delle società loro collegate) ed utilizzato per spese personali o per corrispondere le rate di finanziamenti per l’acquisto di immobili anche nella città dei fiori.

Ad oggi il provento della frode è stato quantificato in 1.3 milioni di euro, su un importo complessivo di fondi pubblici erogati di circa 1.7 milioni di euro. Grazie alla tempestività delle indagini e ai sequestri odierni, è stato possibile contrastare una frode di denaro pubblico”.