Imperia: Afghanistan e Ucraina, in biblioteca l’incontro virtuale con Dario Fabbri. “Non scoppierà la guerra mondiale, ma il nostro modo di vivere occidentale cambierà nel giro di due generazioni” / Video

Attualità Imperia

Si è svolto mercoledì 2o aprile il secondo incontro a tema Afghanistan-Ucraina presso la Biblioteca Lagorio di Imperia, con la partecipazione, in video collegamento dell‘analista geopolitico e giornalista, direttore della rivista di geopolitica Scenari, ospite ormai abituale di diverse trasmissioni su La7, Dario Fabbri.

Oltre al pubblico, presenti in sala gli organizzatori, gli ex docenti del Liceo Vieusseux Giorgio Durante e Chiara Frassi, insieme al dott. Alberto Biarese e al dott. Amedeo Amoretti, ex studenti del Liceo Vieusseux di Imperia che hanno conseguito il Master in Storia e Scienze Politiche.

Il primo incontro aveva visto la presenza del generale Marcello Bellacicco, già Comandante del contingente nazionale in Herat, che aveva raccontato, corredando la presentazione con le immagini, la sua esperienza in Afghanistan durante la missione del 2010/2011.

Imperia: Afghanistan e Ucraina, l’incontro con Dario Fabbri in Biblioteca Lagorio

Dario Fabbri

Nesso tra Afghanistan e Ucraina?

Non c’è un collegamento diretto, non è una guerra che ha condotto all’altra, però qualcosa che collega le due crisi c’è senz’altro. Da parte russa c’è stata un’interpretazione del ritiro americano dall’Afghanistan che è simile a quella che hanno dato i giornali, vista come il segno del declino americano, come se invece di essere un momento di consapevolezza fosse una sconfitta. In realtà gli americani in Afghanistan non dovevano andarci nel 2001, se fossero stati razionali, o dovevano limitarlo a un intervento limitato nei confronti dei cosiddetti santuari di Al-Qaeda che avevano progettato l’attentato alle Torri Gemelle, ma occupare il paese per 20 anni è oltre la follia. Andarsene era un atto di razionalità, un modo di rinsavire. Invece molti osservatori lo hanno interpretato come una capacità di essere presenti e intervenire ovunque. Credo che questo abbia convinto i russi di muoversi in modo disinvolto in Ucraina certi che gli americani non sarebbero intervenuti più di tanto per impedire il risultato. A dire la verità, nelle prime ore dell’operazione, gli americani, che erano convinti che l’azione russa in Ucraina sarebbe durata pochissimo, hanno proposto a Zelenski di andarsene. La risposta, entrata nella narrazione, non sappiamo quanto vera, ‘non mi servono passaggi, mi servono armamenti‘, rende l’idea del fatto che Zelenski è rimasto. Gli americani hanno iniziato a occuparsene, fornendo 2 miliardi e mezzo di armamenti a Kiev, ora altri 800 milioni di armamenti. Hanno addestratori presenti sul terreno, forniscono intellingence in maniera importante. Ci sono migliaia di americani volontari. Tutto questo Mosca probabilmente non se lo aspettava e questo sta complicando la loro invasione in Ucraina”.

Post storicismo, quali sono le conseguenze?

“Il post storicismo è questa condizione che conduce all‘invecchiamento precoce della popolazione, che scopre il benessere, non c’è la necessità di essere prolifici, che è la necessità fondamentale per fare la guerra. Questo ci ha condotto a credere, soprattutto nell’occidente, che la nostra condizione di vita, che è un lusso, una bolla, sia quella che sia il senso teleologico che riguarderà tutto il mondo. Invece è vero l’esatto contrario. Gli esseri umani non hanno mai vissuto in questa maniera e la stragrande maggioranza degli esseri umani non vivono ancora adesso in questa maniera. Noi siamo convinti che questa sia la fine delle cose, che se gli altri non ci sono ci arriveranno. Io temo che noi saremo riportati, non da questa guerra, che non è così cruenta, mi auguro, da diventare una guerra mondiale, ma temo che nei prossimi anni saremo ricondotti nella storia. Quando? Quando gli Stati Uniti non saranno più il paese dominante e saremo chiamati di occuparci da noi di tutto ciò che ci circonda. Penso che il rischio si presenterà tra una o due generazioni”.

Democrazie e dittature

“Non esiste nessuna potenza che valuta un’altra in base al suo sistema istituzionale. Questa è solo una narrazione. Le nazioni non si scelgono in base a quello. Il grande problema di questa narrazione è che la più improntante democrazia del mondo sono gli Stati Uniti e sono il paese che da sempre fa più guerre degli altri. Ci hanno insegnato che le democrazie sono buone. Vivere in democrazie sicuramente è meglio. Nessuno vorrebbe vivere in una dittatura. Ma questa è una semplificazione che sfugge alla realtà. Oggi lo scontro tra Russia e Ucraina, quindi una dittatura  che invade una democrazia, seppure un po’ sovietica, con zone grigie, ha portato l’Occidente democratico a schierarsi con Kiev. Quindi la situazione appare come una dittatura contro l’Occidente democratico. Ma l’India, che è definita come la più grande democrazia del mondo, si è schierata con la Russia. L’India prende idrocarburi e armamenti dalla Russia vuole continuare a farlo. Questo complica molto l’equazione che abbiamo provato a raccontare”.

Ecco la diretta integrale della conferenza: