Imperia: combattimenti clandestini tra cani, 18 imputati davanti al GUP. Cinque Onlus si costituiscono parte civile

Giudiziaria Imperia

Udienza preliminare questa mattina in Tribunale a Imperia, dinnanzi al GUP Anna Bonsignorio, nell’ambito del maxi processo sui combattimenti clandestini tra cani. Diciotto in totale gli imputati, accusati a vario titolo di associazione a delinquere, maltrattamento di animali, divieto di combattimento tra cani, falso, ricettazione.

Oggi sono state respinte le eccezioni avanzate nella scorsa udienza e sono state ammesse le costituzioni di parte civile di cinque Onlus, la LAV, Lega Anti Vivisezione, rappresentata dall’avvocato Piera Poillucci, l’Anpana, Associazione Nazionale Protezione Animali Natura e Ambiente, rappresentata dall’avvocato Maria Morena Suaria, l’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali, rappresentato dall’avvocato Claudia Ricci del foro di Roma, la LNDC, Lega Nazionale Difesa del Cane, rappresentata da Michele Pezzone del Foro di Chieti, e il NOGEZ, Nucleo Operativo Guardie Ecozoofile, rappresentato da Daniela Gentile del Foro di Foggia.

Le difese hanno posto alcune eccezioni di incompetenza funzionale e territoriale di cui il Pubblico Ministero Barbara Bresci ha chiesto la reiezione e su cui il giudice si è riservato di decidere alla prossima udienza che si terrà il 30 marzo 2023.

Imperia: combattimenti tra cani, l’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile

Nel dettaglio, gli imputati a processo sono Alessandro Accardo, di Ventimiglia, Maurizio Accardo, di Bordighera, Fabrizio Anticoli, di Roma, Stefano Bassanese, di Torino, Paride Carbone, di Roma, Paolo Foglia, di Nereto, Pietro Giacobazzi, di Formigine, Alfonso Ioculano, di Sanremo, Dario Maldifassi, di Milano, Francesco Pinelli, di Modena, Cristian Ramon Pisciotta, di Pavia, Orazio Potenza, di Salerno, Domenico Luigi Surace, di Gioia Tauro, Alessandro Tabili, di San Benedetto del Tronto, Giuseppe Vanore, di Genova, Giuseppe Verdecchia, di Nereto, Maurizio Vicinanza, di Torino, Valerio Villa, di Monza.

I combattimenti clandestini avvenivano in particolare tra Pitbull e Dogo Argentino.

L’inchiesta, datata 2015, e condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Imperia,  ha preso il via a seguito della scoperta, da parte del Commissariato di Ventimiglia, di un allevamento di cani con animali in precarie condizioni di salute a causa di ferite riconducibili a combattimenti, e si è concretizzata con un blitz in un casolare, nel pavese, che ha portato all’interruzione di un combattimento clandestino e al sequestro di materiale video, farmaci e attrezzature per l’allenamento dei cani al combattimento. L’indagine ha portato anche alla scoperta di un giro di scommesse clandestine sui combattimenti e alla compravendita di video e immagini.

I reati contestati si sono consumati tra le province di Imperia, Milano e Torino, oltre che in Serbia. Terribili le immagini dei cambattimenti e delle violenze contenute nel fascicolo.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Alessandro Mager, Michele Maimone, Giovanni Passero, Leonardo Ferlito, Fabrizio Cravero, Veronica Figus, Gianni Rebaudo, Giancarlo Podda, Enrico Fontana, Caterina Longo, Fabrizo Serra, Enrico Scopesi, Roberto Frank, Anna Rossomando, Fabio Cerato.

L’associazione a delinquere

Cinque dei 18 imputati, Maurizio Accardo, Maurizio Vicinanza, Stefano Bassanese, Alessandro Accardo e Domenico Luigi Surace, sono accusati di associazione a delinquere, finalizzata al maltrattamento degli animali, in particolare ai combattimenti clandestini, e aggravata per l’appoggio a un gruppo criminale organizzato.

In particolare, in cinque sono accusati di:

  • aver organizzato la compravendita o lo scambio di cani di grossa taglia (di tipo molossoide), prevalentemente sprovvisti di micro-chip, su tutto il territorio nazionale, ovvero alla loro importazione dall’estero, per poi allevarli e addestrarli alle illecite competizioni.
  • aver allevato, in varie località del territorio nazionale (tra cui le provincie di Imperia, Teramo e Pavia), cani di grossa taglia (di tipo molossoide) per impiegarli nei combattimenti, sottoponendo gli animali a condizioni di isolamento, a diete rigide, a continua tensione psichica, nonché alla somministrazione di sostanze stupefacenti o vietate, del tipo nandrolone (in particolare, Decadurabolin), condotta complessiva finalizzata a potenziarne la muscolatura, ad aumentarne in modo innaturale l’aggressività, a desensibilizzarli rispetto all’anomala attività di allenamento, nonché causa di un danno alla salute degli animali e della morte di un numero indeterminato di esemplari.
  • aver organizzato e aver partecipato, in varie località del territorio italiano (tra cui le province di Imperia e Pavia) e all’estero (Serbia), a combattimenti tra cani che, in alcuni casi, provocavano il decesso o la “scomparsa” degli animali, scambiandosi, attraverso piattaforme informatiche, informazioni circa i luoghi degli eventi; i contendenti e i risultati ottenuti negli incontri dagli altri associati, nonché materiale audio-video degli animali e dei combattimenti.
  • aver organizzato scommesse clandestine sui combattimenti tra i cani degli associati e di altri soggetti non identificati; combattimenti svoltisi in diverse parti del territorio nazionale (tra cui le province di Imperia e Pavia) e all’estero (Serbia) e che, in alcuni casi determinavano il decesso degli animali o la loro “scomparsa”.

Le torture agli animali

Tra le accuse mosse agli indagati i maltrattamenti agli animali per prepararli ai combattimenti. Dai pesi al collo alle diete rigide prive di acqua, a base di sostanze eccitanti, fino a “fatiche insopportabili” e alla somministrazione di sostanze stupefacenti o vietate.

Tra le constestazioni anche l’organizzazione di combattimenti per allenare i cani in vista di quelli ufficiali con le cosiddette “prove di presa”, ovvero prove pericolose per l’integrità fisica degli animali.

Nel corposissimo faldone gli investigatori fanno riferimento più volte a cani deceduti durante i combattimenti, in particolare alla registrazione di combattimenti, con i video poi messi in commercio, “nel corso del quale i cani si cagionano vistose ferite con conseguente spargimento di sangue fino alla morte”.

I falsi e il veterinario

Gli ultimi reati contestati sono i falsi, a causa di passaporti di animali da compagnia contraffatti per occultare la reale identità dei cani allevati per i combattimenti.

Tra gli imputati anche un veterinario, Alfonso Ioculano, con studio a Bordighera, accusato di falso. Secondo gli inquirenti avrebbe falsamente attestato, nell’esercizio delle sue funzioni, di aver impiantato un microchip rinvenuto poi in realtà ancora integro nel corso delle perquisizioni.