Liguria: carceri, il Sappe boccia il Garante dei detenuti. “Ha senso solo ad occupare un’altra poltrona. Polizia Penitenziaria non ascoltata, siamo al collasso”

Provincia

“Ieri a Genova si è tenuto una conferenza sui temi del carcere, nel quale erano presenti tutti coloro più o meno occasionalmente coinvolti su questi argomenti. Unici assenti, perché non inviati, chi rappresenta le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, che il carcere lo vivono sulla propria pelle 365 giorni all’anno, 24 ore su 24.

Persino ex detenuti e pregiudicati erano presenti, ma non i rappresentanti sindacali dei Baschi Azzurri, forse perché avremmo potuto dire cose note ma scomode. Come il fatto che un Garante dei detenuti in Liguria non serve, se non a chi potrebbe occupare quella poltrona”.

Lo dichiara Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, commentando il mancato invito ai Sindacati della Polizia Penitenziaria alla conferenza sul carcere organizzata dall’associazione “Nessuno Tocchi Caino”.

Carceri Liguri: il Sappe critica la conferenza dell’associazione “Nessuno Tocchi Caino”

“Noi, che stiamo dalla parte di Abele, abbiamo già detto e ribadiamo che sono decine le figure professionali e politiche che possono accedere in qualsiasi momento in carcere per vedere quel che succede. L’impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una “casa di vetro”, cioè un luogo trasparente dove la società civile può e deve vederci “chiaro”, perché nulla abbiamo da nascondere ed anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale – ma ancora sconosciuto – lavoro svolto quotidianamente, con professionalità, abnegazione e umanità dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria”.

“Rispetto le decisioni della politica, ma penso e credo che le priorità penitenziarie della Liguria siano ben altre che quella di istituire il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale”, prosegue. “Le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria che lavorano in Liguria non possono continuare ad essere aggrediti senza che il Ministero della Giustizia ed il DAP adottino provvedimenti urgenti.

Siamo al collasso! Serve una stretta normativa che argini la violenza dei pochi, anche a tutela degli altri detenuti. Il personale di Polizia Penitenziaria della Liguria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni. Ed è indignato che coloro i quali sono ai vertici dell’istituzione che rappresentano non assumano provvedimenti a tutela dei Baschi Azzurri.

Altro che le passerelle ipocrite delle visite in carcere a Ferragosto: la realtà penitenziaria in Liguria è ormai degenerata anche in conseguenza di assurde decisioni politiche, che hanno deciso la chiusura del carcere di Savona e del Provveditorato regionale di Genova.

Il Capo del DAP Renoldi e chi organizza convegni o conferenze sul carcere senza avere la sensibilità di invitare i rappresentanti dei poliziotti sappiano che il carcere si vive 24 ore su 24, 365 giorni, tra le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, per cui per altro il Capo DAP prende una corposa indennità stipendiale.

Corpo di Polizia a cui appartengono donne e uomini che pressoché quotidianamente hanno a che fare con detenuti che mettono a repentaglio l’ordine e la sicurezza della sezione detentiva, che si confrontano a detenuti con in mano una o più lamette intrise di sangue, o con una padella piena d’olio bollente tra le mani pronta per essere buttata in faccia all’operatore, o con un piede di tavolino in mano pronto ad essere scagliato contro un poliziotto. Dovrebbero sentire anche loro, sui loro visi, i pugni, le sberle, gli sputi che prendono i nostri Agenti in servizio dai detenuti più violenti. Altro che prevedere il Garante dei detenuti”.