Imperia: Unione Popolare con de Magistris presenta candidati e programmi/Foto e Video

Elezioni politiche 2022

Unione Popolare con de Magistris di Imperia ha presentato oggi i suoi candidati e il programma in vista delle Elezioni Politiche del 25 settembre. La presentazione è avvenuta nella Casa del Popolo di Oneglia.

Spiega Mariano My di Rifondazione Comunista: “Come Rifondazione Comunista siamo entrati all’interno del progetto di Unione Popolare e ci poniamo alternativi agli schieramenti attuali. Crediamo molto nel nostro programma, che riteniamo ambizioso, soprattutto perché rivolto a quelle persone che da decenni versano sempre in maggior difficoltà dal punto di vista dell’auto-sussistenza, della fruibilità dei servizi e dei diritti. Crediamo che le risorse ci siano. La quasi totalità dei Paesi cosiddetti sviluppati ha un risparmio equivalente al debito pubblico e anche in Italia abbiamo miliardi di euro, tenuti in mano da poche persone e crediamo che i soldi ci siano per poterli ridistribuire.

Abbiamo visto attacchi alla scuola, all’ambiente e alla sanità pubblica, con un sistema frammentato in tante regioni. Dobbiamo centralizzare e dare forza al sistema sanitario nazionale, perché non ci siano differenze di trattamento e potenziare la sanità del territorio.

Il no alla guerra, poi, passa attraverso un deciso no al riarmo e se non c’è un politica del disarmo non riusciremo mai a condurre politiche di pace. Invitiamo i cittadini a guardare verso Unione Popolare come l’unica credibile alternativa a due poli, che sul piano economico dicono la stessa cosa e si sono rivelati bellicisti all’interno del conflitto russo-ucraino”.

Laura Comollo – Unione Popolare con de Magistris

Sottolinea Laura Comollo di Unione Popolare: “Convintamente sostengo Unione Popolare, perché non credo che questo sistema possa migliorare. Siamo sparati a una velocità assurda verso una crisi ambientale e sociale che travolgerà la storia nei prossimi 50 anni e quindi bisogna cambiare molto velocemente.

Nella scuola ci sono state delle riforme, con una burocratizzazione della scuola e ora si parla della figura di docenti anziani, da creare attraverso corsi di aggiornamento ed è un altro modo per pagare gli enti formatori. Vorrei che si ritornasse a parlare di scuola e di cosa serve la scuola, cioè a formare gli individui. Sono indignata per quello che hanno detto dei ragazzi, che non hanno voglia di lavorare. Non è così. C’è un precariato fatto di corsi e contratti di formazione con cui un ragazzo può lavorare sei mesi ed essere pagato 650 euro al mese e c’è quindi bisogno assolutamente di un salario minimo perché il lavoro è dignità.

Le conseguenze di tante scelte sbagliate, inoltre, cadranno addosso alla gente in forma di bollette impagabili. Se una bolletta è ragionevole e non è un danno alle persone è giusto pagarla, ma quando arrivano bollette già adesso di 1.800 euro a degli anziani, non c’è una base sul costo dell’energia e quindi non è giusto pagare un surplus“.

Alberto Gabrielli – Unione Popolare

Spiega Alberto Gabrielli di Unione Popolare: “Mi sono candidato con Unione Popolare perché penso sia il momento di cambiare le cose rispetto a come sono andate in questi ultimi 20, 30, 50 anni. Queste elezioni ci presentano due poli, uno liberista, che va dalla Meloni fino alla sinistra italiana e noi, che, invece, pensiamo che il liberismo sia la causa di tutto quello che ha portato allo sfacelo dei diritti e della società e alle guerre.

Per quanto riguarda l’ambiente, è ora di dire basta ai combustibili fossili. Qualunque pretesto è buono per riaccendere le centrali a carbone e riparlare di nucleare e di inceneritori. L’energia che si ricava dall’incenerimento della plastica è un terzo di quella che si ottiene riciclando la plastica e quindi oltre che inquinante è anche antieconomico.

La guerra? La nostra Costituzione l’ha abolita e i partigiani hanno fatto la Resistenza per darci la libertà, ma ci si accoda alle decisioni di altri e abbiamo decine di guerre nel mondo fomentate per gli stessi motivi di cui nessuno si occupa. Le guerre si risolvono per via diplomatica, non mandando armi”.