Imperia: nell’ordinanza della maxi inchiesta per droga un mare di intercettazioni e l’aspetto preoccupante dei contatti con il crimine organizzato. I particolari

Cronaca

Sono racchiusi nelle 63 pagine dell’ordinanza firmata dal Gip del Tribunale di Imperia Massimiliano Botti i passaggi principali dell’inchiesta della Squadra mobile di Imperia che ha portato ad essere indagati 22 soggetti accusati a vario titolo di far parte di un vasto giro di spaccio di droga che interessava Liguria e Piemonte, con particolare riferimento alle province di Imperia, Genova, Alessandria e Torino.

Gli indagati a volte parlano esplicitamente della droga e in altre occasioni usano un linguaggio criptico

I risultati di pedinamenti e intercettazioni, che la polizia ha avviato dopo l’arresto di Mario Mandarano, avvenuto nel 2020, sono sintetizzati nelle pagine redatte dal Gip Botti. E mettono in luce, distinguendole fra loro, le posizioni dei vari indagati.

Grazie alla “contabilità” trovata in possesso del Mandarano, gli inquirenti hanno potuto ricostruire gli acquisti di droga fatti negli anni dagli indagati e le successive cessioni a fini di spaccio. Chili di stupefacente e un giro di affari di centinaia di migliaia di euro. Tutto riportato minuziosamente nelle carte del Pm Antonella Politi.

Nelle intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate dalla polizia, gli indagati spesso facevano riferimento diretto alla droga e altre volte usavano un linguaggio criptico. Come scritto nell’ordinanza, Flavio Ianni, per esempio, chiede a un altra persona: “Guarda se è pietra sta roba per favore Simo… senti un po’ l’odore sembra buona“. E ancora 8.700 euro un etto di roba eh. Un etto di coca eh”.   “Non è male. E’ tipo quella di Milano. Facciamo una pippata“. 

Sempre Ianni in un’altra intercettazione dice: E’ un mese e mezzo che non mi arriva il fumo e io lavoro con quello lo sai. A chili. Io lavoro con sta gente che ne prende uno, due, tre, quattro chili”. 

Altre volte gli indagati per indicare la droga fanno invece riferimento a bottiglie di vino” o “birra e per farsi indicare i quantitativi chiedono: “Quante persone siete a mangiare?“.

Ancora Ianni intercettato esorta un altro uomo: “Lasciami i soldi che te la lascia qua… è già divisa nel sacchetto. Muoviti.. ho altra roba addosso mi fai perdere troppo se passa la pattuglia qua e mi fai perquisire“. 

Sempre dalle carte dell’inchiesta emerge che l’hashish veniva marchiato con nomi di note griffe: “Louis Vuitton”, “Ferrari”, “Lavazza”, “Rolex”, “Lamborghini” e altri ancora. I marchi venivano impressi sulle confezioni per distinguere le une dalle altre.

Nella carte dell’inchiesta si legge anche di “una rete di relazioni e contatti con il crimine organizzato che definisce in maniera inquietante il profilo e la pericolosità degli indagati“.