Imperia: chiusura punto nascite, il caso in consiglio. Sindaco Scajola: “Importante la qualità del servizio, non la distanza. Ospedale unico necessario”

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La discussa, ipotizzata, chiusura del punto nascite dell’Ospedale di Imperia è approdata questo pomeriggio in consiglio comunale. A introdurre l’argomento il capogruppo del Partito Democratico Fabrizio Risso, con una question time attraverso la quale ha chiesto il mantenimento dei punti nascita, sino alla realizzazione dell’Ospedale unico, sia a Imperia che a Sanremo.

Ha risposto il Sindaco Claudio Scajola che si è soffermato soprattutto sulla necessità, nel ponente ligure, di un Ospedale nuovo, anche per attrarre medici di grande professionalità. Per quanto riguarda il punto nascite, l‘ex Ministro ha invitato a non perdersi in una lotta campanilistica tra Imperia e Sanremo, ma a ottimizzare i servizi sanitari in attesa del nuovo Ospedale.

Imperia: chiusura punto nascite, la discussione in consiglio

Fabrizio Risso

“Da notizie giornalistiche è emerso che sarebbe intenzione della Regione Liguria procedere a un accorpamento dei punti nascita degli Ospedali di Imperia e Sanremo, con un solo punto nascita presso l’Ospedale di Sanremo. Una scelta che ci lascia molto perplessi, anche per via di importanti lavori di ristrutturazione nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale di Imperia, in particolare sale travaglio e sale operatorie, con un investimento di oltre 2 milioni e 300 mila euro. Ancora recentemente il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha dichiarato che fin quando non verrà realizzato l’Ospedale nuovo saranno mantenuti i due punti nascite a Imperia e Sanremo. Visto che lei, Sindaco, avrà un incontro con il Presidente della Regione Giovanni Toti, manifesto la preoccupazione della cittadinanza imperiese che chiede il mantenimento del punto nascite a Imperia fino alla realizzazione dell’Ospedale nuovo”.

Claudio Scajola

“La sua interpellanza mi dà l’occasione di precisare la posizione del Sindaco di Imperia e, ritengo, dell’amministrazione comunale. Sull’argomento era stata presentata anche una mozione, ma vedo che i firmatari probabilmente hanno perso interesse visto che non sono presenti. Il piano sanitario vigente è un piano approvato nel 2016, con una presentazione in Conferenza dei Sindaci in data 21 marzo 2016. L’allora amministrazione comunale (targata Capacci, Fabrizio Risso all’epoca era assessore alla sanità e presidente del distretto socio sanitario, ndr) espresse un parere positivo. In quel piano si decideva che il dea di primo livello sarebbe stato a Sanremo, integrato con un dea di secondo livello a Imperia.  Questa decisione significava trasferire a Sanremo anche il punto nascite e la sezione di ginecologia.

Su quel piano sanitario, sul quale si espresse a favore l’allora amministrazione comunale di Imperia, si è dormito. Non sta a me spiegare le motivazioni. E’ altrettanto vero, come dice la sua interrogazione, che in più occasioni è stato detto dalla Regione che i due punti nascite sarebbero rimasti in funzione, in netta contraddizione con il piano sanitario vigente.

Ora il piano sanitario regionale è in fase di costruzione. E proprio in questa fase abbiamo appreso che la scelta del punto nascite unito era ricaduta su Sanremo.

Il primo dovere che ha un’istituzione è quello di garantire la salute dei propri cittadini. La scelta non va fatta in base alla distanza del luogo di cura, ma alla qualificazione. Io non conosco nessuno che mi abbia detto, sono andato in quel luogo a curarmi perche più vicino a casa mia. Tutti mi hanno detto, sono andato nel posto dove ritenevo di essere curato meglio. Nella nostra piccola provincia di 200 mila abitanti e nella nostra piccola regione abbiamo un numero esagerato di ospedali. Abbiamo, in Italia, uno dei rapporti più alti tra numero di ospedali e abitanti. Il professor Veronesi, un grande amico, diceva che un ospedale, per garantire la massima efficienza e capacità di cura deve avere un bacino di utenza intorno alle 400 mila unità. Noi in Liguria abbiamo 15 ospedali su una popolazione di 1 milione e mezzo di abitanti. Eppure siamo la prima regione che esporta malati. Nei conti del bilancio della Regione Liguria ho visto un dato molto negativo e oneroso, ovvero il rimborso del costo dei liguri che vanno fuori regione o all’estero per farsi curare.

C’è un secondo argomento importante. Ho sempre espresso, trovando consenso, che ci volesse un ospedale unico in questo ponente. Non ho mai avuto alcuna preoccupazione sul piano elettorale. In questi anni c’è stata una campagna contro l’ospedale unico. La verità è che l’ospedale unico si decise di farlo ormai 16 anni fa. E ancora oggi abbiamo dubbi su dove farlo, ad Arma di Taggia, se sopra o sotto l’Aurelia Bis.

L’Ospedale unico può raggiungere due obiettivi. Può essere un Ospedale con la massima efficienza per quel che riguarda attrezzature e strutture. Noi non riusciamo ad avere medici perché un primario in un Ospedale che ha poche degenze non viene. Noi dobbiamo sperare che un Ospedale unico possa essere appetibile per dirigenti e primari di grande livello che si portano poi dietro giovani che fanno scuola. All’epoca si era pensato a Taggia perché un luogo baricentrico, vicino all’autostrada.

Credo sia incorente, oggi, discutere della chiusura del punto nascite a Imperia per via della lontanza dall’Ospedale di Sanremo se poi contestualmente si sostiene il progetto dell’Ospedale unico.

L’amministrazione pubblica non fa cose semplici. L’amministratore pubblico deve guardare più lontano, fare le cose difficili. Io sono nato a Imperia, mio fratello a Frascati, il mio secondo fratello a Roma. Ognuno di noi è orgoglioso di far vedere dove è nato. La vera attenzione che le persone hanno è per i loro luoghi, per le loro città. In passato si nasceva in casa, a Chiusavecchia piuttosto che a Chiusanico. E quello risultava sulla carta di identità. Oggi figura solo Imperia, idem per chi nasce nel golfo dianese. Credo che anche questo sia un problema e sia risolvibile. Come? Facendo combaciare il luogo di nascita di un cittadino con il luogo di residenza dei genitori. Credo abbia un suo significato.

Il problema più grosso per gli ospedali di Imperia e Sanremo è la carenza di medici. In questo contesto si sta pensando di aprire un ospedale pubblico-privato a Bordighera. La ritengo una cosa non logica. Se il bilancio attuale dell’Asl1 imperiese è un bilancio debole qualcuno dovrà spiegare se siamo in grado di avere risorse per questo ospedale pubblico-privato di Bordighera.

Ho verificato la quota pro capite destinata dalla Regione Liguria all’Asl1 imperiese. I fondi che vengono destinati all’ Asl1 imperiese sono inferiori percentualmente a quelli destinati alle Asl delle altre regioni. Su questo tema si deve insistere per avere un equilibrio.

Quando si parla di colpe per la mancanza dell’Ospedale unico non si possono accusare Ministero, Stato, Regione. Nessuno di noi è innocente. Perché in questa provincia si vuole il raddoppio della ferrovia, ma poi non va bene il tracciato, si vuole l’Aurelia Bis, ma poi non va il bene tracciato, si vuole l’Ospedale unico, ma poi ci si vuole curare a casa propria. Davanti alle preoccupazioni, legittime, della comunità, gli amministratori non sono stati bravi a spiegare perche è necessario l’Ospedale unico.

Tornando ai punti nascita. In attesa dell’Ospedale unico si sono mantenuti sino ad oggi due punti nascite, nonostante nel piano sanitario regionale fosse previsto un punto nascite unico a Sanremo. Perché sono stati spesi soldi per la riqualificazione di tutti e due i punti nascita? Questi aspetti richiederebbero un chiarimento.

Non si può focalizzare il piano sanitario regionale sul punto nascite dell’Asl1 imperiese, ma sul piano sanitario nel suo complesso. Dobbiamo ragionare sul quadro complessivo dei due Ospedali, di Imperia e Sanremo, in attesa dell’Ospedale unico. Dobbiamo ragionare come se ci fosse già l’Ospedale unico. Nelle grandi città i grandi Ospedali hanno padiglioni anche a grande distanza. Bisogna chiedersi, cosa si investe per i vari settori? Cosa si investe per i trasferimenti? Ma se non ci sono le risorse, se abbiamo meno soldi della altre Asl, se facciamo una guerra ridicola tra Imperia e Sanremo non abbiamo capito nulla della programmazione. Bisogna gestire al meglio questo fase di provvisorietà.

Un’ultima considerazione. Non possiamo staccare l’Asl imperiese dal piano sanitario regionale. Se noi con 200 mila abitanti vogliamo e dobbiamo arrivare a un Ospedale unico, perché Genova deve avere nove ospedali? Dovremo far presente tutte queste cose per una programmazione complessiva, da valutare con attenzione. La sanità è un compito delle sanità locali.

Noi faremo presente queste valutazioni alla luce di una proposta complessiva. Se si pensa che su questi temi si debba fare campagna elettorale, questo non mi interessa”.

Fabrizio Risso

“La quota capitaria destinata alle Asl è storicamente inferiore per l’Asl1 imperiese e su questo non si è mai riusciti ad incidere, nonostante l’Asl1 imperiese sia tra le più virtuose in ambito regionale. Occorre richiamare la Regione agli impegni assunti, ovvero il mantenimento dei due punti nascita. Da mantenere entrambi fino alla realizzazione dell’Ospedale unico.

Concorso sul fatto che l’Ospedale unico possa essere attrattivo per professionisti di fama nazionale. Un dea di secondo livello avrebbe importanti ricadute. La invito a valutare anche un discorso sulle infrastrutture. Sarà fondamentale poter raggiungere in tempi celeri l’Ospedale unico di Arma di Taggia.

Così come sarà necessaria una campagna di sensibilizzazione per spiegare le buone ragioni del nuovo Ospedale. Non è un argomento di campagna elettorale, ma una legittima preoccupazione della cittadinanza“.