IMPERIA, CASO AGNESI. RIFONDAZIONE COMUNISTA CONTRO IL PD: “GROSSO DI SICURO NON GIOCA CON IL FUTURO DEI LAVORATORI”

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Gianfranco Grosso

Imperia. Il partito di Rifondazione Comunista risponde al PD in difesa del consigliere Gianfranco Grosso del gruppo consiliare di Imperia Bene Comune in merito alla questione Agnesi:

Respingiamo al mittente l’attacco ‘personale’ al nostro consigliere Gianfranco Grosso da parte del PD cittadino relativamente alla questione Agnesi. Di sicuro non gioca ‘col futuro dei lavoratori’ chi, come Grosso e la lista Imperia Bene Comune, ha in questi mesi tenuto sempre alta l’attenzione sulla questione Agnesi grazie a presidi, assemblee pubbliche, petizioni, articoli sui giornali, in un clima generale quasi ‘anestetizzato e rassegnato’. È proprio grazie a quest’azione che la questione Agnesi è divenuta anche d’interesse nazionale.

Certo è che il confronto al tavolo romano avrebbe dovuto avere alle spalle anche una più forte spinta sindacale che poteva concretizzarsi in una mobilitazione intercategoriale fino allo sciopero generale. Poi è ovvio che il dibattito politico, anche aspro, avvenga in Consiglio Comunale, visto che lo stabilimento è sito nel Comune di Imperia! L’attacco del PD è stato anche del tutto iniquo, considerato l’esito della riunione romana che si è tenuta ieri tra proprietà Colussi, sindacati e istituzioni. Esito, peraltro, già prefigurato dal nostro gruppo consiliare di Imperia Bene Comune. Evidentemente lo ‘straordinario sforzo’ del PD, tanto sbandierato sui media, non è bastato a modificare l’accordicchio della settimana scorsa tra il sindaco Capacci e Colussi, a porte chiuse, qualche ora prima del consiglio comunale al quale i lavoratori dell’Agnesi hanno presentato quasi 6 mila firma, raccolte in 3 settimane, a sostegno della mozione presentata dal gruppo consiliare di Imperia Bene Comune per dire NO alla chiusura dell’Agnesi e per dire NO al cambio di destinazione d’uso dell’area industriale in cui insiste lo stabilimento di via Tommaso Schiva. Mozione che irresponsabilmente è stata bocciata dalla maggioranza destro-civico-pdina.

L’unico strumento in mano alle istituzioni, in una società ad economia liberista, capace di scoraggiare la proprietà alla chiusura dello stabilimento e/o alla cessazione della produzione di pasta di qualità. Dunque siamo tornati al periodo antecedente il 9 settembre, data in cui NON è stato presentato alcun piano industriale per garantire, non solo a parole, produzione e occupazione. Di fatto è slittato di qualche mese quanto già annunciato dalla proprietà all’inizio dell’estate: contratti di solidarietà, cassa integrazione a rotazione, riduzione della produzione dal 2015 e quindi inesorabile riduzione del personale“.