PORTO DI IMPERIA. LO SPETTRO DELLA DEMOLIZIONE. L’AVVOCATO MUSSA: “IMPOSSIBILE DA COLLAUDARE, CALTAGIRONE HA DISTRUTTO UNA CITTÀ”

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Porto di Imperia. Lo spettro della possibile demolizione. Un’ipotesi paventata più volte nel corso delle requisitorie del processo per truffa aggravata ai danni dello Stato relativo al porto turistico di Imperia. Perché la demolizione? Perché non essendoci alcuna documentazione contabile, il porto non è in nessun modo collaudabile e il rischio è che non possa essere incamerato dallo Stato, impossibilitato a stabilire un valore. Il porto, dunque, corre il rischio di rimanere in un limbo che ne comporterebbe l’inutilizzo e addirittura un’eventuale demolizione.

Caltagirone è piombato come uno squalo in un branco di cefali – ha spiegato nella sua requisitoria l’avvocato Mussa, legale di alcuni titolari di posto barca – Questa gente di Imperia aveva un gioiello con grandi potenzialità. C’era grande fermento. Per questo Caltagirone ha trovato terreno fertile. Caltagirone non ha distrutto solo un porto, ma un’intera città. Il porto non è collaudabile, un’eventuale demolizione costerà chissà quanti soldi. Caltagirone ha messo nei guai imprenditori, attività commerciali e Comune. Caltagirone ha stuprato una città e poi l’ha uccisa. Sono tanti gli elementi grazie ai quali possiamo provare il disegno criminoso che ha animato Caltagirone, la sua intenzione di arrivare, costruire, incassare i soldi e andarsene. Tante le condotte adottate da Caltagirone e opposte a quelle illustrate in sede di deposizione ad esempio da un imprenditore esperto di costruzione di porti come Vitelli. Acquamare ha un capitale sociale di 10 mila euro e deve gestire un patrimonio immenso. Non da nessuna garanzia. E non parliamo poi della filiera infinita di subappalti, composta da aziende che fanno parte tutte dell’universo Caltagirone. Caltagirone gestisce tutto e fa tutto quello che vuole. Fa filare tutti per le opere a mare e li blocca per le opere a terra. L’assenza totale di SAL (stati avanzamento lavori, ndr) e i soldi incassati portati all’estero molto prima della conclusione dei lavori“.

Prima ancora di Mussa, aveva espresso forti dubbi sul futuro del porto di Imperia anche l’avvocato Lorenzo Imperato:L’opera non sarà mai collaudabile senza la documentazione contabile. Un posto barca oggi non esiste, perché mancano i servizi. Mancano le fogne, i parcheggi. Ci troviamo di fronte a un porto che non esiste.