Nel Consiglio Comunale di Imperia dello scorso 3 marzo, le opposizioni hanno sollevato diverse questioni attraverso mozioni che, secondo il consigliere di minoranza Lucio Sardi (Alleanza Verdi e Sinistra), sono state “ostacolate dalla maggioranza guidata dal sindaco Claudio Scajola“.
Sardi critica il mancato dibattito su temi rilevanti come il diritto internazionale, i pedaggi autostradali e le presunte sostanze inquinanti nell’acquedotto.
“Le mozioni consiliari portate in discussione dalle opposizioni nel consiglio comunale del 3 marzo sono state ancora una volta l’occasione per misurare la statura politica del sindaco e dei suoi gruppi consiliari.
Che Scajola e la sua maggioranza, ma anche il presidente del consiglio comunale, non fossero tanto propensi a consentire un ordinato confronto democratico, si era visto già in occasione della mancata concessione alla consigliera Bozzano di commemorare brevemente a inizio seduta, due figure molto note e apprezzate nel mondo della scuola e della cultura Imperiese come Silvio Zaghi e Carla Acquarone, recentemente scomparse.
Un “privilegio” che per il presidente Vassallo sarebbe concesso solo al sindaco e previsto in particolare per le personalità che hanno avuto ruoli istituzionali. Un compito a cui però Scajola ha dimostrato di dedicare poca attenzione, considerato che aveva dimenticato di farlo per l’ex vicesindaco e a lungo consigliereFulvio Vassallo, salvo poi correre malamente ai ripari dopo che dall’opposizione qualcuno glie l’aveva fatto notare.
Giunti al termine dell’esame della quinta pratica in discussione su alcuni debiti fuori bilancio, il sindaco-cronometrista ha ritenuto di intervenire per lamentare il fatto che, a suo dire, gli si era dedicato troppo tempo di discussione e si stava facendo tardi, dando quindi il segnale ai suoi di intervenire per tentare di ostacolare la discussione delle tre successive mozioni presentate dalle opposizioni.
A quel punto si è rianimato il sino ad allora silente consigliere Landolfi il quale, a nome di tutta la maggioranza e riuscendo in un colpo a sembrare la sintesi del peggio dell’ex ministro Sangiuliano (per l’eloquio inutilmente stentoreo) e del ministro Lollobrigida (per l’assurdità delle argomentazioni portate), ha chiesto alle opposizioni di ritirare le pratiche.
Secondo Landolfi (che è un autorevole esponente della maggioranza che ha in passato portato in discussione in consiglio una mozione sul numero di ami dei palamiti e una per dire che bisogna volere bene alle forze dell’ordine), condannare la liberazione del criminale libico Almasri e difendere il diritto internazionale, chiedere riduzioni dei pedaggi per i disagi dovuti ai cantieri sull’autostrada e proporre maggiori controlli sulle sostanze inquinanti rilevate da Greenpeace nell’acquedotto cittadino, non sarebbero invece stati argomenti “adeguati” per il consiglio comunale.
Ottenuto ovviamente in risposta il rifiuto al ritiro delle tre mozioni, la maggioranza, che ha ormai dovuto archiviare la folle strategia di abbandonare l’aula per far mancare il numero legale, ha adottato, sottraendosi al dibattito, quella non meno disastrosa dell’inabissamento che la Meloni ha utilizzato proprio in occasione della vergognosa liberazione del criminale libico colpito dal mandato di cattura della corte penale internazionale dell’Aia.
Nel consiglio comunale, la parte che in Parlamento sulla vicenda Almasri è spettata ai ministri Piantedosi e Nordio è toccata al povero Landolfi, a cui va riconosciuto di essere riuscito a fare talmente una pessima figura da risultare quasi superiore alla somma di quelle fatte dai due ministri, mentre Scajola ha interpretato quella meloniana del “capo di staterello” pavido e silente.
È piuttosto avvilente (per la sua figura) che un sindaco un tempo ministro della repubblica e che nella stessa seduta aveva appena magnificato un modesto protocollo di collaborazione istituzionale transfrontaliera approvato dal consiglio comunale come se si trattasse della carta istitutiva delle nazioni unite, abbia deciso di sottrarsi con la sua maggioranza alla discussione su questioni politichegenerali e locali, che si affrontano normalmente in tutte le assemblee democratiche.
In riferimento ai gruppi di maggioranza si è avuta ancora la dimostrazione che, più che una coalizione civica, Scajola abbia costruito una corte tenuta insieme dalla ferrea regola della fedeltà al capo e priva di un profilo politico che le consenta di affrontare un ruolo che vada oltre al votare acriticamente tutte le pratiche amministrative comunali che la giunta porta in consiglio.
Qualche segnale di insofferenza, che ogni tanto trasparesotto traccia da parte di alcuni esponenti di maggioranza, non pare possa rompere il guscio dell’ignavia politica in cui Scajola la costringe per la “ragione di staterello” con cui cerca di difendere il suo sempre più angusto potere locale.
Da parte nostra continueremo, sulle pratiche portate dall’amministrazione, a dedicare l’impegno e l’attenzione critica sinora profuse (che tanto indispone il sindaco) e a difendere la dignità e il ruolo del consiglio comunale presentando interrogazioni e mozioni sui temi generali o locali che interessano e coinvolgono la vita dei cittadini imperiesi“.






