5 Maggio 2026 11:51

Imperia, Ivan Bracco cita la relazione DIA: “Non mi presto a polemiche, ma i cittadini leggano cosa scrive la Direzione Investigativa Antimafia”

Il consigliere comunale di opposizione Ivan Bracco ha pubblicato sui suoi canali social un estratto della relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (che trovate qui), riferita al secondo semestre 2024. Lo fa con un messaggio diretto rivolto al sindaco allo scopo di invitare i cittadini a riflettere sulla gravità delle informazioni contenute nel documento ufficiale.

Caro Sindaco,

Non mi presto a polemiche, ma voglio che i cittadini leggano cosa scrive la DIA nazionale nel suo rapporto semestrale 2024.

“operanti sul territorio di Imperia – con base operativa a Diano Castello”

La parola operanti sul territorio di Imperia, penso sia di una chiarezza tranciante.
Consiglio la lettura integrale e poi ognuno si faccia la sua idea!

ESTRATTO DALLA RELAZIONE SEMESTRALE DELLA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA – DIA NEL PERIODO LUGLIO 2024 – DICEMBRE 2024

Il 25 novembre 2024, il Tribunale di Genova, nell’ambito del processo “Ares 2021”, ha condannato ad oltre 180 anni di reclusione complessivi 22 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione ed altro, con l’aggravante mafiosa.

La relativa attività di indagine culminava il 13 novembre 2023, con l’esecuzione, da parte della Guardia di finanza, di un’ordinanza di custodia cautelare e del sequestro di oltre 850 mila euro nei confronti di 26 soggetti facenti parte di un sodalizio operante sul territorio di Imperia – con base operativa dislocata a Diano Castello (IM) – ma con estensione fino alla Calabria e Roma.

Il Tribunale, così come già affermato dal GIP in sede cautelare, ha dunque ritenuto che l’associazione operasse “… con modalità tipicamente mafiose, affermando il proprio monopolio nell’area del dianese dove gestiva le attività delittuose grazie a una cospicua rete di venditori, imponendo il proprio dominio anche grazie alle minacce e all’evocazione del nome della famiglia DE MARTE-GIOFFRÈ, che, per reputazione criminale acquisita, le consentiva di affermarsi nel mercato locale degli stupefacenti …”.

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