Dall’entroterra ligure ai riflettori dell’Università di Tokyo, passando per prati, musei e collezioni scientifiche: Alessandro Bisi, entomologo genovese classe 1991, ha costruito attorno al mondo delle farfalle e delle falene una carriera affascinante, fatta di passione, ricerca e divulgazione.
Fondatore dello studio Papilionea, realtà unica in Italia interamente dedicata ai Lepidotteri, Bisi ci racconta in questa intervista il ruolo ecologico di questi insetti, le specie più comuni e rare della Liguria, e perché – oggi più che mai – è fondamentale proteggerle. Un viaggio tra scienza e meraviglia, con lo sguardo attento di chi ha scelto di osservare il mondo attraverso le ali della bellezza.
Intervista ad Alessandro Bisi: le farfalle regine dell’estate
Ciao Alessandro! Iniziamo subito con le curiosità locali. Quali sono le specie di farfalle più comuni che possiamo incontrare durante l’estate nell’entroterra ligure?
L’estate è il periodo d’elezione delle farfalle. Le temperature sono mediamente alte e questi insetti sono per loro natura legati a certe condizioni climatiche, favorite da un forte irraggiamento solare.
Considerando le specie più comuni e facili da osservare in questo periodo dell’anno come non citare il maestoso Podalirio (Iphiclides podalirius)? Si tratta di una delle farfalle italiane più grandi e vistose, caratterizzata da lunghe code e da un volo a tratti planante che le conferisce un senso di regalità.
Per quanto riguarda la famiglia degli Esperidi, i cui rappresentanti sono spesso poco considerati per le loro piccole dimensioni e per i colori poco vistosi, è meritevole di citazione il Silvano (Ochlodes sylvanus). Questa simpatica farfallina, dal corpo decisamente robusto, presenta una colorazione con toni che vanno dal bruno scuro all’arancione. Ha un volo rapido e saettante e la si può osservare anche in zone densamente boscose, purché vi siano sempre delle aperture come piccole macchie a prato o cespugliate.
Tra i Pieridi troviamo quella che forse è considerata come la farfalla più comune per eccellenza, ossia la Rapaiola (Pieris rapae). Questa specie dal colore di fondo bianco candido è ben nota agli agricoltori per i danni che è in grado di arrecare alle colture durante la fase larvale. I suoi bruchi infatti sono polifagi, giacché si nutrono di un’ampia varietà di piante come cavolo, colza, nasturzio, senape e molte altre!
Nell’entroterra ligure si può osservare una farfalla che sembra aver catturato un pezzo di cielo azzurro, spargendolo sulle proprie ali. È il caso del Bellargo (Lysandra bellargus), specie caratterizzata da uno spiccato dimorfismo sessuale. Mentre i maschi hanno una colorazione azzurro elettrico brillante le femmine, pur avendo la stessa apertura alare e forma delle ali, sono quasi completamente marroni.
In ultima istanza vale la pena di citare una specie appartenente alla grande famiglia dei Ninfalidi, i cui rappresentanti presentano una estrema diversità di forme e colori da specie a specie. Parliamo quindi della Pafia (Argynnis paphia), farfalla di grandi dimensioni dal colore di fondo arancione, adornato da macchie e strie nere ben definite. Ha un volo energico e la si può osservare in gran numero su fiori campesti e non, anche in ambienti poco esposti al sole.

Esistono specie endemiche o rare che si possono osservare solo in Liguria o in alcune aree specifiche?
La Liguria è ben conosciuta per la sua grande ricchezza di ambienti, dalla costa alla montagna. Questo aspetto, molto legato alla geologia del territorio, ha garantito le condizioni favorevoli per la sopravvivenza di specie che non si trovano in nessun’altra regione d’Italia. Detto ciò bisogna sottolineare che in Liguria, secondo le conoscenze attuali, non esistono farfalle endemiche della regione.
Un caso incredibile però riguarda la Tecla del corbezzolo (Callophrys avis), della quale è stata scoperta una popolazione ligure solamente nel 2009. Ad oggi non si conoscono altre zone nostrane in cui tale specie sia presente, salvo la Penisola Iberica, la Francia e il Nord Africa.
Un aspetto su cui porre particolare attenzione è il fatto che la Liguria è l’unica regione in cui convivono le due specie di zerinzie italiane, ossia la Polissena (Zerynthia polyxena) e la Cassandra (Z. cassandra). La popolazione del loro antenato comune fu separata dall’ultima glaciazione rispettivamente nei territori meridionali dell’Italia e della Penisola Balcanica. Migliaia di anni di selezione naturale e di evoluzione hanno “scolpito” due specie praticamente indistinguibili dall’aspetto esteriore, ma ben separate dal punto di vista geografico e genetico. In Provincia di Imperia si trova solamente la Polissena, mentre dal savonese allo spezino si osserva solo la Cassandra. Queste specie sono entrambe sotto tutela a livello europeo.
L’estremo Ponente ligure è poi uno dei pochissimi posti d’Italia in cui è possibile trovare l’Alessanore (Papilio alexanor), farfalla di considerevoli dimensioni e molto vistosa, caratterizzata da un colore di fondo giallo con strie nere. Anche questa specie, legata a zone di gariga ben esposte al sole, è sotto stretta tutela ambientale.

Cosa c’è di vero nel monito dei nostri nonni che ci dicevano che le farfalle hanno una polverina sulle ali e che se le tocchiamo non potranno più volare?
Ricordo con dolce nostalgia quando i miei nonni mi dicevano questa cosa. Da bambino ricordo infatti che, se dovevo prendere una farfalla con le mani, cercavo di farlo nel modo meno impattante possibile, considerando che andavo in giro con un retino costruito con materiali di riciclo alla bene e meglio. Quei ricordi, di beata innocenza e scoperta, li custodisco ancora oggi.
Le ali delle farfalle sono strutture prodigiose, un vero miracolo dell’evoluzione e dell’infinita creatività della natura. Queste sono progettate per sopportare flessioni estreme, pioggia, vento, rosura, strappi e quant’altro. Esse si possono considerare come veri e proprie strutture inerti sostenute da un sistema di nervature. Non è raro trovare farfalle che volano senza troppi problemi, pur avendo porzioni delle ali danneggiate o mancanti, e ciò mostra in modo empirico la loro resilienza. In termini essenziali, considerando quanto detto prima, l’ala è una parte non vitale del corpo che l’insetto è disposto a sacrificare per salvarsi la vita.
Ciò che ricopre le ali non è una polverina, ma bensì una fitta copertura di vere e proprie scaglie agganciate alla superficie alare tramite un peduncolo. Queste possono avere le forme più svariate e tutte assieme, come un vero e proprio mosaico, creano quello schema di disegni e di colori che possiamo ben apprezzare osservando le ali delle farfalle. La loro rimozione di per sé non costituisce un fattore invalidante per il volo, se non per delle micro perturbazioni che si possono generare lungo la superficie alare. Il vero problema arriva quando si vanno a rompere le nervature che, come le aste di alluminio di un ombrello, costituiscono l’intelaiatura portante dell’ala senza la quale questa risulterebbe totalmente inutile al volo.
Cosa fare (e cosa non fare) se troviamo una farfalla, un bruco o una crisalide durante una passeggiata?
Trovare una di queste bestiole durante una passeggiata è un’occasione speciale per poterla osservare dal vero, senza i filtri della carta stampata o di uno schermo. In generale per tutti gli stadi di sviluppo vale lo stesso principio: minor interferenza possibile. Per la farfalla possiamo avvinarci con calma per poterla osservare e fotografare da vicino, ma ricordiamoci che questa creatura è particolarmente sensibile alle vibrazioni sonore e alle sagome in avvicinamento.
Lo stadio di bruco è invece più facilmente osservabile per via della sua scarsa mobilità, ma raccomando sempre di evitare di toccarlo in quanto la sua pelle potrebbe subire alterazioni potenzialmente dannose. In altra istanza vi sono bruchi ricoperti da peluria urticante che può causare cospicui fastidi a noi: la Processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa), che è una falena, ne è un chiaro esempio. La crisalide, come nel caso dell’uovo, è uno stadio di sviluppo in cui l’insetto si trova in una condizione di assoluta staticità e vunlerabilità. Nella crisalide in particolare avviene la magia del processo di metamorfosi, che richiede un certo grado di tranquillità per potersi compiere con successo. Un disturbo esterno, anche minimo, può causarne la morte.

È vero che molte farfalle stanno scomparendo? Quali sono le minacce principali per queste specie nella nostra regione?
Sì, è vero purtroppo. Molte specie di farfalle stanno diminuendo in numero di individui o scomparendo in varie parti del mondo. In Liguria il trend segue a grandi linee quello delle restanti regioni italiane. Questo declino è ben documentato da osservazioni personali di vari colleghi, così come da studi scientifici in un arco temporale che va dagli anni ’60 fino ad oggi. Le minacce principali sono poche, ma ben inquadrabili.
L’uso di pesticidi e varie forme di inquinamento avvelenano gli habitat in cui le farfalle vivono, andando a colpire soprattutto gli stadi giovanili di sviluppo. Gli erbicidi eliminano le piante selvatiche da cui molte specie dipendono per nutrirsi e riprodursi. Il consumo di suolo e un’urbanizzazione scellerata, slegata da qualsiasi principio di armonia ambientale, toglie spazi vitali in cui le farfalle potrebbero trovare altrimenti delle ottime nicchie ecologiche. L’andamento climatico sempre più alterato crea delle condizioni che costringono alcune specie a doversi spostare sempre più in quota, in cerca di località più fresche. Questo processo, a lungo andare, le porterà a salire sempre più in alto fino a sforare il limite atitudinale portandole all’estinzione.
Quali sono i periodi migliori della giornata per osservare farfalle in natura e con quali accorgimenti?
Le farfalle tendono ad essere più attive dalla tarda mattinata fino al primo pomeriggio il che, in estate, si traduce nelle ore più torride della giornata. Muniti di opportuno copricapo possiamo andare in giro ed ammirarle sui fiori, o intente a sfrecciare qua e là in cerca di cibo o di un partner. Può sembrare assurdo ma, se non vogliamo cuocerci per bene sotto il sole, un buon periodo per osservare le farfalle è quando il sole è in procinto di tramontare. In questo particolare momento della giornata loro iniziano a cercare dei posti dove andare a posarsi per passare la notte, come fiori, steli d’erba o rametti. In questa fase diventano meno attive e facili da avvicinare. Vale sempre l’accorgimento della minima interferenza!
Hai un consiglio per chi vuole iniziare a osservare o fotografare farfalle e falene nel rispetto della natura?
Il primo consiglio che posso dare è armarsi di molta pazienza ed essere quanto più contemplativi possibile. Quando andiamo a cercare le farfalle di giorno dobbiamo considerare che ai loro occhi noi siamo considerati alla stregua di un predatore, e per questo è bene comportarsi nel modo opportuno quando ci avviciniamo per osservarle e fotografarle.
L’imperativo è non fare movimenti bruschi. Per quanto riguarda le falene ricordiamoci che si tratta di creature notturne per eccellenza (salvo eccezioni), e il metodo di osservazione può risultare meno pratico per le persone comuni. Di solito per osservarle e documentarle gli esperti si dotano di particolari trappole luminose, utili per poterle attirare in un luogo ben circoscritto per osservarle con calma.
Prima di iniziare potete procurarvi delle guide da campo dove recuperare le informazioni essenziali a riguardo delle varie specie. Dove vivono? Quando volano? Cosa mangiano? Queste ed altre cose sono importanti da sapere per farsi una buona idea sulla loro vita.
A cura di Selena Marvaldi






