Secondo un nuovo studio, gli italiani continuano a credere nella fortuna e nei riti scaramantici. E la Liguria? Ecco i dati regione per regione.
C’è chi non esce di casa il venerdì 17, chi porta sempre con sé un amuleto e chi, davanti a una decisione importante, preferisce chiedere consiglio a un veggente. La superstizione italiana resiste, e non è solo un retaggio del passato visto che ogni anno, nel nostro Paese, vengono spesi milioni di euro in consulti e rituali della buona sorte. Non solo: la “professione” del veggente non è un retaggio legato alla memoria degli anni ’80, anzi continua a crescere e ad esistere.
A raccontarlo è Casinos.com, che ha stilato l’Indice di Superstizione Regionale (ISR), una classifica che misura quanto ogni regione crede ancora nella fortuna, nei riti scaramantici e nei poteri del destino.
Indice di superstizione regionale (ISR), cos’è e come funziona
Per capire quanto gli italiani siano superstiziosi è stato elaborato da casinos.com in vista di venerdì 17 di ottobre il cosiddetto indice di superstizione regionale (ISR). Per costruirlo il portale ha incrociato diverse variabili:
- il numero di veggenti attivi, medium e guaritori;
- la spesa nei consulti in presenza, basata sui dati del Rapporto Antiplagio;
- le tendenze e le ricerche Google per parole chiave come “oroscopo”, “malocchio”, “portafortuna” e “venerdì 17”
Ogni regione ha ricevuto un punteggio da 0 a 100: più alto è l’ISR, più forte è il legame con la superstizione
Scaramanzia e veggenti: un mercato da 80 milioni di euro l’anno in consulti
Prima di entrare nel vivo delle scaramanzie e dei riti portafortuna è importante fare anche una riflessione sul tema. L’ analista di casinos.com ha infatti puntato i riflettori sul fatto che, nel complesso, secondo il report Antiplagio 2025 , gli italiani spendono ogni anno circa 80 milioni di euro spesi in consulti in presenza e servizi online. Non è solo una curiosità digitale, il fenomeno è ormai trasversale: si va dalle telefonate ai veggenti alle sessioni in videochiamata, fino alle piattaforme digitali che promettono risposte su amore, lavoro e fortuna. Del resto il numero di veggenti attivi nel Paese è in crescita costante, con oltre 1.100 professionisti censiti tra cartomanti, astrologi e sensitivi.
Campania sul podio, il Trentino-Alto Adige la regione meno scaramantica
Entriamo ora nel vivo delle regioni più e meno superstiziose del Bel Paese. Al top della classifica troviamo la Campania che mostra un legame profondo con la scaramanzia visti i suoi circa 1500 veggenti attivi e 60 milioni di euro di spesa annua nei consulti. Seguono sul podio Lazio e Lombardia mentre in coda alla classifica troviamo le regioni alpine come Trentino-Alto Adige e Valle D’Aosta con una spesa di circa 18milioni di euro l’anno. segno che la superstizione, comunque, non conosce confini.
Liguria a metà classifica: superstiziosa, ma con moderazione
Mentre il nord mostra un approccio più pragmatico la Liguria si colloca nel gruppo intermedio. Con un punteggio ISR di 46,90 nella nostra regione vengono spesi circa 15 milioni di euro l’anno in consulti in presenza, con una diffusione crescente anche dei servizi online. In Liguria, la scaramanzia sembra quindi più una tradizione culturale che una vera dipendenza dal destino — un modo per sorridere alla sfortuna, più che per temerla davvero.







