17 Aprile 2026 02:34

Imperia: le Sentinelle in piedi a Borgo Peri. “Libertà non è decidere quando morire, ma non essere mai portati a desiderarlo”

In breve: La presa di posizione contro la legge che si discuterà al Parlamento per depenalizzare l'aiuto al suicidio assistito

Nel pomeriggio di oggi a Imperia, alla Spianata di Borgo Peri, si è tenuto un presidio delle “Sentinelle in piedi” contro la legge per il fine vita, di prossima discussione in Parlamento. Presente fra gli altri anche il consigliere di maggioranza Orlando Baldassarre.

La presa di posizione contro la legge che si discuterà al Parlamento per depenalizzare l’aiuto al suicidio assistito

Spiega in una nota il portavoce dell’Associazione Sentinelle in Piedi: “Oggi siamo qui in piazza per una battaglia di civiltà e una testimonianza di verità. Siamo qui per difendere la cosa più inviolabile e sacra che esista: la vita umana. Siamo qui perché crediamo che nessuna legge possa trasformare la compassione in morte, né la sofferenza in scarto. A breve il Parlamento discuterà una legge che si propone di depenalizzare l’aiuto al suicidio. Ci diranno – anzi, ci stanno già dicendo — che è una legge di pietà, di libertà. Ma la pietà non elimina chi soffre: si prende cura di lui.

E la libertà non è decidere quando morire, ma non essere mai portati a desiderarlo. La Corte costituzionale, con la sentenza 242 del 2019, ha aperto una ferita in qualcosa di inviolabile: ha escluso la punibilità dell’aiuto al suicidio in casi eccezionali. Ora la stessa Consulta vuole trasformare quell’eccezione in regola e pressa il Parlamento affinché legiferi in tal senso. Per questo noi diciamo: una società che legalizza la morte come soluzione al dolore non è più libera, è più cinica. Ed è una società che si uccide.

In Belgio, in Olanda, in Canada, dove queste pratiche sono state introdotte come eccezioni compassionevoli, in pochi anni sono diventate strumenti del tutto ordinari. All’inizio riguardavano i malati terminali, oggi toccano depressi, disabili, perfino minori. Riguardano persone che non hanno i soldi per curarsi e decidono che è più conveniente morire.

Quando si apre una breccia nel principio dell’inviolabilità della vita, non ci si ferma alla soglia: si scivola dentro inesorabilmente. Ciò che era pietà diventa procedura. Eppure noi sappiamo che il dolore cronico può essere controllato con cure palliative adeguate. Non serve una legge per morire — serve una rete per accompagnare, curare, restare accanto.

Ogni richiesta di morte è un grido di abbandono. Rispondere con una siringa, invece che con una carezza e con lo stare accanto, è la sconfitta della civiltà. C’è chi sostiene che questa legge parli di libertà. Ma che libertà è quella di chi si sente un peso per la famiglia, o crede che la propria vita non valga più? La vera libertà nasce da una comunità che sostiene, che accompagna, non da uno Stato che abbandona.

E a chi invoca il “male minore”, che sia meglio contenere il male dentro una legge “tutto sommato accettabile”, diciamo: non esiste male minore quando si tocca il bene più grande. E non esiste suicidio che possiamo accettare. Accettare il “male minore” significa legittimare il principio ingiusto, non contenerlo. Significa renderlo un’opzione accettabile, possibile. Una legge ingiusta non diventa meno ingiusta perché circoscritta. Anche perché la storia ci ha insegnato che qualunque “paletto” viene abbattuto.

Oggi, in questa piazza, in silenzio, diamo voce a chi non può parlare: ai malati soli, agli anziani dimenticati, ai disabili che si sentono un peso. A loro vogliamo dire: non siete soli, non siete un peso, non siete inutili. Difendere la vita non è un gesto politico — è un atto di verità. Perché una società che elimina i suoi più fragili smette di riconoscere la propria umanità. Alla Corte costituzionale diciamo che non c’è alcun vuoto normativo, al Parlamento diciamo che non c’è alcun obbligo di legiferare, a deputati e senatori chiediamo di resistere alla pressione indebita della Corte: sono i cittadini che vi hanno eletto, e a loro dovete rispondere.

Al governo diciamo: non intestatevi questa legge mortifera, che sancirà il suicidio di una società dove già da tempo non si nasce più. Per questo ci alziamo in piedi, qui a Imperia e in molte altre città italiane. Vegliamo in silenzio, per non piegarci al pensiero unico. Leggendo un libro come antidoto alla superficialità del mondo, per prenderci un’ora di profondità in reazione agli slogan del mondo. In silenzio per far emergere la voce di chi non ha voce. In piazza per riprenderci lo spazio della libertà che il potere ideologico pensa di poter occupare.

Sappiamo che questa legge tocca quanto di più faticoso ci possa essere: il dolore. Il dolore nostro, di una persona cara, il dolore inguaribile. Conosciamo la fatica e le lacrime che vivere in questa situazione costa, ma siamo convinti che la morte provocata non sia mai una risposta. La vita è sacra. La dignità è inviolabile. E noi, qui, lo testimoniamo, in piedi, in silenzio, insieme”.

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