Si chiude con un’assoluzione con formula piena la vicenda giudiziaria che vedeva imputata per estorsione M.A.L, 33 anni, nata a Palermo. Il giudice Antonio Romano ha deciso che il fatto contestato non sussiste, al termine di un processo durato due anni e che ha visto sfilare numerosi testimoni.
Estorsione da oltre 100 mila euro: 33enne assolta con formula piena
L’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Veronica Meglio (la richiesta di rinvio a giudizio era stata formulata dalla PM Francesca Dentis), contestava alla donna una presunta estorsione ai danni di S.P, imperiese 44enne. Secondo la Procura, tra il febbraio 2021 e il dicembre 2022, la 33enne avrebbe ottenuto oltre 103mila euro attraverso minacce e pressioni psicologiche.
Secondo il capo di imputazione, l’imputata, “mediante minaccia, costringeva l’uomo ad effettuare pagamenti di denaro in suo favore e procurava a sé un ingiusto profitto economico”.
La donna avrebbe minacciato di rivelare al patrigno della persona offesa l’esistenza del notevole debito già maturato tanto, da potergli procurare un danno fisico o mentale:
“Ok S., io ho il numero di tuo papà appena siamo li lo chiamiamo” […] “Se non vuoi casini metti 300 euro” […] “Altro che infarto lo faccio morire di dispiacere”.
I pagamenti contestati erano avvenuti attraverso 295 operazioni: 142 ricariche su carta Postepay, 88 bonifici bancari, 51 ricariche da una carta prepagata e altre operazioni minori.
Gli importi variavano dal maggiore di euro 3.000 al minore di euro 2, per un totale che l’accusa quantificava in 103.462 euro.
L’accusa si basava su messaggi WhatsApp e Telegram, registrazioni audio e documentazione bancaria. Ma la difesa, guidata dall’avvocato Loredana Modaffari del foro di Imperia, ha dimostrato che era sottesa una relazione malata tra imputata e parte offesa.
Il giudice, al termine dell’istruttoria dibattimentale, non ha ritenuto dimostrata la natura “estorsiva” dei versamenti. La persona offesa era assistita dall’avvocato Stefania Uva.






