17 Aprile 2026 02:36

Cisgiordania, il report dell’imperiese Susanna Bernoldi in Palestina: “Rimarranno fino a che rimarranno il timo e l’ulivo. E noi ritorneremo”/ Le immagini

Dalla raccolta delle olive nei villaggi della Cisgiordania alla presenza nei campi beduini sotto attacco, sei attivisti imperiesi, tra cui Susanna Bernoldi, sono tornati da un viaggio in Palestina portando con sé immagini, racconti e riflessioni profonde.

Un’esperienza intensa vissuta tra gas lacrimogeni, attacchi dei coloni e l’ostinata determinazione di un popolo che continua a resistere. “Rimarremo fino a che rimarranno il timo e l’ulivo“, scrive Susanna, citando Mahmoud Darwish, come simbolo di una lotta che va oltre la politica: è un atto quotidiano di sopravvivenza, cultura e dignità. In questo reportage, la voce diretta di chi ha scelto di esserci, per raccontare e per non voltarsi dall’altra parte.

Il report di Susanna Bernoldi: “Loro rimarranno e noi ritorneremo

Noi rimarremo fino a che ci rimarranno il timo e l’ulivo

Si, le parole di Mahmoud Darwish ben rappresentano questa incredibile determinazione e forza del popolo palestinese a rimanere aggrappati alla loro terra, ai loro ulivi, alla loro profonda cultura e Natura splendide per colori, profumi ed ogni forma di arte che sono sotto I nostri occhi ogni giorno.

E’ questa energia che spinge persone di ogni età e da tanti paesi del mondo a dedicare parte della loro vita a sostegno della libertà del popolo palestinese contro un progetto di colonizzazione violento, ormai sfacciatamente dichiarato dai ministri israeliani. Certi del sostegno delle potenze occidentali per I saldi legami economici che le legano ad Israele – come denunciato dalle grandissima e coraggiosa Francesca Albanese – invocano il genocidio a Gaza e la completa annessione – cioè colonizzazione, invasione, occupazione – di tutta la Cisgiordania, sostenuti da una parte importante della società israeliana per realizzare quello che era già scritto a fine 1800 dal movimento sionista… La Shoa è stato, agli occhi del mondo, un pretesto eccezionale per l’occupazione, così come l’invasiva propaganda islamofoba degli USA ha convinto – certo chi era pronto a farsi convincere – che gli Arabi tutti – portatori di cultura immensa – sono tutti terroristi.

Husan-raccolta senza attacchi

Volutamente si dimentica che I tanto celebrati Primi ministri israeliani Ben Gurion, Moshe Dayan, Menachem Begin erano I leader dell’Hagana, movimento ufficialmente riconosciuto come terrorista per gli attentati agli inglesi ed I massacri di villaggi palestinesi.

Torno a noi. Questa volta siamo in 6 attivisti di Imperia, diversi certo per esperienze e vita vissuta, ma accomunati dalla stessa passione per la giustizia e per una profonda insofferenza per la prepotenza e la menzogna con la quale Israele vuole assoggettare la Palestina, parte del Libano, della Siria.. e così via, per realizzare la Grande Israele. Non accettiamo che possa continuare a compiere le nefandezze più estreme solo perchè il “mondo civile” glielo consente. Basterebbe che I governi interrompessero l’invio di aiuti militari ad Israele, ma la legge del profitto non ha barriere.

Purtroppo la vita, il rispetto, il benessere dei popoli, di milioni di Persone non sono mai state nell’agenda di quelli che veramente potrebbero porre fine alla distruzione di un popolo…. di tanti popoli.

Prima tappa: Husan, villaggio sopra Betlemme per consegnare la somma di 4.600 euro alla famiglia di Shireen

Husan-i bimbi delle scuole partecipano alla raccolta

Prima tappa: Husan, villaggio sopra Betlemme per consegnare la somma di 4.600 euro alla famiglia di Shireen, in carcere dal 18 giugno per la sua solidarietà al popolo di Gaza. Sta sopportando con forza le privazioni e I maltrattamenti ai quali sono sottoposte tutte le prigioniere.

La somma ha aiutato la famiglia ad avere un ottimo avvocato, perchè lei rischia molto… Con loro per 4 giorni nella raccolta delle olive in campi lontani dagli insediamenti illegali (foto dei bimbi di una scuola e dei nipotini di Shireen); siamo ora in un villaggio verso iI nord, nell’area del Salfit, non molto distante dalla capitale Ramalla, anch’essa ora vittima di incursioni brutali dei coloni che intendono ribadire la loro totale impunità nell’attaccare anche il cuore della Palestina per l’impossibilità dell’autorità palestinese di reagire: ricordiamo che è sempre stata Israele a mai rispettare gli accordi, né alcun confine o regola concordata.
Ogni giorno per noi è una incognita: la prima volta, già nel sentiero che conduce alla proprietà, abbiamo trovato il blindato israeliano, quello attrezzato per sparare 20 lacrimogeni alla volta.

Quella mattina l’esercito ci ha respinto con I gas. Nulla da fare. Veramente pesante quel gas che ti toglie il respiro e ti impedisce di vedere. Per fortuna una mano amica mi ha guidato nella fuga.

il blindato con il lancia gas lacrimogeni

Il secondo giorno l’esercito ci ha concesso di entrare in alcune proprietà e raccogliere almeno una parte delle olive che ci attendevano. Molte saranno rubate poi dai coloni. In effetti l’esercito ha fatto da interposizione con i coloni che ci venivano di fronte e ci fotografavano con il cell a pochi centimetri dal nostro volto, come sfida. In un’altro villaggio i coloni hanno usato il peperoncino contro I contadini… In effetti per qualche giorno l’IOF (le Forze di Occupazione Israeliane) hanno avuto probabilmente l’ordine di frenare la violenza dei coloni dopo il video che ha fatto il giro del mondo che denuncia l’atteggiamento folle di un colono che assale a bastonate una donna palestinese e due giovani attivisti, un italiano ed uno svedese, procurando ecchimosi, ferite ed una frattura al braccio, per fortuna non gravi. Entrambi, da subito, anche con il braccio al collo, sono sul campo.

Beita: continua la resistenza contro l’occupazione del monte Sabih

Vi parlo ancora di Beita dove eravamo il 31 ottobre e anche il 4. Beita è Storia, è un modello di tenace resistenza popolare che sfida la colonizzazione israeliana.
Gli abitanti continuano a resistere contro l’occupazione del monte Sabih, sopra il paese, occupato illegalmente dall’out post Evyatar legalizzato nel 2024.

Beita soldati monitorano la raccolta delle olive

A Beita, solo dal 2020 sono stati uccisi 17 palestinesi, ma sono ben di più in totale e tra questi molti minori. I soldati di occupazione sparano alla testa, sparano anche quando la manifestazione è terminata, sparano per uccidere anche gli internazionali come nell’agosto 2024 quando ferirono gravemente l’attivista americano Amado Sison cercando anche di impedire che venisse soccorso bloccando l’ambulanza. Solo poche settimane dopo un cecchino israeliano ha ucciso la giovane americana Ayesenur, 26 anni, a manifestazione conclusa, con un proiettile alla testa. Questa non è difesa, questo è omicidio da parte dell’esercito più amorale del mondo.

Beita, la Border Police

Eravamo pronti al gas, agli spari, agli attacchi dei coloni…. Invece tanti soldati, dopo averci bloccato, hanno concordato con I contadini alcune ore di lavoro ed è stato un raccogliere a razzo le olive con, a due o tre metri, I soldati. Molti di noi sono stati identificati. Al termine, mentre si pensava non vi sarebbe stato più alcun problema, rilassati, mentre gustavamo I felafel e altre cose buone offerte dai contadini… ecco l’allarme: 10 coloni a volto coperto stavano correndo giù per la collina brandendo I bastoni. I coloni sanno usare solo il linguaggio della violenza. Abbiamo iniziato la fuga su per l’erta salita che ci ha riportato al villaggio…. Ci è andata bene… Ma che senso ha? Raccogliere le olive quasi come ladri, correre da un albero all’altro appena I contadini sistemano I teli per terra, sempre lo sguardo attento attorno e dover fuggire dinanzi a miseri esseri cresciuti nella convinzione che I Palestinesi sono gli usurpatori, addirittura degli insetti – come li defini il primo ministro iseraeliano Menachim Begin, premio Nobel per la Pace (!)

Turmus Aya-Donna palestinese bastonata dal colono

Questo… giusto per ricordare che non è iniziato tutto il 7 ottobre e che la pulizia etnica è nella mente e nel cuore dei governi israeliani che si sono succeduti.
A proposito, avete letto che il Parlamento Israeliano ha dato la prima approvazione alla legge sulla pena di morte in caso di omicidio SOLO per I Palestinesi.? Non hanno più
bisogno di parvenza di correttezza ed umanità: gli ostaggi israeliani sono stati liberati. Possono riprendere alla grande – in tutte le forme possibili – il genocidio in Gaza e in Cisgiordania.
La nostra esperienza sta per finire. Partiamo con dentro di noi I semi del coraggio, del saper lottare per I Diritti in cui crediamo che I Palestinesi ci hanno donato. Loro, lo crediamo con Darwish, rimarranno fino a che rimarrà il timo e l’ulivo! E noi ritorneremo.

Il racconto delle attiviste proPal Sofia e Silvinka

Ora un breve report da un villaggio beduino dove sono due nostre attiviste che stanno svolgendo un altro compito altrettanto importante.
“Dopo alcuni giorni impegnati nella raccolta delle olive insieme a tanti internazionali, Sofia e Silvinka, attiviste proPal di Imperia, hanno aderito alla richiesta di portare il proprio contributo di deterrenza in un accampamento beduino che è già stato attaccato e parzialmente distrutto dai coloni.

Vicino a loro una casa ed un giardino con piante di limoni, aranci e piccoli ulivi che è stata abbandonata forzatamente per gli attacchi subiti. La vita qui è molto semplice, il paesaggio bellissimo, le albe e i tramonti sono spettacolari, ma l’atmosfera, come dice Silvinka, ricorda Il Deserto dei Tartari di Buzzati.

Comunità beduino. Si va a scuola!

Si è sempre in attesa che succeda qualcosa, ma non si sa quando accadrà. Si sa solo che è inevitabile. Noi stiamo di guardia a turno di notte in modo che la famiglia e la donna incinta all’ottavo mese, possano riposare ed avere un po’ di tranquillità. Sono tutti gentili ed ospitali, nei momenti di non allarme, si conversa con il traduttore e si prende il te.
La vita delle donne qui è inevitabilmente dura, ma c’è molto affetto fra tutti e molta sensibilità verso di noi. Questa mattina al turno delle 5, la nonna stava già preparando il pane ed i bambini si preparavano per la scuola che raggiungono con l’asinello per le colline per evitare la strada sterrata in cui potrebbero incrociare i coloni.

La nonna fa il pane

Sembra tutto molto bucolico se non fosse che intorno a noi, nel villaggio vicino, regolarmente entrano le forze di occupazione che feriscono, come la scorsa settimana, 2 ragazzi o uccidono come è accaduto a metà settembre.
Anche questa mattina l’esercito è entrato ed ha portato via un ragazzo ferito tempo addietro, ancora in cura, che avrebbe dovuto andare oggi in Giordania per nuove cure non possibili in Palestina.

La notte scorsa è stata molto movimentata, abbiamo avvistato dei coloni in macchina che raggiungevano un uliveto, ma per fortuna sono stati bloccati dagli abitanti del villaggio accorsi in aiuto. Ora, in questo momento, i coloni si sono posizionati nell’uliveto dove sembra esserci un pozzo. Nessun dubbio, Israele vuole questa terra e la poca acqua che non controlla ancora, ma basta pensare alla giovane dodicenne della famiglia, che studia, parla benissimo inglese, balla con esuberante vitalità, la stessa che mette nell’imparare il tiro con la fionda, per dare significato alla parola Sumud.

Susanna

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