Giunto al suo terzo appuntamento, il Tour Sanità Liguria, portato avanti dai gruppi di opposizione in Consiglio Regionale (Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Lista Andrea Orlando e Movimento 5 Stelle), ha fatto tappa questo pomeriggio a Sanremo, negli spazi del Cinema Centrale, per l’unico incontro previsto in provincia di Imperia. A finire sotto la lente d’ingrandimento la riforma della sanità portata avanti dalla Giunta Bucci, contro la quale la minoranza punta il dito unita con convinzione.
A Sanremo l’unica tappa in provincia di Imperia del Tour Sanità delle opposizioni in Consiglio Regionale per dire no alla riforma Bucci
A prendere parte all’incontro odierno in qualità di relatori sono stati i consiglieri regionali PD Enrico Ioculano e Armando Sanna e il consigliere di AVS Jan Casella, seguiti dagli interventi dei referenti locali degli altri partiti e di realtà del territorio.
“Questo tour nasce perché nel giro di qualche settimana il Presidente di Regione Bucci ha inteso portare avanti una riforma complessiva della governance sanitaria di Regione Liguria – spiega il consigliere regionale PD, nonché vicepresidente della Commissione Sanità, Enrico Ioculano -. Noi la riteniamo profondamente sbagliata e per questo motivo abbiamo deciso di presentare una nostra controproposta e contestualmente criticare quelli che sono gli aspetti secondo noi più pericolosi della riforma Bucci. Noi riteniamo che in questo contesto in cui non si conoscono, non sono stati fatti degli studi sui fabbisogni dei Liguri, fabbisogni sanitari, di salute e dei Liguri, sia difficile ovviamente riuscire a identificare quelli che devono essere i servizi da erogare. Qua si sta facendo esattamente il contrario, si lavora sulla governance senza capire quali sono i bisogni. Ecco, noi riteniamo che in questo contesto vada prima di tutto salvaguardato quelle che sono le peculiarità del territorio, rafforzando le aree ottimali, ossia le aree vaste, che sono tre, quella del Ponente, quella metropolitana e quella del Levante, che dovranno avere un obiettivo di coordinare, di armonizzare quelli che sono i processi, quelle che sono le attività. Fatto questo passaggio poi dovranno essere svolte una serie di attività per armonizzare i protocolli, per rendere operativa tutta la parte informatica che oggi è divisa, è parcellizzata e c’è un tema ulteriore, la riforma Bucci, impoverimento, perché elimina quel collante che c’è tra i sindaci e i direttori generali. Domani ci sarà un direttore generale solo su Genova e metteranno i direttori operativi che sono dei facenti funzione in sostanza che dipendono direttamente dai direttori generali con scarsissima capacità decisionale. Se noi pensiamo all’accentramento su Genova e contestualmente viene sviluppato il ruolo dei sindaci, si crea un vulnus su aree fragili come le nostre, un vulnus pericoloso che può avere anche ricadute sui servizi. Chiudo dicendo che c’è un altro tema che è quello che riguarda il personale. Sul tema del personale siamo molto preoccupati.
Oggi c’è un tema di contrattazione che viene fatto sul territorio e domani c’è una contrattazione che verrà fatta esclusivamente su Genova. Ci sarà un problema di armonizzare i contratti integrativi, questo richiederà anni. Ci sono delle posizioni che verranno accorpate e vengono accorpate senza alcun tipo di criterio. Ci saranno persone che dal primo di gennaio si chiederanno quale sarà la loro funzione all’interno dell’Asl unica”.
“Siamo a metà del nostro tour, domani Chiavari, si conclude poi a Genova – aggiunge il capogruppo PD Armando Sanna -. Ma domani mattina già ci sarà un’importante tappa in realtà all’interno della sede del Consiglio regionale perché domani questo provvedimento approderà in commissione. Quindi la nostra grande preoccupazione è stata fin dall’inizio quella che è una riforma pasticciata, quella che è una riforma che non tiene conto proprio delle vere esigenze territoriali dei cittadini e di quello che oggi è la sanità Ligure, una sanità con 250 milioni di buco, una sanità che non tiene conto proprio di quello che è il piano finanziario che è assunzionale. Quindi noi abbiamo costruito una controriforma, dire no forse era la cosa più semplice, in realtà siamo andati oltre, abbiamo costruito una controriforma che sia chiara, una controriforma che dica oggi qual è la sanità che noi vogliamo per la nostra Regione, partendo proprio dall’esigenza dei territori, ascoltando quasi 150 persone all’interno delle audizioni, cercando di fare sintesi su quello che è una riforma che non può essere licenziata in poche settimane come ha fatto il Presidente della Regione, Marco Bucci. Quindi su quella c’è una grandissima costruzione, ci sono sicuramente dei punti molto importanti che oggi elencheremo, li abbiamo sintetizzati in nove macro punti, ma in realtà oggi chiediamo già in partenza una cosa, il fabbisogno oggi di Regione Liguria. Il piano epidemiologico è scaduto dal 2014, una riforma deve partire da quello. Noi non sappiamo le basi di questa riforma, questa riforma da dove parta”.
“La nostra posizione, come Alleanza Verdi Sinistra, insieme al resto dell’opposizione, è totalmente contraria – rimarca Jan Casella, consigliere regionale di AVS -, perché è una riforma che è fatta di corsa, senza ascoltare i territori, senza un’analisi dei bisogni dei cittadini, che accentra su Genova il potere decisionale e rischia di impoverire la sanità e i servizi sui territori. Quindi ovviamente noi siamo totalmente contrari a questo tipo di opera e fare una riforma senza parlare con i sindaci, con i lavoratori, con i cittadini, con i comitati, con chi vive e lavora nella sanità Ligure è qualcosa di paradossale ed è rischioso. Dal 2 gennaio entrerà in vigore un nuovo sistema e la macchina sanitaria Ligure non è pronta, a fronte poi di tutti i problemi che la sanità ligure già ha. E qui noi siamo preoccupatissimi, chiediamo, abbiamo già chiesto a Bucci di fermarsi, di rallentare. Non vuol dire che non si possa fare una riforma, ma non la si può fare in questi termini così veloci, raffazzonati, senza coinvolgimento e senza parlare di quella che sarà l’offerta sanitaria poi sui territori, di questo nella riforma non c’è traccia”.
A cura di Matteo Cantagallo






