6 Maggio 2026 17:57

Riviera Trasporti: la Corte dei Conti chiede oltre un milione di euro agli amministratori per danno erariale / I nomi e le richieste

In breve: Nei guai direttori generali e amministratori dal 2013 a oggi, per il danno erariale creato dai bus a idrogeno rimasti praticamente inutilizzati

Doccia fredda per tutti i direttori generali e amministratori della Riviera Trasporti che si sono succeduti alla guida della società dal 2013 ad oggi. La Procura della Corte dei Conti ha chiuso le indagini, delegate al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Imperia, riferite al flop dei famosi bus a idrogeno, sollevando una richiesta complessiva di danni erariali per oltre un milione e 52 mila euro.

Nei guai direttori generali e amministratori dal 2013 a oggi, per il danno erariale creato dai bus a idrogeno rimasti praticamente inutilizzati

La relazione della Guardia di finanza era stata depositata alla Procura della Corte dei Conti nel settembre dello scorso anno e dopo una lunga serie di ulteriori accertamenti, è ora in fase di notifica ai diretti interessati la richiesta di memorie difensive in merito a danni erariali già quantificati dal PM Roberto Leoni. Le controdeduzioni dovranno essere presentate entro il 31 gennaio 2026 e molti non passeranno un Natale e Capodanno sereni.

Ad essere chiamati in causa sono Enzo Teodoro Amabile, Sandro Corrado, Federico Fontana, Giancarlo Ghinamo, Gianfranco Benzo, Roberto Barla, Katia Giordano, Marina Avegno, Marcello Moraldo, Pellegrina Marenco, Riccardo Giordano, Paola Castelli, Andrea Piana, Giovanni Barbagallo, John Pasqui, Sara Lercaro, Nicoletta Cristiani, Maurizio Temesio e Valerio Zanin.

Nel 2010 l’Unione Europea aveva avviato il progetto “HIGH V. LO CITY” per l’adozione sperimentale di nuove tecnologie ambientalmente sostenibili e per l’utilizzo dell’idrogeno per la mobilità collettiva. Riviera Trasporti s.p.a. era stata ammessa al progetto e l’Unione Europea aveva stabilito di assegnarle 5 autobus con annesso impianto di produzione e distribuzione dell’idrogeno. Il progetto venne formalmente avviato il 1° gennaio 2012 e avrebbe dovuto concludersi entro quattro anni, ma la scadenza venne poi prorogata al 31 dicembre 2019. Per il finanziamento del progetto la Società pubblica aveva preventivato di ricevere dall’Unione Europea oltre 4milioni e 800mila euro, un altro milione e mezzo dalla Regione e 3,5 milioni dalla Fondazione Carige. La Fondazione doveva anche riconoscere a Rt il diritto di superficie per 40 anni per la stazione di rifornimento in Valle Armea.

Fondazione Carige si ritirò quasi subito dal progetto in quanto contrario al proprio statuto, ma in capo a Rt rimase l’affitto dell’area di Valle Armea, pari a 45mila euro annui. Ben presto sorsero anche problemi con i fornitori delle apparecchiature e RT si trovò con un aggravio di spesa di oltre 86mila euro per fatture non onorate nei tempi previsti. Insomma una vicenda partita male fin dalle prime mosse.

Nel 2015 l’Unione Europea, verificati ritardi nell’esecuzione del progetto e in assenza di alcuna esperienza operativa maturata dai cinque autobus acquisiti, ne ha consigliata la riduzione a tre, prorogando il termine di completamento del progetto al 31 dicembre 2019. Riviera Trasporti ha, dunque, rimodulato il progetto, prevedendo l’utilizzo di tre autobus, anziché di cinque e cedendone due all’impresa fornitrice.

Il finanziamento europeo fu quindi ridotto da oltre 4 milioni e 800mila euro a 3 milioni e 400mila euro. Dal documento della Corte dei Conti emerge anche che “un dirigente della Società, in servizio al momento d’esecuzione dell’attività d’indagine, ha riferito che i veicoli non erano mai stati usati per il servizio di linea tra il 2013 e il 2018, limitandosi a percorrenze dimostrative, d’addestramento e per verifiche tecniche”.

Nel 2015 RT rinunciò a 14 nuovi autobus per proseguire nello scellerato progetto dei bus a idrogeno, dirottandovi un finanziamento regionale

Nel settembre 2015, il Direttore Generale di Riviera Trasporti chiede e ottiene dalla Regione di dirottare un finanziamento di un milione e 940mila euro, che avrebbe consentito l’acquisto di 14 nuovi bus a gasolio, per sostenere il progetto dei bus a idrogeno, già scesi da 5 a tre e sempre rimasti fermi.

Gli autobus a idrogeno vengono finalmente messi a disposizione della linea dal terzo trimestre 2018 fino a tutto il 2019, come si legge negli atti della Corte dei Conti, “percorrendo rispettivamente 20.722, 1.208 e 32.416 chilometri”. Poi si fermano di nuovo e in via definitiva per problemi legati alla stazione di rifornimento.

Il 22 novembre 2021 il Consiglio d’amministrazione di Riviera Trasporti delibera la dismissione dei beni non strategici, tra i quali i tre autobus alimentati ad idrogeno e il diritto di superficie ventennale in essere con la proprietaria Fondazione Carige. Una perizia ha stimato il valore dei mezzi in 740mila euro, contro il valore d’acquisto pari a 3milioni e 900mila euro.

Si legge nella nota della Corte dei Conti: “Alla verifica eseguita dalla Guardia di finanza gli autobus, invenduti, risultavano custoditi nel deposito aziendale di Sanremo e il distributore, inattivo, giaceva in abbandono. Ciò non di meno, la Società continua a corrispondere a Fondazione CARIGE il canone annuo, adeguato secondo gl’indici ISTAT, per godere del diritto di superficie dell’area di sedime del distributore”.

Le conclusioni della Guardia di finanza

Il Nucleo di Polizia economico-finanziaria Imperia della Guardia di finanza ha concluso il rapporto indicando di aver rilevato diverse partite di danno erariale. In particolare, la segnalazione riguarda:

  • l’aggravio di spesa di € 86.398,55, seguente all’accordo bonario con Air Liquide Italia Produzione s.r.l., per mancato pagamento di fatture regolarmente emesse e relative forniture eseguite;
  • l’inefficiente utilizzo del finanziamento regionale di € 1.940.000 per il (co)finanziamento dell’acquisto dei tre automezzi alimentati ad idro-geno, utilizzati in linea, in effetti, per poco più di un anno. Ciò, come già innanzi fatto constare, all’esito di “una riallocazione dell’impor-to che, originariamente, doveva essere utilizzato per l’acquisto, da parte della società di trasporto, di n. 14 (quattordici) autobus diesel”. Tali autobus”, ha osservato la Guardia di finanza, “avrebbero potuto essere utilizzati in sostituzione (o ad integrazione) dei mezzi in servizio ormai vetusti ed obsoleti, impedendo, o riducendo, le criticità, alla mobilità collettiva, determinate, nel corso degli anni, dalla mancanza di automezzi, come evidenziato, nel tempo, anche da articoli stampa locali e comunicazioni sindacali”;
  • la corresponsione del canone annuo alla Fondazione CARIGE, per il diritto di superficie dell’area di sedime del distributore del carburante anche a partire dall’anno 2020, quando il servizio di linea degli auto-bus alimentati ad idrogeno era stato dismesso, per un ammontare di € 199.683,94, così ripartita: “euro 194.508,94 relativo all’ammontare complessivo delle somme effettivamente corrisposte”, come da fatturazione acquisita, nonché “euro 5.175,00 costituente la somma da corrispondere nella misura del 23% dell’importo (euro 22.500,00) dei due canoni trimestrali non pagati e confluiti, quali debiti, nel piano concordatario”;
  • – la perdita di valore patrimoniale dei mezzi inutilizzati, in quanto “i tre autobus ad idrogeno, acquistati nel 2012 per un valore complessivo di euro 3.900.000,00, sono stati valutati”, nell’anno 2022, ad un valore totale di euro 740.000,00”, nonché “per i componenti del distributore di idrogeno”, circa i quali “non è stato stimato alcun valore di realizzo. ln merito si precisa che era stato stipulato un contratto di appalto per un ammontare totale di euro 2.098.400,00”.

La Corte dei Conti parla senza mezzi termini di “grave negligenza” e “inaccettabile distorsione dei fini propri dell’Amministrazione”

Per la Corte dei Conti “l’obbiettivo appare essere non quello di realizzare un progetto utile alla collettività, usando denari resi disponibili agevolmente, quanto piuttosto quello di acquisire l’utilizzo dei denari in sé, con una confusione ontologica alquanto singolare” e da qui la Corte evidenzia una “grave negligenza gestionale attribuibile al Consiglio d’Amministrazione e al Direttore Generale. E ancora: “l’adesione ad un progetto per la dotazione di mezzi ad alimentazione alternativa è avvenuta non in un contesto strategico, tendente a conseguire più avanzate prospettive di funzionamento del trasporto locale, atteggiandosi – invece – ad iniziativa isolata e gestita in modo assolutamente inadeguato in tutte le fasi che l’hanno caratterizzata”. “Un’inaccettabile distorsione dei fini propri dell’Amministrazione – nel caso, organizzata in forma societaria – atta a generare uno spreco di risorse, distogliendole, in tutto o in parte, dalle finalità per le quali l’Amministrazione medesima ne è provvista”.

Le richieste di danni ai vari direttori e amministratori, suddivise per le molte contestazioni sollevate

Per la perdita di valore dei mezzi la Corte dei Conti stima il danno erariale in 820mila euro e ritiene che “questa partita di danno dev’essere riferita ai Direttori Generali Amabile e Corrado ed ai Consiglieri d’amministrazione in carica nel periodo tra il 2013, di consegna dei mezzi, ed il 2018, della loro – seppur parziale – messa in esercizio sulla linea”.

Scrive la Procura della Corte dei Conti: “La grave negligenza, consistita nel dispregio degli obblighi di buona amministrazione che ha permeato le condotte dei nominati, antidoverose, s’è sostanziata in scelte gestionali incaute e nell’omessa assunzione di alcuna iniziativa atta a modificare il corso degli eventi”.

Dispone la Procura della Corte dei Conti: “Il pregiudizio arrecato al patrimonio e alle finanze di Riviera Trasporti s.p.a., per questa voce di addebito, dev’essere così ripartito:

Corrado: € 100.000,00;

Amabile: € 80.000,00;

Fontana: € 50.000,00;

Ghinamo: € 130.000,00;

Benzo e Barla: € 80.000,00 ciascuno;

Katia Giordano: € 50.000,00;

Avegno e Moraldo: € 40.000,00 ciascuno;

Marenco: € 20.000,00;

Riccardo Giordano, Castelli e Piana: € 50.000,00 ciascuno.

Prosegue la Procura della Corte dei Conti: Considerato il costo annuale del canone corrispettivo al diritto di superficie (€ 45.000,00) e dando atto, largheggiando, della tempistica che lo svincolo dall’obbligo avrebbe comportato, nei quasi cinque anni dalla dismissione perpetua dell’impianto di pompaggio il danno finanziario sofferto dalla Società pubblica può essere prudenzialmente stimato nella misura di almeno 100.000,00 euro.

Questa partita di danno dev’essere riferita alla responsabilità del Direttore Generale Corrado e dei Consiglieri d’amministrazione della Società dal 2020 in poi: Giordano, Piana, Castelli, Barbagallo, Lercaro, Pasqui, Cristiani, Temesio e Zanin, individualmente nella misura che segue, indicizzata al ruolo rivestito e alla permanenza in carica: Corrado € 13.000,00; Cristiani, Lercaro e Pasqui: € 15.000,00 ciascuno; Giordano, Piana, Castelli, Barbagallo, Temesio e Zanin; € 7,000,00 ciascuno.

Infine, ma non da ultima per importanza, deve considerarsi la perdita di corrispettivi sofferta da Riviera per la mancata circolazione dei mezzi nel periodo tra il 2013 e il 2018, aggravata dalla mancata disponibilità – possibile – di altri 14 autobus ad alimentazione tradizionale, all’acquisito dei quali Riviera Trasporti ha rinunciato, destinando il finanziamento regionale al progetto di mezza in linea di bus alimentati ad idrogeno”. La Procura considera anche minori entrate da sbigliettamento generate nel periodo tra la consegna dei bus e la messa in linea (secondo semestre 2013/ottobre 2018), sia dal minor servizio di trasporto erogato alla Comunità di riferimento. E afferma che il danno in questo caso “può essere equitativamente commisurata ad € 50,000,00“.

La responsabilità di tale ultima partita di danno dev’esser riferita causalmente alle condotte gravemente negligenti dei Direttori Generali avvicendatisi nel periodo, Amabile e Corrado, nonché ai Consiglieri d’amministrazione che hanno gestito la Società nel periodo: Fontana, Amabile, Ghinamo (fino al 27 giugno 2014); Benzo, Barla, Katia Giordano, Ghinamo, Avegno, Moraldo e Marenco (tali per lassi temporali differenti tra il 27 giugno 2014 e il 12 giugno 2017); Riccardo Giordano, Castelli e Piana (tali fino all’ottobre 2018).

La somma a ciascuno richiesta a titolo di responsabilità risarcitoria per il danno sofferto dalla Società dev’esser così ripartita: Corrado: € 6.000,00; Benzo, Barla e Ghinamo: € 8.000,00 ciascuno; Ka-tia Giordano: € 4.000,00; Fontana, Amabile, Avegno, Moraldo, Marenco, Ric-cardo Giordano, Castelli e Piana: € 2.000,00 ciascuno.

Le cifre totali di danno erariale richieste dalla Corte dei Conti a ogni direttore e dirigente coinvolto

In considerazione dell’ingiusto pregiudizio finanziario e patrimoniale sofferto da Riviera Traporti s.p.a. – in ragione delle descritte condotte di Dirigenti e Amministrazioni succedutisi in un ampio lasso temprale, connotate da peculiare negligenza, concretatasi in una assoluta disattenzione alle effettive necessità di buon andamento dell’impresa, erogatrice di un servizio pubblico alla stregua di un’Amministrazione, poiché società in house providing, il danno complessivo nel quale siffatto pregiudizio s’è concretizzato ammonta a complessivi € 1.056.398,55, secondo una ripartizione così ricostruita:

Teodoro AMABILE: € 82.000,00;

Sandro CORRADO: € 205.398,55;

Federico FONTANA: € 52.000,00;

Giancarlo GHINAMO : € 138.000,00;

Gianfranco BENZO : € 88.000,00;

Roberto BARLA : € 88.000,00;

Katia GIORDANO : € 54.000,00;

Marina AVEGNO : € 42.000,00;

Marcello MORALDO : € 42.000,00;

Pellegrina MARENCO : € 22.000,00;

Riccardo GIORDANO : € 59.000,00;

Paola CASTELLI : € 59.000,00;

Andrea PIANA : € 59.000,00;

Giovanni BARBAGALLO : € 7.000,00;

John PASQUI : € 15.000,00;

Sara LERCARO : € 15.000,00;

Nicoletta CRISTIANI : € 15.000,00;

Maurizio TEMESIO: € 7.000,00;

Valentino ZANIN : € 7.000,00.

La Procura della Corte dei Conti invita quindi tutti a depositare entro il termine del 31 gennaio 2026, anche senza l’assistenza di un difensore, le deduzioni ed eventuali documenti ritenuti pertinenti, evidenziando che “il danno risarcibile ammonta complessivamente, ad € 1.056.398,55” e che “il presente atto interrompe la prescrizione del diritto dell’Amministrazione pubblica al risarcimento del danno”.

A cura di Andrea Pomati

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