17 Aprile 2026 06:33

Imperia: l’analisi politica di Zarbano dopo le Provinciali. “Il Centrodestra che vuol fare da grande?”

In breve: Zarbano punta il dito sul dualismo duro a morire fra i partiti politici e "il civismo che non esiste più"

“Centrodestra imperiese: che vorrà fare da grande?”. La domanda se la pone il consigliere imperiese di opposizione Luciano Zarbano di Imperia senza padroni. Che traccia un’analisi dell’attuale situazione politica locale, con il passaggio dal civismo al ritorno dei partiti.

Zarbano punta il dito sul dualismo duro a morire fra i partiti politici e “il civismo che non esiste più”

Scrive Zarbano in una nota: “Che farà da grande il centrodestra imperiese? Domanda legittima, soprattutto alla luce dei risultati delle recenti Elezioni Provinciali. È vero: si tratta di elezioni di secondo livello, ma sarebbe un errore archiviarle come un semplice dettaglio tecnico. I segnali politici, quando arrivano, andrebbero almeno letti.

Forza Italia ha fatto la parte del leone, confermando di essere oggi il perno del centrodestra provinciale. La Lega, pur riuscendo a eleggere un solo consigliere, ha dimostrato però una cosa non banale: grazie ad un lavoro di squadra, è riuscita a raccogliere consensi un po’ ovunque. Tradotto: il radicamento sul territorio c’è e si vede.

Fratelli d’Italia, anche qui con un solo consigliere eletto, manda invece un messaggio piuttosto chiaro: in provincia, almeno per ora, lo sfondamento annunciato non si è ancora visto. Se Atene piange, Sparta non ride, infatti anche nel PD qualcosa non è andata per il verso giusto, segno che le difficoltà non sono certo appannaggio di un solo campo politico. Mentre guardando il resto della Provincia: che sviluppi ci saranno a Sanremo? A Bordighera c’è stato un reset (almeno per ora), conseguenza di fuoco amico?

Ritornando alle elezioni provinciali, a rendere il quadro ancora più interessante ci sono poi i cosiddetti “civici per caso”, approdati in Consiglio Provinciale, non tanto per il loro passato. Sono una variabile da analizzare con attenzione per il futuro. Senza allarmismi, ma con una sana dose di prudenza mista a curiosità: l’esame, in questi casi, non è mai eccessivo. Guardando avanti, i prossimi appuntamenti elettorali appaiono tutt’altro che scontati.

E qui nasce una riflessione personale, da uomo di centrodestra: oggi i partiti della coalizione in cui mi riconosco ideologicamente, continuano a non esibire i loro simboli, e non solo, almeno in sede di politica comunale imperiese. I simboli sono gli elementi peculiari che caratterizzano ogni identità politica, e nel nostro caso appaiono fagocitati da un civismo che non c’è più. Non si intravede neanche alcun tentativo di dimostrare una visione autonoma che consenta di distinguersi dall’attuale assetto di potere. Sistema che, è bene ricordarlo, ha sempre lo stesso direttore d’orchestra. E non serve nemmeno nominarlo.

Se questa assenza di visione indipendente dovesse proseguire, il rischio è evidente: una parte dell’elettorato andrà a rimpinguare le fila dell’astensionismo, mentre un’altra parte potrebbe scegliere chiunque si presenti come “alternativa credibile”, anche solo per reazione. In politica il vuoto non resta mai tale: qualcuno prima o poi lo riempie. E non sempre nel modo che ci si augura”.

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