25 Aprile 2026 23:30

Imperia, porto turistico. Sardi accusa: “A trazione speculativa, effetto inconsistente per l’economia cittadina”

La seduta notturna dell’ultimo consiglio comunale si è a tratti trasformata in una scena da bar da angiporto, in particolare in occasione della discussione sulla pratica con gli indirizzi alla società Marina di Imperia sul piano per il completamento del porto turistico“. A parlare è il consigliere di Minoranza Lucio Sardi (AVS), che ritorna sull’ultima seduta del Consiglio Comunale dello scorso 29 dicembre.

L’intervento del consigliere di AVS

Per la presentazione della pratica – prosegue Sardi -, l’oste/presidente Vassallo ha infatti adottato una interpretazione da bar del regolamento del consiglio comunale, secondo la quale il sindaco (a differenza degli assessori) non deve rispettare alcun limite di tempo nella presentazione delle pratiche.

In un consiglio comunale convocato alle ore 20 per consentire a Scajola di farsi due selfie a Roma in un incontro tra il papa e tutti i primi cittadini dei capoluoghi di provincia d’Italia, il sindaco ci ha così offerto un comizio di fine anno di quasi tre quarti d’ora sul porto.

Un intervento fiume ritenuto così memorabile da dover essere pure fotocopiato dai messi e fornito in copia a tutti i consiglieri, magari per rilegarlo nella raccolta degli sproloqui epici da “bar del porto”, che da vent’anni ci propina.

Si è trattato di un intervento tanto pieno di annunci e enfasi quanto vuoto di elementi concreti sul progetto di completamento del porto, considerato che i nuovi indirizzi dell’amministrazione alla società partecipata che deve guidarlo sono stati motivati dal fatto che il piano finanziario su cui si è finora basato tutto e sulla base del quale è stata rilasciata tre mesi fa la concessione di 65 anni è stato letteralmente cestinato.

Una “svolta” portata all’attenzione dei consiglieri comunali all’antivigilia di natale (priva peraltro di parte della documentazione citata nel deliberato) e discussa in commissione consiliare lo stesso giorno in cui si è tenuto il consiglio, perchè le regole da “bar del porto” valgono anche per le commissioni.

Nell’intervento da caudillo un po’ alticcio da sbornia autocelebrativa, il sindaco, non potendo dare i numeri del nuovo piano finanziario del progetto del porto (che come si chiede nella delibera deve essere riscritto dalla società Marina di Imperia), ha “dato le lettere” dei diversi lotti in cui sono state spacchettate le opere da realizzare.

La lettera A, che riguarda sostanzialmente la gran parte delle opere edilizie previste (Yacht club – albergo a 5 stelle – residenze di lusso e palazzina per residenze di “corpi dello stato”), merita ovviamente una analisi approfondita perchè è il vero nodo dolente del piano.

Per realizzare il tutto, si prevede la cessione in uso per 65 anni al privato che realizza quelle opere (che chiameremo “ignoto A”) oltre alle case di lusso, l’albergo e lo yacht club, una parte consistente dei posti barca più grandi e redditizi, scelta che priverà il comune per un tempo così lungo di alcun vantaggio o ritorno economico.

Si tratta in sostanza di una ipoteca improduttiva, a meno che si ritenga un ritorno reale per la città avere altre seconde case costruite sul fronte mare o un albergo che verrà, come abbiamo già visto in passato, poi convertito in altre seconde case o magari in supermercato, ovviamente per “inderogabili e impreviste esigenze sopraggiunte”.

Altro tema è la subalternità del pubblico al soggetto privato attuatore che questo schema produce, in quanto, paventando al comune il rischio di trovarsi una nuova opera incompiuta, “l’ignoto A” potrà chiedere di cambiare le carte in tavola intervenendo sulle destinazioni d’uso (l’albergo) e realizzando le opere al risparmio, considerato che dopo 65 anni ne perderà la titolarità.

Uno schema che ricorda troppo il precedente del per nulla ignoto (salvo a Scajola che minaccia querele a chi afferma che lo portò lui a Imperia) Caltagirone, il quale allora riuscì tra l’altro a costruire il parcheggio sotterraneo del porto privo di impermeabilizzazione.

Ci riferiamo allo stesso parcheggio di cui due anni fa, sempre al bar del porto, Scajola annunciava la riapertura in tempo per le successive vele d’epoca e che ancora adesso attende l’ingresso del primo veicolo.

Considerando che la logica dello spacchettamento delle opere sarebbe stato predisposto a seguito degli esiti delle “manifestazioni di interesse” raccolte dalla società Marina di Imperia, i cui attori e contenuti reali non sono stati resi noti, è logico pensare che “l’ignoto A” sia stato quantomeno il suggeritore di quello schema. Una formulazione che però, prima di essere adottata (almeno per chi non fa politica al bar), avrebbe dovuta essere accompagnata da un piano finanziario credibile da valutare, strumento che invece si è dato mandato alla società Marina di Imperia di realizzare in futuro.

In ragione della misera fine che ha fatto il piano finanziario realizzato nel 2023 e aggiornato nel 2024 – sbugiardato dallo stesso soggetto estensore dopo l’esito delle manifestazioni di interesse, ma sul quale si è giustificato il rilascio della concessione sessantacinquennale – e della perizia e del “fiuto” di Scajola nello scovare e valutare l’affidabilità dei soggetti privati da coinvolgere, non c’è da essere ottimisti.

Anche perchè se, diversamente dal recente passato, non vi fossero intoppi nelle opere di completamento del porto turistico a trazione speculativa voluto da Scajola 20 anni fa e rimasto immutato a oggi, l’effetto che porterebbe all’economia cittadina sarebbe inconsistente, sia in termini occupazionali che di indotto.

La fuga dei consiglieri di maggioranza per impedire la discussione delle mozioni delle opposizioni – che ha chiuso nella notte l’ultimo consiglio – rappresenta un triste parallelo con quella a cui sono costretti dalla città tanti giovani. La generazione alla quale i trent’anni di potere del parlamentare-ministro-sindaco-presidente di provincia non ha saputo garantire occasioni di lavoro per restare a vivere a Imperia e farla crescere.

Per chiudere l’anno in bellezza, il sindaco ha poi ritenuto di rilasciare alla testata giornalistica on line meno sgradita una intervista a tutto campo nella quale ha affermato che in politica, chi non sa aggiornarsi alle novità e resta ancorato al passato è un “ignorante o bollito“.

Rileggendo i suoi annunci dei primi anni ottanta, tristemente identici a quelli odierni, solo per evitare una caduta di stile non ritengo di dargli ragione”.

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