Si sono appena concluse le festività natalizie e oggi, 3 gennaio 2026, prendono ufficialmente il via i saldi invernali. Un momento che, almeno sulla carta, dovrebbe ridare slancio alle vendite, ma che per molti commercianti di Imperia arriva dopo settimane difficili e con più perplessità che entusiasmo.
Nei giorni scorsi siamo andati tra le vie del centro cittadino per raccogliere il bilancio delle festività natalizie e capire cosa pensano gli esercenti dell’avvio dei saldi. Il quadro che emerge è quello di un Natale complesso, con poco passeggio, acquisti ridotti e concentrati all’ultimo momento, e un confronto costante, e spesso amaro, con la vicina Sanremo, percepita come molto più viva e attrattiva.
Shopping di Natale? “Non c’è passeggio nè attrattiva”
La sensazione, camminando tra le vie del centro di Imperia, è stata per molti la stessa: poche persone in giro e vendite concentrate negli ultimissimi giorni, spesso per necessità più che per scelta. «Nelle vacanze di Natale qui era deserto», racconta Cristina Melagrano, del negozio Soggetti in Piazza San Giovanni. «Sarebbe stato più costruttivo creare attrattiva per turisti e cittadini. A Sanremo c’è gente, c’è richiamo, qui invece cosa è stato fatto per portare persone? C’è stata una caduta verticale delle vendite e una caduta continua per tutti i negozi della zona. Sono qui da 24 anni e oggi ci sono dieci locali vuoti, altri stanno per chiudere. L’amministrazione comunale e le associazioni di categoria non ci seguono».
Una sensazione che ritorna anche nelle parole di Marina, de La Macina Cibi Italiani: «Come genere alimentare siamo sul livello degli altri anni. C’era un po’ di gente di fuori, con cui lavoro di più, ma la vendita va a momenti, non è continuativa. Sanremo invece era piena e noi non riusciamo ad avere quel flusso. Le vendite vanno a momenti, non sono continue. Non ci sono più i botti del periodo natalizio, ormai è tutto all’ultimo».
Lo stesso clima viene confermato da Davide, della gioielleria Corradi: «È stato il peggior Natale degli ultimi 26 anni. Poche persone in giro, portici sporchi, luci accese tardi. Non c’era movimento, abbiamo provato a fare di tutto, ma non è servito».
Pensierini, buoni regalo e spese contenute
Dove si è venduto, lo si è fatto soprattutto su articoli di prezzi contenuti, con regali piccoli e tanti buoni. «Noi abbiamo una vendita abbastanza continuativa e possiamo dire che quest’anno è andata bene, ma abbiamo lavorato tanto prima. A Natale pochi regali tradizionali, tanti buoni, tante vacanze o cibi di qualità regalati e tanti acquisti fatti per sé stessi», spiegano Marzia e Sabrina, del negozio Marzia C..
Un quadro che trova riscontro anche in altri settori: «Abbiamo venduto tanti pensierini e poche cose costose», conferma Raffaella Cavallo, de La Clessidra. «L’incasso fortunatamente è simile all’anno scorso, ma la gente compra solo articoli economici».
Chi è riuscito a difendersi lo ha fatto grazie a una clientela fidelizzata oppure alla stagionalità. «Non c’era passeggio», sottolinea Patrizia Campi, del negozio Campi, «Ma fortunatamente noi abbiamo una clientela mirata. Lavoriamo molto con WhatsApp e spesso è gente che viene da fuori».
«Quest’anno le feste sono andate bene grazie alla neve – spiega Alessandro Bellotti, del negozio Quiksilver – ma la situazione generale è quasi al collasso. Le cause sono tante: la vendita online, il potere di acquisto che cala e il fatto che noi vendiamo tempo libero. Se non lo hai, non compri»
Saldi al via e una città che non convince
In questo contesto già fragile, l’avvio dei saldi il 3 gennaio viene vissuto da molti come un ulteriore problema. «È troppo presto, la stagione invernale è appena iniziata», dice Melagrano e alla sua voce si unisce quella di Sabrina e Marzia. Anche per loro l’avvio dei saldi è una scelta sbagliata: «Farli iniziare il 3 gennaio è inaccettabile. Piuttosto li fai partire prima, il 20 dicembre, così riempi la città. Natale è stato un po’ triste e non ci aspettiamo un grande saldo: la gente va sulla neve».
Alessandro Bellotti, del negozio Quiksilver, si unisce a loro e allarga il discorso al sistema nel suo complesso: «Oggi le persone comprano solo se c’è lo sconto. Rimbalziamo continuamente da pre-saldi a mid-season sale. Il mercato è ormai abituato allo sconto». Secondo Bellotti, il problema non è solo commerciale ma culturale: «Non capisco perché in estate si accetti di pagare tantissimo un lettino al mare e d’inverno, quando vuoi un piumino, pretendi subito lo sconto. I saldi di fine stagione dovrebbero essere a marzo». E aggiunge: «Il primo anno vai in crisi, ok. Il secondo la gente si deve abituare. Perché una giacca costa 200 euro? Perché dentro c’è un valore. Ma oggi il mercato è abituato allo sconto: la gente entra e chiede “quanto mi fai?”, “cosa c’è in saldo?”».
Una crisi che va oltre il singolo Natale
Il tema dei saldi si intreccia così a una riflessione più ampia sul futuro del commercio cittadino. «Se negli ultimi giorni dell’anno, tra il 10 e il 30, vai male, il bilancio chiude in negativo», spiega Bellotti. «Questa è una crisi sistemica: ci basiamo su un modello di vent’anni fa in un mondo che cambia ogni sei mesi».
Parole che trovano eco nel malcontento espresso da altri commercianti del centro e mentre alcuni resistono grazie a rapporti personali e fiducia reciproca, cresce la stanchezza. «Tanti dicono che non ce la fanno più», conclude Bellotti. «E li capisco: se per vent’anni vivi sotto stress continuo, alla fine ti chiedi se ne valga la pena».
A cura di Selena Marvaldi






