18 Aprile 2026 11:31

SS28, viadotto Uveghi a rischio. Sardi (AVS): “Inaccettabile che Anas non sia chiamata a rispondere di una simile vicenda”

In breve: Le parole del consigliere di AVS: "Continuando propaganda su grandi opere viarie senza strategia coerente si snatura missione di tutela dell'interesse pubblico che dovrebbe svolgere Anas"

La vicenda della possibile chiusura del viadotto della strada statale 28, la principale arteria di collegamento ordinaria tra la provincia di Imperia e il Piemonte e la valle Arroscia, lascia più che interdetti”. A parlare è il consigliere di minoranza Lucio Sardi, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra nel Consiglio Comunale di Imperia.

Le parole del consigliere di AVS: “Continuando propaganda su grandi opere viarie senza strategia coerente si snatura missione di tutela dell’interesse pubblico che dovrebbe svolgere Anas”

Il rischio che la nostra provincia corre – prosegue Sardi – è infatti quello di un pesante isolamento infrastrutturale in grado di creare gravi disagi e contraccolpi alla nostra economia, sia dell’entroterra che della costa, per i residenti, il settore produttivo manufatturiero e quello turistico.

Uno scenario che nasce non da eventi straordinari, ma a causa dell’incredibile incapacità di Anas di garantire la manutenzione ordinaria di una infrastruttura vitale per il nostro territorio. Il tutto in una fase storica di grandi annunci della politica locale su nuove grandi opere da realizzarsi (il traforo Armo-Cantarana o l’Aurelia bis), previsti proprio con l’intervento della stessa società pubblica controllata dal ministero dei trasporti.

Parliamo della stessa società e della stessa classe politica locale che, nel caso del progetto del tratto di Aurelia bis che attraverserà il territorio del comune di Imperia, ha previsto opere dal pesante impatto e costo, rifiutandosi di accogliere le richieste di modifica avanzate dai comitati cittadini, richieste che ne attenuerebbero le ricadute sul territorio riducendone l’onere di realizzazione.

Il confronto tra la prepotenza e sordità di tali soggetti rispetto a istanze dei cittadini – non certo mosse dalla volontà di impedire la realizzazione, ma di migliorare opere infrastrutturali previste sulla base di “superiori esigenze pubbliche” – e l’irresponsabilità dimostrata rispetto all’interesse pubblico nella carenza di manutenzione di quelle esistenti, pone una riflessione.

Non è accettabile che Anas (e quindi il ministero che la controlla) non sia chiamata a rispondere di una simile vicenda e possa operare indisturbata sul nostro territorio mancando – a causa della sua incapacità di gestire l’ordinaria manutenzione ordinaria – alla sua funzione di garanzia pubblica di tutela delle infrastrutture esistenti, agire agevolato dai “tappeti rossi” offerti da amministratori locali sempre e solo interessati al consenso che le “grandi opere” possono assicurare.

L’analisi delle conseguenze sulla circolazione delle merci derivanti dalla possibile chiusura del tratto della strada statale 28 dovrebbe poi portare a un ripensamento sulla strategia di annientamento della banchina commerciale di Oneglia messa in atto da Scajola.

In ragione delle previste “grandi opere” sul territorio, a cui potrebbe addirittura aggiungersi l’intervento di rifacimento – se non fosse sufficiente una manutenzione straordinaria – del viadotto della statale 28, la presenza di uno scalo commerciale attrezzabile anche per gestire i flussi veicolari pesanti su gomma, oltre che per la fornitura di materiali da costruzione (in primis il cemento), potrebbe rivelarsi preziosa e utile.

Continuando a fare propaganda sulle grandi opere viarie senza una strategia coerente e moderna di organizzazione del sistema dei trasporti e, soprattutto, non curando la manutenzione delle infrastrutture esistenti, si coltiva l’ego di certa politica, si snatura la missione di tutela dell’interesse pubblico che dovrebbe svolgere Anas e si aggravano le difficoltà del territorio e dell’economia locale.

Le modalità con cui i rappresentanti di Anas hanno cercato di gestire l’incredibile vicenda del grave ammaloramento del viadotto Uveghi – chiedendo, durante l’incontro tenutosi in Provincia, di non diffondere le immagini della condizione della struttura – e la consueta scarsa loquacità del presidente della Provincia Scajola quando ci sono problemi di cui assumersi la responsabilità, lasciano però scarse speranze che questo accada.

Per provare a mettere in moto una discussione seria su questo tema servirebbe probabilmente uno scatto da parte dei rappresentanti delle realtà produttive, del lavoro e degli amministratori del territorio che hanno maggiore attenzione agli effetti e interrogativi sollevati da questa vicenda”.

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