17 Aprile 2026 06:33

Imperia: Provincia rimette mano alle tariffe idriche. Il Comitato Acqua Pubblica lancia l’allarme:”Criticità nel provvedimento”

In breve: Tariffe idriche 2026-2027, il Comitato Difesa Acqua Pubblica replica alla Provincia

In merito al nostro articolo sull’avvio della procedura di aggiornamento delle tariffe del Servizio Idrico Integrato per il biennio 2026-2027, disposto dalla Provincia di Imperia, riceviamo e pubblichiamo una nota del Comitato Difesa Acqua Pubblica.

Nel comunicato, il Comitato esprime forti perplessità sul provvedimento dirigenziale del 9 gennaio, sollevando rilievi di carattere amministrativo, regolatorio e tariffario, con particolare riferimento alle prescrizioni di Arera, al ruolo del gestore Rivieracqua S.p.A. e alle ricadute per gli utenti.

Tariffe idriche 2026-2027, il Comitato Difesa Acqua Pubblica replica alla Provincia

Il Provvedimento Dirigenziale n. 54 del 9 gennaio 2026 con cui la Provincia di Imperia ha avviato il procedimento di aggiornamento delle tariffe del Servizio Idrico Integrato per il biennio 2026-2027 solleva serie e fondate preoccupazioni sul piano della legittimità e dell’opportunità amministrativa. Come comitato che rappresenta gli interessi degli utenti e dei cittadini, riteniamo doveroso richiamare l’attenzione su un atto che, pur presentandosi formalmente corretto, appare sostanzialmente viziato nei suoi presupposti e pericoloso nelle sue conseguenze.

L’avvio della procedura di aggiornamento tariffario viene giustificato come adempimento dovuto rispetto alla regolazione generale di settore, ma questa impostazione trascura un elemento decisivo: il contesto specifico in cui opera il gestore Rivieracqua S.p.A. e le prescrizioni vincolanti che l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ha imposto con la Deliberazione n. 325/2025/R/IDR. Non si tratta di un dettaglio tecnico, bensì del cuore della questione. L’Autorità ha infatti accertato gravi carenze nella qualità tecnica del servizio, in particolare in relazione alla disponibilità e affidabilità dei dati sulle perdite idriche e al rispetto della normativa europea sul trattamento delle acque reflue, con riferimento emblematico al caso dell’agglomerato di Andora, già oggetto di condanna da parte della Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Queste inadempienze non sono neutre sul piano tariffario. Il Metodo Tariffario Idrico per il periodo regolatorio 2024-2029 stabilisce espressamente che, a partire dal 2026, i gestori che non abbiano superato i prerequisiti di qualità tecnica siano esclusi dall’aggiornamento tariffario. La stessa Deliberazione 325/2025/R/IDR subordina ogni revisione futura delle tariffe alla verifica puntuale del rispetto di tali condizioni. Eppure la determina della Provincia avvia la procedura come se questo problema non esistesse, dando per scontata l’ammissibilità del gestore all’aggiornamento senza che risulti alcuna verifica formale sul superamento delle carenze accertate. In questo modo l’atto amministrativo si fonda su un presupposto che la regolazione di settore mette seriamente in dubbio, se non addirittura esclude.

A ciò si aggiunge un secondo profilo di estrema gravità. L’Autorità ha rilevato pratiche tariffarie illegittime e ha imposto all’ente di governo dell’ambito un obbligo preciso: nel primo aggiornamento biennale utile dovranno essere definiti i termini per la restituzione agli utenti degli oneri non riconosciuti in tariffa, a partire dal 2026. Questo significa che l’aggiornamento 2026-2027 non può essere una semplice revisione contabile dei costi, ma deve necessariamente includere un piano di recupero a favore dell’utenza. La determina provinciale, pur richiamando questo obbligo nelle premesse, lo cancella di fatto nella parte operativa, avviando una procedura che non contempla alcun meccanismo concreto di restituzione. Si crea così una contraddizione evidente tra ciò che si riconosce a parole e ciò che si realizza negli atti, in violazione diretta di un comando vincolante dell’Autorità di regolazione.

Il quadro si aggrava ulteriormente se si considera che ARERA ha già accertato l’illegittimità della struttura tariffaria applicata dal gestore, in particolare per la mancata adozione di un sistema pro capite che tenga conto della reale composizione dei nuclei familiari. Anche su questo punto l’Autorità ha chiesto un intervento correttivo chiaro, invitando l’ente di governo dell’ambito a garantire un’articolazione tariffaria conforme alla normativa. Tuttavia la Provincia avvia il procedimento di aggiornamento delle tariffe senza porre come obiettivo esplicito la sanatoria di questa violazione. È inaccettabile pensare di rivedere i livelli tariffari senza prima assicurare che la loro struttura sia legittima e giusta, perché l’ammontare della tariffa non può essere separato dalle regole con cui essa viene applicata.

Nel loro insieme, questi elementi delineano un quadro preoccupante. L’atto provinciale appare come un provvedimento formalmente ineccepibile ma sostanzialmente cieco rispetto alla realtà regolatoria e ai doveri di tutela dell’interesse pubblico. Avviare una procedura di aggiornamento tariffario in assenza della certezza che il gestore ne abbia titolo, senza includere gli obblighi di restituzione agli utenti e senza affrontare le illegittimità strutturali già accertate, significa esporre cittadini e istituzioni a un nuovo contenzioso e a un ulteriore indebolimento della fiducia nel sistema di governo del servizio idrico.

Come comitato riteniamo che la Provincia avrebbe dovuto sospendere l’avvio della procedura e pretendere prima il pieno adempimento delle prescrizioni ARERA, a partire dal superamento dei prerequisiti di qualità tecnica. Solo dopo una verifica seria e trasparente sarebbe stato possibile discutere di aggiornamento tariffario, e solo a condizione che questo fosse accompagnato da un piano chiaro di restituzione agli utenti e dalla riforma della struttura tariffaria in senso equo e conforme alla legge.

In mancanza di tutto ciò, il Provvedimento Dirigenziale n. 54 del 9 gennaio 2026 non appare come uno strumento di buona amministrazione, ma come un atto che rischia di consolidare pratiche illegittime e di scaricare ancora una volta sui cittadini il costo di inefficienze e inadempienze non loro imputabili. È per questo che chiediamo con forza una revisione dell’operato della Provincia e un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli enti coinvolti, affinché la gestione del servizio idrico torni ad essere fondata su legalitàtrasparenza e reale tutela dell’interesse collettivo.”

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