Si è svolto oggi, 31 gennaio, l’incontro promosso dal Comitato di InterVento Popolare e intitolato “Transizione sì, ma non così” incentrato sul progetto di realizzazione del parco eolico denominato “Imperia Monti Moro e Guardiabella”.
Il progetto prevede la realizzazione di 32 aerogeneratori alti oltre 200 metri e di potenza ciascuno pari a 6,2MW sui crinali montani che giungono fino a Monte Pian delle Vigne, collocati nei territori comunali di Aurigo, Borgomaro, Castellaro, Cipressa, Dolcedo, Pietrabruna, Pieve di Teco, Prelà e Rezzo. Inoltre è prevista la realizzazione di una sottostazione elettrica sul territorio comunale di Borgomaro e delle relative opere di connessione fino alla frazione Campochiesa di Albenga.
Sul palco dell’incontro pubblico sono intervenuti Enrico Pira, esperto di medicina del lavoro e ambientale e sindaco di Pieve di Teco, Marco Piombo, coordinatore WWF Savona e già delegato per la Liguria del WWF Italia, e Giuseppe Raggi, studioso delle normative sulla “conversione energetica”.
Enrico Pira: “Il rischio è fare opere mastodontiche con scarsa resa”
Nel suo intervento, Enrico Pira ha ribadito con chiarezza la posizione dei sindaci coinvolti, spiegando che “l’impegno sentito per la transizione energetica è fondamentale, tutti siamo convinti che sia necessario perseguire questi obiettivi”. Il punto critico, ha precisato, riguarda però le modalità con cui questi obiettivi vengono portati avanti: “Il problema è che gli obiettivi devono essere perseguiti con una certa logica e in difesa dell’ambiente”.
Riferendosi al progetto del parco eolico Montemoro–Guardiabella, Pira ha sottolineato come l’intervento, così come concepito, “Comporterebbe uno scempio inaudito nel profilo del nostro territorio”, a fronte di “una dubbia, se non scarsa, resa energetica richiede una discussione approfondita”. Ha poi chiarito che non si tratta di una posizione ideologica: “Come sindaci siamo assolutamente a favore, non siamo contro i cambiamenti però ci dovrebbe essere un modo nel progettare questi parchi e queste stazioni energetiche alternative, considerando qual è il reale beneficio”.
Il rischio, ha concluso, è “Fare opere mastodontiche con scarsa resa, dove l’unico risultato sarebbe il profitto a vantaggio di chi cura l’opera”.
Marco Piomobo: “Aree interessate dal progetto, non idonee”
Marco Piombo, coordinatore WWF Savona ed ex delegato per la Liguria del WWF Italia, ha spiegato la posizione dell’associazione partendo da un principio generale di sostegno alle rinnovabili, chiarendo però le ragioni della contrarietà al progetto in esame: “La nostra posizione a livello nazionale è una posizione di favore agli impianti di energie rinnovabili. Ovviamente questo è un caso specifico dove, anche a fronte di studi di verifica che abbiamo fatto e di osservazioni che avevamo presentato, ci sono aree interessate da questo progetto che sono aree non idonee”.
Piombo ha sottolineato che la contrarietà nasce proprio dal quadro normativo vigente: “Quando ci troviamo di fronte ad aree non idonee, già dettate dalla pianificazione regionale vigente, il nostro contributo in questo caso è un contributo di contrarietà specifica dovuto alla non idoneità del sito”.
Le criticità, ha spiegato, riguardano in particolare la tutela ambientale: “Questo per quanto riguarda la protezione della fauna, la protezione degli habitat e tutto ciò che è legato alla cosiddetta rete naturale”.
A queste si aggiunge un ulteriore elemento emerso durante la procedura: “Molte delle aree interessate, sia dalla viabilità sia dagli impianti, ricadono in aree percorse da incendi, dove vige il divieto di cambio di destinazione”. Motivi che, ha concluso, hanno portato a un giudizio negativo sul progetto: “Questi sono principalmente i motivi che ci hanno spinto a dare un parere negativo specifico”.
Resta comunque aperta la disponibilità al confronto su altri contesti: “Noi restiamo aperti alla valutazione per quanto riguarda le aree idonee, ma al momento non abbiamo riscontrato progetti presentati su aree idonee”.
Giuseppe Raggi: “Progetti fuori scala proposti in modo inaccettabile”

Nel suo intervento, Giuseppe Raggi ha posto l’accento innanzitutto sulla dimensione dei progetti eolici in discussione, definendoli chiaramente sproporzionati rispetto al contesto territoriale. Si tratta, ha spiegato, di interventi molto simili tra loro, “progetti di grandissima scala“, che raggiungono potenze complessive elevate.
Secondo Raggi, non si tratta solo di una coincidenza tecnica: i progetti risultano infatti riconducibili allo stesso gruppo societario e presentano forti analogie anche nella documentazione. Come ha sottolineato “intere parti dei due progetti sono identiche“
Questa modalità di redazione avrebbe prodotto anche errori evidenti e da a qui, ha spiegato, nasce una riflessione più ampia che va oltre il singolo intervento e riguarda l’intero sistema di valutazione delle grandi opere legate alle rinnovabili. A suo giudizio, “c’è un problema strutturale nel modo in cui vengono valutati questi progetti“.
Raggi ha poi affrontato il tema delle procedure autorizzative “sia questo progetto sia quello di Monte Moro sono fermi per il necessario parere del Ministero“. Un altro nodo critico riguarda i tempi concessi a Comuni e cittadini per intervenire nel procedimento: una volta superata la fase ministeriale, ha spiegato Raggi, “Comuni piccoli come quelli coinvolti hanno solo 30 giorni per presentare osservazioni”, un margine che rende difficile un confronto reale.
Un sistema che, secondo Raggi, tende a ripetersi senza correzioni e che rischia di svuotare di significato la stessa transizione energetica. In conclusione, ha parlato di “progetti fuori scala, proposti con un metodo inaccettabile“, sottolineando come così “si butta a mare il concetto di transizione”.













