18 Aprile 2026 10:38

Sanità sotto attacco a Gaza: a Imperia il documentario che la BBC non ha trasmesso. “Colpiti ospedali e medici”/Foto e Video

In breve: Il documento racconta come gli ospedali siano stati prima bombardati, poi assediati, con acqua, elettricità e fognature distrutte

Grande partecipazione ieri sera, venerdì 17 aprile, al Monastero delle Clarisse di Imperia, dove AIFO, Non Una di Meno Ponente Ligure e Sanitari per Gaza hanno proiettatoGaza: Doctors Under Attack“, il documentario del regista Karim Shah che la BBC ha commissionato ma non ha avuto il coraggio di mandare in onda.

La sala si è riempita di cittadini per assistere a un filmato che, come ha spiegato Pino Petita, infermiere della rete “Sanitari per Gaza“, “è abbastanza crudo sulla situazione sanitaria a Gaza e sulla distruzione del servizio sanitario, che con accanimento e premeditazione il governo israeliano fa di tutto per smantellarlo del tutto“.

Il documento racconta come gli ospedali siano stati prima bombardati, poi assediati, con acqua, elettricità e fognature distrutte

“A volte si assiste a operazioni fatte con la luce del cellulare, o a vere e proprie torture senza anestetici, perché manca tutto – ha detto Petita. Il dato più agghiacciante riguarda gli operatori sanitari: oltre 1.700 morti dall’inizio del conflitto.

Ines Barletta di Non Una di Meno ha ricordato come la serata fosse anche un modo per continuare il lavoro di Khalid Rawash, il medico palestinese scomparso il 4 aprile scorso, sottolineando che l’attenzione del gruppo non si ferma a Gaza: “Siamo molto attenti anche a quello che sta succedendo in Cisgiordania, dove i coloni ogni giorno attaccano i pastori e le famiglie”.

Susanna Bernoldi di AIFO ha chiuso con un appello ai governanti, citando Raoul Follereau:”Smettete di spendere per le armi, e spendete per progetti di pace, per la scuola, l’istruzione, la sanità”.

“Quello che presentiamo oggi – spiega Pino Petita al nostro giornale – è un filmato abbastanza crudo sulla situazione sanitaria a Gaza e sulla distruzione del servizio sanitario nazionale, che con accanimento e premeditazione il governo israeliano fa di tutto per smantellarlo del tutto. Da quando sono iniziati, dopo il 7 ottobre, i primi bombardamenti sulla Striscia di Gaza abbiamo assistito ad un accanimento soprattutto per quanto riguarda le strutture ospedaliere e sanitarie che sono state inizialmente bombardate, poi assediate, con tutte le infrastrutture annesse distrutte, quindi acqua, elettricità, fognature, poi scarsità di medicine, di farmaci, anestetici, insomma tutto quello che serve per portare un’operazione chirurgica in tutta tranquillità. Tutto questo a Gaza non c’è, non ci sono ormai anche i carburanti che servivano per alimentare i generatori per la luce. È finito, è terminato.

E quindi a volte si assiste, lo vedremo anche nel filmato, a operazioni fatte con la luce del cellulare, piuttosto che a vere e proprie torture senza anestetici, perché appunto manca tutto.

La distruzione del servizio sanitario locale, diciamo, non è che è iniziata il 6 ottobre, è già da prima, il sistema sanitario è sempre stato messo sotto attacco, ma ultimamente invece l’accanimento si è rivolto anche sugli operatori sanitari, perché la cifra ormai assurda a cui siamo arrivati parla di 1700 operatori morti dal 7 ottobre in poi a Gaza. 1700 operatori vuol dire tanto, vuol dire non solo annientare nell’immediato la struttura sanitaria ma anche per il futuro, perché una struttura sanitaria può essere costruita in poco tempo. Invece, per quanto riguarda le specialità mediche, queste per essere acquisite possono impiegarci anche più di decenni per essere attuate. Quindi vuol dire precludere per il futuro di queste popolazioni una assistenza sanitaria. Questo è quello di cui parla il filmato. Il filmato vuole anche essere un’indagine forense.

L’indagine forense sono tutte quelle procedure messe in campo per acquisire prove, documentazioni, testimonianze, anche testimonianze, per arrivare poi a iniziare un processo che è quello che è stato già intrapreso, che è quello di far condannare lo Stato di Israele come altro stato genocidario. Nel senso che ci sono tutte le caratteristiche che definiscono il genocidio e che sono state attuate, diciamo, a Gaza. La Convenzione contro il genocidio prevede, al primo punto, che è vietato fare uso indiscriminato di uccisioni alla popolazione civile. E questo a Gaza è stato fatto. Lo stesso Stato di Israele sostiene che 20.000 persone di Hamas sono state eliminate, ma nel totale, diciamo, il numero complessivo degli omicidi e delle morti arriva a più di 72.000 casi, per cui mancano 52.000 persone che sono state ammazzate, che non c’entravano nulla con la guerra.

Tutti le chiamano effetti collaterali, ma noi non siamo di questo avviso: è proprio un effetto voluto, studiato a tavolino e che appunto mira all’eliminazione del sistema sanitario nazionale.

Il filmInizialmente era stato commissionato dalla BBC, però poi, a lavoro ultimato, la stessa emittente non si è sentita di trasmetterlo, forse anche per le pressioni dovute da parti estere che sono arrivate e che accusavano il filmato di essere abbastanza parziale. Questo non corrisponde al vero perché le prime immagini con cui si apre il filmato mostrano anche l’assalto di Hamas quando c’è stato il rilievo proprio dal 7 ottobre fuori dai confini del fronte. Quindi non si può dire che è un film parziale.

Quello che invece si vede nel film – conclude Petita– è tutto un susseguirsi di queste cose che ho detto prima e che arrivano a casi come medici le cui famiglie sono state esterminate. Si parla di un medico che ha perso 10 membri della sua famiglia colpita da missili.

Nell’intenzione di Israele, che era quella di far confluire tutta la popolazione verso il sud, verso l’Egitto, Israele ha iniziato continuando a colpire gli ospedali e tutti gli ospedali del nord uno dopo l’altro sono caduti. Si parla di 36 strutture sanitarie presenti nella Striscia che però non sono in funzione, alcune sono completamente distrutte, il personale, come ho detto prima, viene incarcerato e, se non ammazzato, anche mentre sta lavorando, ci sono imprese di gente, c’è un operatore che è stato colpito con armi da fuoco. Tutto questo, la situazione viene descritta in questo film che la BBC non ha voluto presentare ma che per fortuna Channel 4 ha rilevato, quindi adesso è disponibile anche grazie alla visione di tutti.

È un film che era stato commissionato dalla BBC, che proprio la BBC non ha avuto coraggio di mandare in onda racconta Ines Barletta – È un film in cui parlano fondamentalmente i sanitari e i familiari dei sanitari di Gaza, quindi è ambientato a Gaza. È un film molto potente, noi ci teniamo, noi l’avevamo già visto a Ventimiglia, è stato visto in moltissimi posti in Italia e ci tenevamo a farlo anche qui a Imperia, anche come continuazione di quello che è sempre stato il lavoro di Khalid Rawash, il medico palestinese, che è mancato il 4 aprile.

Come Non Una di Meno, ci sembra importantissimo portare avanti il discorso e l’attenzione sulla Palestina, in questo caso continuare a mantenere l’attenzione su Gaza.

Noi siamo molto molto attenti anche a tutto quello che sta succedendo in Cisgiordania, dove i coloni ogni giorno attaccano i pastori, attaccano le famiglie, stanno costruendo outpost anche in zona B contro proprio qualsiasi minimo diritto internazionale, proprio minimo diritto internazionale e con AIFO, Susanna Bernoldi e con Sanitari per Gaza abbiamo deciso di fare quindi questa serata.

La serata è stata a offerta libera perché le raccolte che ci saranno andranno per la liberazione di un’amica palestinese, Shireen, che è in carcere e bisogna recuperare 14.000 euro per poterla far uscire entro luglio, perché lo Stato israeliano, oltre alle spese legali, chiede anche soldi per il periodo in cui una persona sta in carcere. È stata fatta una raccolta per spese legali e adesso c’è una raccolta tramite un crowdfunding, ma se possibile in tutte le varie situazioni cercheremo di raccogliere anche delle altre offerte in modo da poterle poi portare alla famiglia.

Non poteva essere scelto un giorno migliore – conclude Susanna Bernoldi – se non quello dove a livello mondiale si dice che si devono liberare i 10.000 civili imprigionati nelle carceri israeliane. Noi come AIFO, per noi è proprio il nostro pane, perché pensiamo a Raoul Follereau, quando durante la Guerra Fredda chiese a Kruscev e Eisenhower: datemi l’equivalente di due bombardieri, uno a testa, non cambia la vostra forza in cambio, ma io potrò sfamare milioni di persone, potrò guarire i malati di lebbra. Ecco, è quello che vorremmo dire ai governanti: smettete di spendere per le armi, e spendete per progetti di pace, per la scuola, l’istruzione, la sanità.

Per noi è un bellissimo lavoro d’insieme, come sempre con le altre associazioni e speriamo che se ne continui a parlare, che si dica quello che ormai è taciuto, perché se a Gaza continua il genocidio, non c’è mai stata tregua. In Cisgiordania c’è una pulizia etnica di una violenza sadica, di una violenza spaventosa. Noi oggi facciamo la nostra piccola parte.

Durante la serata è stata avviata anche una raccolta fondi per sostenere le spese legali di Shireen, una giovane palestinese attualmente detenuta in un carcere israeliano. Servono 14.000 euro entro luglio per ottenerne la liberazione: oltre alle spese legali, lo Stato israeliano chiede infatti un rimborso per ogni giorno di detenzione. È attivo un crowdfunding e nelle prossime iniziative delle associazioni saranno raccolte ulteriori offerte.

Gaza, Doctors Under Attack: ecco il filmato per intero

A cura di Alessandro Moschi

🔔 Resta sempre aggiornato! Iscriviti al nostro canale Telegram

📢 Hai una segnalazione? Scrivici a redazione@imperiapost.it o inviaci un messaggio su WhatsApp

📲 Seguici sui social! Non perderti le ultime news su:
Instagram Facebook TikTok YouTube

🎯 Vuoi far crescere il tuo business? Per la tua pubblicità contattaci su marketing@imperiapost.it

Condividi questo articolo: