La Regione Liguria ha aperto nei giorni scorsi una pratica di verifica di assoggettabilità a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per la riapertura della cava di calcare “Rivarini”, nel comune di Pornassio, in alta Val Tanaro.
A muoversi è la ditta Boero Lino e Ivano S.r.l., con sede proprio a Pornassio, che ha presentato un nuovo progetto di coltivazione e ricomposizione paesaggistica del sito estrattivo, fermo da oltre un decennio
La cava “Rivarini” non è una novità per il territorio. Le attività estrattive in quella zona risalgono agli inizi del Novecento, e il sito, conosciuto per il pregiato marmo rosa che vi si estrae, è rimasto attivo fino al 2013. Da allora, la cava è rimasta abbandonata.
Nel 2014 il Comune di Pornassio aveva tentato di rinnovarla, ma la Regione nel 2015 aveva chiesto una revisione sostanziale del progetto, revisione che non fu mai elaborata.
Ora ci riprova la Boero Lino e Ivano S.r.l.: Il piano di coltivazione punta all’estrazione di circa 80.000 metri cubi di roccia calcarea, tra blocchi ornamentali, massi da scogliera e materiale da frantumazione. I lavori si svilupperebbero su circa 8 anni, con una produzione annua stimata di 10.000 mc.
Al termine dell’attività estrattiva, il sito verrebbe riempito con circa 100.000 mc di materiali inerti, per restituire al versante una morfologia più simile a quella originale. Il progetto prevede inoltre l’inerbimento delle scarpate e la piantumazione con essenze locali, per un reinserimento paesaggistico progressivo.
Dal punto di vista ambientale, la zona è complessa: l’area è sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico, si trova in prossimità di una Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e ricade in un corridoio ecologico regionale. Non interferisce però direttamente con aree protette o grotte censite.
Sarà ora la Regione Liguria a valutare se il progetto richiede una VIA completa o se può procedere con iter semplificato.






