24 Aprile 2026 10:25

Inchiesta Biodigestore: le prime fasi in procura a Imperia nel 2024, con le dichiarazioni di Russo e Ghilardi

In breve: Il primo a parlare del finanziamento e del ruolo di Avalon fu Russo e subito dopo Ghilardi. Emerse anche il tentativo di apertura anticipata della discarica

La vicenda del biodigestore e del finanziamento poi revocato con fondi Pnrr approda in Procura a Imperia per la prima volta nell’aprile del 2024. Tutti gli atti sono stati poi inviati alla Procura Europea di Torino. A farne cenno, ascoltato come “persona informata sui fatti”, è l’ex dirigente provinciale Michele Russo in riferimento ai rapporti fra la ditta di consulenze di Piacenza Avalon Srl di Riccardo Demicheli e la Provincia di Imperia.

Il primo a parlare del finanziamento e del ruolo di Avalon fu Russo e subito dopo Ghilardi. Emerse anche il tentativo di apertura anticipata della discarica

Russo viene richiamato in Procura nel giugno del 2024 e torna a parlare di Avalon e del biodigestore. Si scopre così che, prima di occuparsi del biodigestore, Riccardo Demicheli, si era presentato in Provincia per seguire una richiesta di finanziamento sempre con fondi Pnrr, anche questa non andata a buon fine, per la ristrutturazione delle scuole magistrali di Imperia. Michele Russo riferisce che in quella occasione Scajola dipinse Demicheli come persona di assoluta fiducia che per lui era “come un figlio” .

Tornando sulla vicenda del biodigestore, Russo riferisce di una riunione del 2023 alla quale prese parte insieme al presidente Claudio Scajola e all’imprenditore Massimo Ghilardi della Idoredil, azienda capofila della Waste Recycling Imperia Srl, che sta costruendo l’impianto di Colli a Taggia. All’incontro è presente anche il geometra Carlo Conti, ex direttore della porto di Imperia Spa e all’epoca consulente della Idroedil.

Michele Russo racconta al procuratore Alberto Lari e al sostituto Lorenzo Fornace che in occasione della riunione “era emersa a volontà del presidente di poter partire con la discarica di servizio ancora prima che fosse iniziata la realizzazione dell’impianto”. Russo all’epoca riferisce anche: “Non ho mai espresso alcun parere ufficiale, se mi venisse chiesto sarà negativo, perché io ritengo che questo tipo di finanza di progetto non sarebbe lineare perché determinerebbe un arricchimento al privato Idroedil che di fatto avrebbe semplicemente scavato e ricavato un buco e inizierebbe a guadagnarci prima del completamento dell’impianto”.

Quest’ultimo passaggio trova conferma nelle dichiarazioni rese poi dallo stesso Massimo Ghilardi, che viene ascoltato per oltre due ore dal procuratore Lari nel successivo mese di luglio, sempre del 2024.

La notizia del tentativo di far partire da subito la discarica di servizio come discarica per i rifiuti di tutta la Provincia, per quanto tenuta riservata, era stata svelata dal nostro giornale, che aveva anche riferito delle tensioni sorte all’epoca proprio per questo motivo fra Claudio Scajola e il sindaco di Taggia Mario Conio.

Ghilardi nella sua deposizione in procura del luglio 2024 ripercorre la storia del biodigestore di Taggia fin dalle origini, 14 anni fa, a seguito del fallimento dell’idea di realizzare in quell’area un centro Amazon, fino ad arrivare all’avvio dei lavori.

Spiega Massimo Ghilardi: “L’impianto quando sarà realizzato avrà capacità altamente performanti con recupero a l 75-76%, sul presupposto che i Comuni arrivino alle soglie previste della raccolta differenziata del 65%”. Poi sottolinea: “Se i Comuni non arrivassero agli obiettivi previsti, la discarica da un milione di tonnellate potrebbe non bastare. Nel nuovo piano la Liguria vuole raggiungere il 75%. Avendo avuto la prelazione dell’articolo 19, compete al promotore, cioè noi, il rischio di costruzione e di domanda e di offerta, correlato all’ammortamento dell’impianto. Di conseguenza noi non abbiamo diritto al riequilibrio economico finanziario anche in caso della diminuzione dell’entrata dei rifiuti”.

Ghilardi evidenza quindi che “è stata iscritta nella Convenzione, una revisione tariffaria nel caso di mancanza di rifiuti. Per ipotesi se tra 10 anni dovessero diminuire i rifiuti e la Provincia non dovesse trovarli, aumenterebbe la tariffa per compensare la diminuzione del quantitativo”.

Claudio Scajola non a caso ha sempre dichiarato che puntava al finanziamento Pnrr, per arrivare a una riduzione della Tassa sui rifiuti. E qui entra in ballo la Avalon e il mancato finanziamento che ha fatto finire il caso al centro dell’inchiesta della Procura Europea.

Ghilardi e i suoi legali constatarono che le schede per il finanziamento Pnrr erano difformi dalla realtà

Massimo Ghilardi riferisce di essere stato chiamato nel novembre del 2024 dal presidente Claudio Scajola che gli ha parlato appunto del finanziamento e della Avalon. Ghilardi afferma poi: “Dopo circa un mese vengo richiamato da MINASSO e GROSSO della Provincia, che mi parlano di problemi nel finanziamento del PNRR. Durante il successivo colloquio con il Presidente SCAJOLA, mi chiede delle modifiche al progetto a suo dire necessarie per l’ottenimento del finanziamento. In particolare in alcune riunioni in cui era presente anche DEMICHELI, mi chiedono di staccare alcune celle aerobiche e metanigera, sulle quali si sarebbe dovuta incentrare la richiesta di finanziamento, dato che il finanziamento europeo, nella scheda 17 del PNRR, escludeva in modo categorico il finanziamento a fondo perduto dove si parla di rifiuto solido urbano e discarica, praticamente il nostro progetto e il titolo della gara europea. Mi chiede quindi la società AVALON con la loro corrispondenza, inviata per conoscenza alla Provincia, di modificare la progettazione e staccare l’impianto.

Consultatomi anche con il nostro legale Filippo BUCCHI di Milano, abbiamo risposto che la cosa non era fattibile per vari aspetti“. E ancora: “Faccio presente di aver chiesto con PEC e poi visto le schede che ha compilato AVALON per il finanziamento e ho constatato tramite i miei avvocati che sono assolutamente difformi dalla realtà”.

Michele Russo si mise di traverso al tentativo di aprire in anticipo la discarica di servizio e impiegarla per smaltire tutti i rifiuti della provincia

Sull’avvio anticipato della discarica di servizio Massimo Ghilardi ammette: “Ho proposto verbalmente al Presidente SCAJOLA, atteso che la gara era stata aggiudicata, un’anticipazione della discarica per dare un lotto funzionante. Ho lanciato questa idea che in 5 mesi avrebbe consentito di portare i rifiuti in Provincia al costo di 60 euro a tonnellata. A SCAJOLA l’idea è piaciuta, mentre l’Ing. RUSSO, Dirigente del Settore di competenza, non s i è trovato d’accordo su questa ipotesi. In pratica ho suggerito un anticipo della discarica di servizio prevista dalla gara vinta che avrebbe anche determinato una riduzione tariffaria ai cittadini. Il 10 giugno ho presentato un progetto stralcio, su richiesta della Provincia, per anticipare di due mesi gli scavi. Io avevo lanciato un’idea diversa che comportava l’esistenza di due cantieri in contemporanea. Ho fatto presente che non mi interessava un anticipo degli scavi senza l’esistenza di un lotto funzionale, dato che mi avrebbe comportato un disagio nei lavori. Gli stessi interlocutori che ho citato in precedenza, ad eccezione di RUSSO per il quale mi hanno riferito che avrebbe detto che non firmerà come RUP alcun lotto funzionale se prima non sarà raggiunto almeno il 70-80% dei lavori, mi hanno detto di partire con gli scavi e che poi avrebbero trovato il modo per far entrare i rifiuti, con modalità che non mi sono state spiegate”.

Massimo Ghilardi torna in procura nell’ottobre del 2024 per essere ascoltato, documenti alla mano, dai carabinieri dell’aliquota di P.G., confermando la presenza di inesattezze” nei documenti inviati al ministero per l’ottenimento del finanziamento Pnrr.

A cura di Andrea Pomati

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