IMPERIA. SETTORE EDILE IN CRISI, DAL 2007 PERSI OLTRE 3 MILA POSTI DI LAVORO E CHIUSE 539 IMPRESE. LANTERI: “SIAMO ALLA FRUTTA”

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Olimpio Lanteri, presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili di Imperia, ha inviato una nota stampa per esprimere tutta la propria preoccupazione per la chiusura costante di aziende, per la conseguente perdita di posti di lavoro e per le criticità relative alla sistema pubblico in materia di appalti.

“A distanza di oltre sette anni dall’inizio della crisi, la situazione non sembra ancora cambiare – si legge nella nota – Come non bastasse, anche le condizioni atmosferiche avverse, che da oltre un mese imperversano, aggiungono danni, ansie e pericoli alle tante preoccupazioni con cui già convivevamo. Come si dice, purtroppo, al peggio non c’è mai fine. I dati della Cassa Edile provinciale ci rappresentano in modo preciso quanto preoccupante sia l’andamento del lavoro in edilizia.

Dal 2007 ad oggi, in provincia di Imperia, abbiamo perso 539 imprese; hanno perso il posto di lavoro 3.465 operai; le ore lavorate sono diminuite di 2.627.139 unità; in termini di denaro (massa salari) abbiamo perso 20.100.450,00 euro e, ad oggi, siamo arrivati alla soglia psicologica dei circa 2000 operai iscritti in Cassa Edile. Se a tutto questo aggiungiamo quanto è stato perso dalle attività satelliti che l’edilizia mette in moto come indotto, credo ce ne sia a sufficienza per dire che siamo veramente ‘alla frutta’.
Le imprese che rappresento hanno dimostrato grande coraggio e senso di responsabilità mettendosi in gioco, rischiando in proprio e sfidando le innumerevoli difficoltà di una crisi mai vista fino ad ora.

La vita di tutti i giorni evidenzia che ormai molte persone vivono la fase della disperazione: chi ha ancora un posto di lavoro deve fare molta attenzione per arrivare a fine mese perché comunque gli stipendi si sono assottigliati; per chi ha perso il posto di lavoro (e sono tanti) la situazione è davvero drammatica. In uno scenario di questo tipo è indispensabile trovare qualche soluzione per cercare di non cedere alla situazione e venirne rovinosamente travolti. L’ingrediente essenziale per contare su una, ancorché lenta, ma possibile ripresa è il lavoro.
Sul fronte del mercato immobiliare, i lavori ‘privati’, le piccole ristrutturazioni e la costruzione della casa familiare, anche se in numero limitato, hanno registrato un discreto movimento di crescita, ma le prospettive sono ancora poco entusiasmanti.

Un discorso particolare deve essere fatto in ordine al capitolo delle opere pubbliche. Il governo ha varato diversi provvedimenti per l’edilizia scolastica e per la messa in sicurezza del territorio. La Regione Liguria ha emanato un bando per il finanziamento di un primo programma di rigenerazione urbana, argomento su cui bisogna concentrare l’attenzione per il futuro dell’edilizia abitativa e non solo. Anche se di piccola entità, le amministrazioni locali hanno ripreso ad appaltare alcune opere. Gli istituti di credito, seppur in maniera ancora insufficiente, stanno riprendendo a fare ‘la banca’.

A questo punto ritengo doveroso evidenziare alcune criticità del sistema pubblico non più accettabili, soprattutto in un momento così difficile. Da tempo, ed in molte occasioni, abbiamo cercato di confrontarci con la pubblica Amministrazione affinché, senza assolutamente disattendere le leggi ed i regolamenti ed applicando le procedure previste dagli stessi, i lavori vengano appaltati alle imprese del territorio provinciale che, cosa molto importante, danno lavoro a gente del posto. Purtroppo questo non è accaduto e continua a non accadere: per appalti anche di modesta entità, vediamo la partecipazione di imprese non solo di fuori provincia, ma addirittura di regioni lontane e, cosa ancora più grave, con l’invito a pochissime imprese del territorio.
Come non bastasse ad aggravare ulteriormente la situazione, ora dobbiamo anche fare i conti con la SUAR (stazione unica appaltante regionale) che, ancora meno delle amministrazioni locali, si preoccupa della gravissima situazione delle imprese della nostra provincia.
Non è accettabile che vengano adottati dei criteri di individuazione che penalizzano le imprese locali e che molte volte non rappresentano neanche l’interesse dell’Ente appaltante.
Riteniamo molto più logico, conveniente e appropriato, il sistema delle centrali di committenza di più comuni che, pur con l’obiettivo di ottimizzazione dei servizi, mantengono la loro autonomia e discrezionalità.

E’ necessario cambiare metodo, è indispensabile creare un rapporto di maggiore fiducia e maggiore collaborazione tra la pubblica amministrazione, le istituzioni ed il mondo delle imprese, nell’interesse di tutti.
AnceE Imperia conferma la propria disponibilità per ogni possibile collaborazione, mettendo a disposizione la propria struttura, con l’auspicio che questo nostro messaggio sia recepito da parte di chi può certamente contribuire a cercare di affrontare nel migliore dei modi e di superare questo attuale gravissimo momento”.