21 Maggio 2026 08:57

Porto turistico, Ivan Bracco (PD) attacca: “Imperia perderà il controllo del suo porto”

Il consigliere del Partito Democratico Ivan Bracco torna a parlare, ai microfoni di ImperiaPost.it, della concessione da parte del consiglio comunale della rateizzazione del canone dovuto al Comune di 2 milioni di euro da parte della Marina di Imperia, società in house, che ha in concessione per 65 anni il porto turistico cittadino.

Il Comune e la maggioranza hanno approvato la rateizzazione del canone che Marina di Imperia avrebbe dovuto versare al Comune per gli anni 2025 e 2026. La minoranza ha espresso voto contrario. Cosa non vi convince e cosa dovrebbe sapere la cittadinanza?

“La cittadinanza deve sapere che Marina di Imperia, il primo settembre, ha ricevuto la concessione che le consente di gestire e completare il porto turistico di Imperia per i prossimi 65 anni. Per arrivare a quel documento è stato predisposto un piano economico-finanziario che prevedeva, tra le principali entrate, la vendita dei posti barca liberi e la vendita a prezzo agevolato agli ex titolari dei posti barca della vecchia concessione decaduta, per un totale di circa 90 milioni di euro.

Con quei 90 milioni Marina di Imperia avrebbe dovuto avviare le opere a terra e, nel contratto sottoscritto con il Comune, si impegnava a versare annualmente circa 2 milioni di euro all’amministrazione.

Tutto questo però è durato meno di venti giorni, perché subito dopo il sindaco ha chiesto un parere alla Corte dei Conti sulla possibilità di applicare prezzi scontati agli ex titolari dei posti barca. La Corte dei Conti ha evidenziato alcune criticità, sottolineando la necessità di ulteriori valutazioni. A quel punto il sindaco ha deciso che i posti barca dovessero essere venduti tutti a prezzo pieno.

Ma la vicenda non si ferma qui. Successivamente l’amministrazione ha cambiato nuovamente strategia, avviando una sorta di ricerca pubblica: il porto è stato suddiviso in cinque lotti per verificare l’interesse di eventuali aziende private interessate al completamento dell’opera. Parliamo di lavori per circa 156 milioni di euro, una cifra enorme che, con l’aumento dei costi, rischia di avvicinarsi ai 200 milioni.

Nel frattempo è intervenuta anche una normativa europea che ha messo in discussione i progetti di finanza, ritenuti non sufficientemente trasparenti e rispettosi della concorrenza tra soggetti privati. Per questo motivo quella procedura di evidenza pubblica è stata revocata.

C’è però un elemento che riteniamo significativo: il giorno prima della revoca del bando c’è stato il famoso pranzo che ho contestato al sindaco e sul quale non sono mai arrivate risposte chiare. Nella lettera di Marina di Imperia si legge infatti che, dopo la revoca del bando, sarebbero arrivate due manifestazioni di interesse da parte di gruppi imprenditoriali privati interessati alla gestione di una porzione molto ampia della concessione.

In sostanza questi soggetti chiederebbero di gestire l’intero porto: posti barca, opere a terra e attività principali, lasciando a Marina di Imperia soltanto la nautica sociale. E allora la domanda è semplice: come farà Marina di Imperia a versare ogni anno quei 2 milioni di euro al Comune?

Abbiamo posto questa domanda sia in commissione all’assessore alle Finanze, la dottoressa Gatti, sia durante il Consiglio comunale. Non abbiamo però ricevuto alcuna risposta concreta. E questo per noi è grave, perché il rischio è che la città perda completamente il controllo del porto turistico di Imperia, trasformandolo di fatto in un porto privato per i prossimi 65 anni.

La domanda che poniamo ai cittadini è questa: vale davvero la pena cedere aree pubbliche strategiche a soggetti privati, oppure sarebbe stato possibile completare il porto mantenendolo pubblico?

Noi un’alternativa l’abbiamo proposta. Basta guardare il porto di Ventimiglia, realizzato dai monegaschi con opere leggere, poco impattanti e con servizi essenziali. Secondo i nostri calcoli, con 40-50 milioni si sarebbero potute completare le opere a terra, dando maggiore spazio anche alla cantieristica.

Le risorse si sarebbero potute ottenere trovando un accordo con gli ex titolari dei posti barca, senza sconti ma con prezzi di mercato equi. In questo modo si sarebbero potuti incassare circa 60 milioni di euro, dei quali una parte sarebbe entrata direttamente nelle casse comunali, mantenendo però il porto interamente pubblico.

Così gli utili di Marina di Imperia sarebbero rimasti a disposizione della città, per finanziare servizi, manutenzioni e opere pubbliche.

Oggi invece ci troviamo davanti a una situazione molto incerta. Saranno gli enti competenti a valutare la regolarità di tutti questi passaggi e resta inoltre da capire se davvero qualcuno sarà disposto a investire quasi 200 milioni di euro in un porto che, dal punto di vista delle opere a terra, potrebbe non risultare così appetibile”.

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