Imperia si prepara a dire addio a un’attività storica, protagonista della vita cittadina da quasi 4 decenni. Dopo 37 anni di attività, di cui 21 nella sede di via XXV Aprile, il prossimo 15 settembre chiuderà definitivamente i battenti “La peperetta dispetusa“, ristorante-pizzeria che ha servito generazioni di imperiesi.
Chiude i battenti la storica attività di via XXV Aprile, attiva da quasi quarant’anni. Il 15 settembre l’ultimo giorno di apertura, poi una festa per i più affezionati: “una vera e propria famiglia”
Il locale è stato portato avanti per tutti questi anni dalla passione e dall’impegno costante delle tre socie fondatrici: Simonetta Ascheri, Paola Facchin e Lina Fantauzzo e dai tanti collaboratori che si sono succeduti nel corso degli anni. “Una vera e propria famiglia“, commenta Ascheri a Imperiapost.
“L’attività chiuderà definitivamente il 15 settembre – spiega -. Non siamo riuscite a venderla, con le voci che girano su via XXV Aprile. Ma la parte più brutta è più in fondo, qua [di fronte al tribunale, ndr] di problemi non ne abbiamo mai avuto, né piccoli né grandi. Sapere della chiusura ci rattrista molto. Una nostra pizzaiola ha avuto dei problemi, un altro collaboratore ha trovato anche altro. Per rimanere aperti avremmo dovuto formare nuovi collaboratori, ma sarebbe stato troppo impegnativo, anche sul piano economico. Dispiace perché siamo arrivati al 12° posto su Trip Advisor, siamo entrate tre volte nella Guida del Gambero Rosso…“
La clientela abituale ha saputo della chiusura? Come ha reagito?
“La clientela abituale e i più affezionati hanno saputo. Abbiamo ricevuto una reazione di grande affetto. Il 18 settembre faremo una festa di ringraziamento con musica dal vivo e buffet per salutarli. Chiunque vuole venirci a salutare è il benvenuto. Ci siamo fatti un sacco di amici qui, abbiamo incontrato persone fantastiche“.
C’è qualche ricordo particolare a cui sei affezionata?
“Ricordo battute su battute, momenti fantastici. Un momento che porto dentro è quando è arrivata la menzione sul Gambero Rosso, che non mi aspettavo. Due tipi hanno cenato da noi senza dire niente, poi successivamente ci siamo ritrovate sulla guida. Una delle ragazze ha pianto dalla gioia. Sono momenti che ci portiamo dentro finché campiamo. Ma ci sono anche momenti esilaranti, come quando ci è stata chiesta una Caprese senza pomodoro…“
I momenti più difficili invece?
“Sicuramente il periodo del Covid. Siamo rimaste aperte quando era possibile soltanto la consegna a domicilio. Ci eravamo organizzate con due auto, una per Porto Maurizio e una per Oneglia. Abbiamo lavorato tantissimo ma venivamo fermate di continuo per i controlli. Tra autocertificazioni, controlli per il green pass e problemi vari temevo che non ce l’avremmo fatta“.
Progetti per il futuro?
“A me mancano ancora due anni alla pensione, vedrò se qualche collega avrà bisogno di una mano. Una delle socie invece è già in pensione. A me il lavoro piace, ma in giro c’è una brutta crisi. La stagione è finita di botto, da un giorno all’altro. Per adesso spero solo di riuscire a rivedere molte persone che da clienti sono diventate amiche. Spero di poter organizzare qualcosa anche al di fuori di qua perché ci sono persone a cui sono affezionata. Alcuni invece purtroppo non ci sono più. Abbiamo organizzato tanti incontri importanti con varie associazioni di volontariato e mi piacerebbe poter fare finalmente la mia parte. Per tante cose che avrei voluto fare erano necessari dei corsi serali, incompatibili con questo lavoro. Ora finalmente potrò fare del volontariato. Ma poi è bello non avere pensieri. Vorrei anche scrivere un libro di ricette, visitare l’Irlanda, anche se non mi piace viaggiare… e poi un po’ di riposo. Ma se hai lavorato per 40 anni non fare nulla un po’ ti destabilizza, quindi qualcosa da fare lo troveremo sicuramente“.
A cura di Matteo Cantagallo






