DIANO MARINA. SPARI CONTRO UNA PIZZERIA E DIVERSE AUTO. IN AULA IL MARESCIALLO DEI CARABINIERI RICOSTRUISCE UNA NOTTE DI PAURA/IL RACCONTO

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Si è tenuta l’udienza del processo relativo alla sparatoria del settembre 2005 a Diano Marina. Una notte da far west,
con spari contro la pizzeria “Il pozzo dei desideri” di via Battisti, e contro alcune auto parcheggiate in via Diano Calderina

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Si è tenuta questa mattina l’udienza del processo relativo alla sparatoria del settembre 2005 a Diano Marina. Una notte da far west, con spari contro la pizzeria “Il pozzo dei desideri” di via Battisti, e contro alcune auto parcheggiate in via Diano Calderina. L’Antimafia di Genova ha chiesto e ottenuto l’archiviazione del procedimento per intervenuta prescrizione, ma i presunti autori degli spari, i fratelli Antonio e Salvatore De Marte, difesi dall’avvocato Marco Bosio, sono finiti sul banco degli imputati con l’accusa di detenzione di armi, con l’aggravante mafiosa. Gli inquirenti, infatti, sospettano che quelle armi, ritrovate in casa di un cognato dei De Marte, Salvatore Rocco Gaglioti, e delle quali Antonio De Marte aveva denunciato il furto poco dopo la sparatoria a Diano Marina, fossero in uso al clan De Marte-Pellegrino.

In aula il Pubblico Ministero Arena ha sentito diversi testimoni, tra i quali il Maresciallo dei Carabinieri Ercoli che, quella sera del settembre 2005, effettuò i rilievi sul posto a pochi minuti dalla sparatoria che, secondo gli inquirenti, sarebbe legata alla criminalità organizzata del ponente ligure.
Ercoli ha ricostruito così quelle ore concitate.

Intervenimmo perché ci furono segnalati vari colpi di arma da fuoco. Con tre militari iniziammo i rilievi. I colpi di arma da fuoco raggiunsero uno stabile con al piano terra una pizzeria e al primo piano un’abitazione. Constatammo che il locale fu attinto da 6 colpi di arma da fuoco di tipo pistola e eseguimmo rilievi fotografici. Rinvenimmo inoltre sul posto cinque bossoli di winchester calibro 9 per 21. Altri 6 bossoli sono stati consegnati dal titolare del locale che li aveva rinvenuti all’esterno.
I fatti avvenirono tra le 2.20-2.40. Testimoni raccontarono dell’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco e poi del passaggio di alcune macchine e di uno scooter. Mentre eravamo impegnati dei rilievi, fummo notiziati di altri spari,  in via Diano Calderina, ai danni di tre auto.
Terminati i controlli nel centro di Diano, ci trasferimmo in via Diano Calderina. Le auto raggiunte dai colpi di arma da fuoco non erano più presenti. Il proprietario le aveva portate via per non allarmare la moglie, o almeno così raccontò al nostro arrivo. Raccogliemmo quello che era rimasto a terra, in particolare 18 tra ogive e frammenti di ogive. Le sparatorie si concentrarono tra le 2 alle 5. Acquisimmo i filmati e iniziammo a verificare il passaggio delle auto in corrispondenza degli orari delle sparatorie. Due auto passarono con le luci accese prima e spente poi. Le auto sospette erano una BMW grigia serie 5, una Lancia Ypsilon e una Fiat Punto.
Il Comando della Stazione di Diano Marina, in base alle informazioni raccolte da fonti convenzionali, da rilevamenti e dalla banca dati, arrivarono alla famiglia De Marte in quanto in possesso proprio di una BMW serie 5, di una Lancia Ypsilon e di una Fiat Panda. Inoltre un membro della famiglia aveva, tra le armi denunciate, un fucile calibro 12 e una pistola Beretta calibro 9×21, armi compatibili con quelle della sparatoria”.

Il Maresciallo Ercoli ha ricostruito anche l’arresto di Antonio De Marte e di Carmelo Ditto nell’ottobre del 2005.

“Proprio nell’attività di indagine relativa alla sparatoria, fermammo una BMW con a bordo Antonio De Marte. Il passeggero esibì un documento, quello di Salvatore De Marte. Trattandosi di un soggetto conosciuto, capimmo subito che non si trattava della stessa persona. Il passeggero era in realtà Carmelo Ditto, residente a Seminara, latitante. Eseguimmo successivamente una perquisizione a casa di Antonio De Marte. Trovammo vestiti dai quali fu evidente che Vitto era ospite di De Marte. Ditto fu arrestato perché latitante, De Marte per favoreggiamento e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, in quanto vennero rinvenute nell’abitazione cocaina e hashish”.

 
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