ESCLUSIVA. DESIGLIOLI. SPUNTA UNA LITE NELLA CASERMA DEI CARABINIERI A POCHE ORE DAL SUICIDIO. PARLA LA MADRE: “SBATTUTO CONTRO IL MURO COME UN DELINQUENTE. ME LO HANNO PORTATO VIA”

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“Lunedì mattina sarò dal Procuratore per farmi ridare i suoi effetti personali, anche la lettera, voglio riavere tutto e faremo un’indagine. Ho detto a Dario che andrò avanti, non li perdono. Non arriverò a niente, ma mi hanno portato via mio figlio”.

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CARABINIERI DARIO

“Me lo hanno portato via“. È una donna forte Patrizia, la mamma di Dario Desiglioli, che oggi insieme a una miriade di ragazzi ha salutato per l’ultima volta suo figlio, morto suicida lunedì 26 gennaio. Dario si è impiccato, ha deciso di togliersi la vita dopo aver combattutto, lottato, cercato di dire la verità sul mondo che lo circondava tramite il suo blog “Servellu” e cercando allo stesso tempo di dare spazio all’arte, alla musica, alla cultura organizzando festival e eventi nella realtà di Imperia, Diano Marina e Cervo.

Cosa spinge allora un ragazzo come lui a prendere una decisione così drastica? Imperiapost ha deciso così di contattare la mamma di Dario per cercare, in minima parte, di trovare una risposta e dare voce a chi Dario lo conosceva meglio di chiunque altro. E le risposte, forse, ci sono e sono sconvolgenti.

Dario era uscito dal Babilonia sabato sera tardi – racconta Patrizia – ha preso la macchina per andare a casa e una volta arrivato nel parcheggio della sua abitazione si è accorto che i Carabinieri lo avevano seguito. Lo hanno visto passare, lo hanno seguito, lo hanno preso dalla macchina e lo hanno portato in casermaGli hanno fatto l’etilometro, sicuro aveva bevuto qualcosa dopo il Babilonia, ma conosco mio figlio mi accorgo di quando esagera e quando no. Era lucido. Uno degli agenti che Dario non conosceva lo ha sbattuto contro il muro dicendogli ‘Tu sei quello là’…ma quello là chi? Mio figlio non era un delinquente, portare un ragazzo che non ha fatto niente in caserma è trattarlo da delinquente perchè? Mi ha detto che un altro Carabiniere ha fermato il collega se no lo picchiavano anche “.

È un fiume in piena Patrizia e racconta tutta la sua rabbia: “Dario mi ha chiamato al mattino, quando era uscito dalla caserma. Mi ha detto che era arrabbiato, siamo andati a prendere un caffè, abbiamo fumato una sigaretta e abbiamo fatto due chiacchiere e gli ho detto se voleva venire a mangiare a casa che lo sarei andato a prendere, ma mi ha detto che sarebbe andato a dormire. Lunedì mattina ha fatto colazione, ha portato fuori il cane e forse aveva già tutto in mente. Non mi sarei immaginata che potesse fare qualcosa del genere. Mi è venuto solo un presentimento intorno alle sei di pomeriggio, mi sono sentita gelare mentre ero in ufficio. Così sono andata a casa di Dario insieme a una amica, siamo entrate, ho letto la lettera e sul fondo, scritte a penna le parole “sono in soffitta”. A quel punto ho capito tutto e per fortuna la mia amica che era con me mi ha fermato e non ho visto mio figlio impiccato”.

“Lunedì mattina sarò dal Procuratore – continua la mamma – per farmi ridare la roba di Dario, anche la lettera, voglio riavere tutto e andrò avanti con un’indagine. Non potevano prendere i suoi effetti personali, dovevano avere almeno un mandato. Nella lettera c’è una denuncia su tutte le patenti che gli hanno tolto, la pubblicherò appena l’avrò perchè tutti devono sapere. Ho detto a Dario che andrò avanti, non li perdono. Non arriverò a niente, ma mi hanno portato via mio figlio. Aveva progetti, stava bene, aveva appena ripreso la patente. Dalle forze dell’ordine non mi hanno detto niente, nessun sostegno. L’autopsia poi non gliel’hanno più fatta perchè era lampante l’accaduto”.

Sapevo che avevano fermato Dario – dichiara l’avvocato Mario Giribaldi, legale di DesiglioliPerchè abbiano fermato proprio lui quella sera non lo so. Ma so che Dario mi aveva riferito che per tutti i problemi delle patenti precedenti c’era stato secondo lui un comportamento ultra vessatorio da parte della commissione medica nei suoi riguardi”.

“Dario con quest’ultima cosa si è sentito di nuovo perso – conclude Patrizia – Me lo hanno portato via”.

Patrizia andrà avanti a cercare la verità e la luce, quella luce che “era speranza di giustiza” come recita Pasolini. E lo farà per lei, per suo figlio, per i familiari, per tutti coloro che lo amavano e gli volevano bene, come farebbe ogni persona che vede un proprio amato, nel fiore degli anni, decidere di togliersi la vita.

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