“TOR DES GEANTS” 2018: L’IMPERIESE MARCO DI SALVO ALLA GARA DI CORSA ESTREMA. “SARÀ UNA SFIDA CON ME STESSO, TRA PAESAGGI INDIMENTICABILI”/L’INTERVISTA

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Tra i 750 partecipanti dell’edizione di quest’anno, in programma dal 9 al 16 settembre 2018, c’è anche Marco Di Salvo, imperiese 38enne, pizzaiolo di professione, ma corridore di passione.

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Mancano 4 mesi alla partenza della corsa in montagna più dura del mondo, il “Tor des Géants”. Tra i 750 partecipanti dell’edizione di quest’anno, in programma dal 9 al 16 settembre 2018, c’è anche Marco Di Salvo, imperiese 38enne, pizzaiolo di professione, ma corridore di passione.

Il Tor des Geants

La “mitica” gara consiste nel percorrere un totale di circa 330 km con un dislivello positivo di 24.000 metri, attraversando le due Alte Vie della Valle d’Aosta, con partenza e arrivo a Courmayeur. Un percorso di difficoltà estrema, tra pioggia, neve, ghiaccio, salite e dirupi, ma di straordinaria bellezza.

L’intervista a Marco Di Salvo

Come mai hai deciso di lanciarti in questa avventura?

“Sono a conoscenza di questa gara da circa 6 anni. La seguivo live su internet e mi dicevo “un giorno devo partecipare anche io“. Ci vuole una dose di pazzia per iscriversi al Tor de Giants. Il mio obiettivo è godermi la gara e assaporarmi il paesaggio. È una sfida con me stesso. L’anno scorso ho provato l’iscrizione (a estrazione casuale e a numero chiuso), ma non sono stato selezionato. Quest’anno invece è andata bene”.

È tanto che corri?

“Io ho sempre giocato a pallone a livello provinciale, poi quando ho smesso, alcuni anni fa, ho iniziato a correre. Dato che mi piace complicarmi la vita, ho iniziato fin da subito a correre in salita, sopratutto perché mi piace andare in luoghi dove c’è tranquillità, quindi specialmente nell’entroterra, avendo conoscenza dei percorsi grazie ai miei giri in Mountain Bike, inizialmente su asfalto e poi sulle mulattiere. Non partecipavo a nessuna gara, era solo per diletto.

Un giorno, per caso, mentre mi trovavo a Ormea, sono venuto a conoscenza della “KM verticale”, una gara che consiste nel correre una distanza di 3 km per un dislivello di 1000 metri. Dopodiché, ho partecipato anche al trail di Molini di Triora, 25 km, e l’ho portato a termine con un buon risultato. Da lì non mi sono più fermato, anche se l’ho sempre fatto solamente per divertirmi”.

Come ti prepari per questa gara estrema?

“Sicuramente da qui a settembre non parteciperò ad altre gare. Mi impegnerò a correre circa 5 o 6 volte a settimana per una media di circa 30 km, cercando di fare più salita possibile per abituarmi al dislivello, e provando a correre più in alto che posso, sul Marguareis, Mongioie ecc. Ringrazio il mio amico Paolo e la mia fisioterapista Dalia per i consigli utili che mi stanno dando per affrontare al meglio questa avventura”.

Cosa ti preoccupa di più?

“Una cosa che mi preoccupa è il sonno. Documentandomi ho visto che quasi tutti i corridori dormono dalle 8 alle 15 ore in 6 giorni, il che è molto poco.  I primissimi credo che non dormano per nulla. Ho pensato di allenarmi in questo senso, magari provando a fare sonnellini brevi, ma nella vita di tutti i giorni non so se può funzionare. In gara entrano in gioco l’adrenalina e forze che non si sa da dove arrivino”.

Hai un obiettivo?

“Sì, godermi la gara. Sarà una sfida mia personale e non voglio pensare al tempo o alle posizioni. Spero solo di riuscire a portarla a termine e di assaporarmi i meravigliosi paesaggi. Vedere sorgere il sole a quelle altezze non avrà prezzo. Sarà indimenticabile.

Per il resto potranno esserci moltissimi problemi determinati da fattori poco prevedibili, come un problema fisico, il maltempo o difficoltà del percorso. C’è del materiale obbligatorio da portare, come i ramponcini da mettere sotto le scarpe in caso di nevicata, o altre attrezzature per proteggersi dal freddo. Inoltre ci sono 7 basi vita dove si avrà assistenza e si potrà avere il proprio borsone”.

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