Attualità, Home — 15 giugno 2018 alle 12:08

IMPERIA: CONTESTARONO MATTEO SALVINI CON UOVA E CARTA IGIENICA, AL VIA IL PROCESSO. GLI ATTIVISTI:”ORGOGLIOSI DI ESSERE IMPUTATI, STA SCARDINANDO I NOSTRI VALORI”/FOTO E VIDEO

Il processo agli attivisti che contestarono Matteo Salvini nel 2015 è stato rinviato al prossimo 16 novembre,

di Mattia Mangraviti

Schermata 2018-06-15 alle 12.06.18

“Siamo orgogliosi di essere qui a processo contro le contestazioni al Ministro Salvini”. Così commentano gli attivisti fuori dal tribunale relativamente al processo che ha preso il via oggi a Imperia, che vede 7 imputati citati a giudizio per rispondere dei reati di disturbo alle persone e getto pericoloso di cose a seguito delle contestazioni nei confronti del leader della Lega Matteo Salvini, oggi ministro, in occasione della sua visita il 17 maggio 2015. All’indirizzo dell’europarlamentare furono lanciate uova e carta igienica.

Il processo è stato rinviato al prossimo 16 novembre, dove saranno ascoltati i testimoni del Pubblico Ministero, davanti al giudice monocratico Marta Bossi.

Opposizione al decreto penale di condanna

Il processo fa seguito all’opposizione, da parte degli attivisti, al decreto penale di condanna emesso dalla Procura della Repubblica di Imperia che prevedeva una pena pari a un mese di carcere e 2.500 euro di ammenda. Dei 12 attivisti raggiunti dal decreto penale di condanna, 5 hanno deciso di oblare, chiudendo di fatto i conti con la giustizia, mentre 7 hanno deciso opporsi, attraverso il legale Francesco Fazio (affiancato dal collega Vitale del foro di Torino).

I 7 imputati e le accuse

I sette imputati sono Cafiero Guasco, Florio Noto, Guglielmo Mazzia, Francesco Scopelliti, Ingrid Pedrazzini, Valerio Romano e Roberto Raineri.

I reati contestati sono:

- “molestia o disturbo alle persone”, in quanto in un luogo pubblico avrebbero disturbato lo svolgimento dell’incontro con il leader della Lega Matteo Salvini;

- “getto pericoloso di cose”, poiché in un luogo pubblico avrebbero gettato uova, pietre e altri oggetti, in direzione del politico.

Il commento degli attivisti fuori dal tribunale

“Noi potremmo disquisire anche a livello formale come si farà nel dibattimento sulla natura simbolica della nostra contestazione. La realtà è che vedere quello che sta accadendo in mare in Europa, noi in qualche siamo orgogliosi di essere qui a processo contro quelle contestazioni al Ministro Salvini.

Vogliamo dimostrare alle persone, soprattutto anche a noi stessi che esiste un mondo e un’Europa diversa da quella delle banche e da quella razzista e identitaria. Siamo per una società aperta, accogliente e solidale nei confronti dei più poveri da qualsiasi parte provengano.

Proprio richiamando una cosa cara a Salvini, sul diritto all’autodifesa, che sostiene che non c’è limite all’autodifesa. Cosa c’è di più caro dei nostri principi, fondanti della Repubblica italiana, nati con la resistenza. Sta tentando di scardinare questi elementi fondativi. Il nostro è stato un atto di autodifesa nei confronti di un attacco molto forte di Salvini e delle forze di conservazione. C’è in atto una lotta tra due mondi valoriali opposti. Noi siamo per la solidarietà e l’inclusioni, lui per le ruspe e l’allontanamento. 

Il dovere dell’autodifesa è stato richiamato da Pertini nel discorso del 28 giugno del 1960, è un dovere combattere contro tutti i fascismi.

All’epoca c’era il rilancio della Lega, che usciva fuori da una crisi spaventosa e da una serie di scandali incredibili. Lo rifaremmo anche oggi che è ministro degli Interni, a maggior ragione. È una tristezza il fatto che nel frattempo sia diventato ministro. 

La Lega in quegli anni era scesa dal 12 al 4% in seguito agli scandali ed è passata dalla Lega territoriale legata a una identità marginale, a rilanciare in senso fascista la proposta. Come gli attacchi alla Kyenge, anche da esponenti leghisti locali. Questa è la fase in cui si è rilanciata la Lega in senso razzista, fascistaomofobo”.