IMPERIA. RESA DEI CONTI ALL’ASSEMBLEA DELLA “BALNEARE”. RAINISIO:”LO STUDIO RAMONE HA FATTURATO 635 MILA EURO ALLA SOCIETÀ E PAOLO RE…”/ IL COMMENTO

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Ad intervenire è uno dei soci storici della società, Maurizio Rainisio (consigliere di amministrazione) che ricostruisce i retroscena di un braccio di ferro conclusosi con l’intermediazione del sindaco Carlo Capacci, dimessosi nei giorni scorsi dopo aver portato “a casa” il risultato.

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In alto Carlo Capacci e Maurizio Rainisio. Sotto da sinistra: Davide Carpano, Paolo Re e Luca Ramone

Imperia – Resa dei conti questa mattina all’assemblea della Balneare Turistica imperiese, società partecipata dal Comune allo 0,938% che gestisce gli hotel: “Corallo”, “Croce di Malta”, la Spiaggia d’Oro e la Conca d’Oro. Prima dell’inizio dell’assemblea in cui è stato approvato il bilancio consuntivo della società, che ha registrato un utile di circa 30 mila euro dopo anni di passivo,  sono giunte le dimissioni dell’ex amministratore delegato Luca Ramone ( che ricopriva la carica di consigliere, ndr) e del consigliere di amministrazione  Francesca Leone, figlia di Rodolfo Leone. Ad intervenire è uno dei soci storici della società, Maurizio Rainisio (consigliere di amministrazione) che ricostruisce i retroscena di un braccio di ferro conclusosi con l’intermediazione del sindaco Carlo Capacci, dimessosi nei giorni scorsi dopo aver portato “a casa” il risultato. Al posto dei due consiglieri dimissionari sono subentrati l’ex amministratore delegato Davide Carpano e la dott.ssa Giovanna Ravotto. 

“Siamo definitivamente usciti – scrive Rainisio – da un lungo periodo di gestione personalistica della società, e, dopo un traballante anche se beneficamente attivo interregno, abbiamo di nuovo una maggioranza forte e coesa che, speriamo, riporterà la Società a funzionare, a vantaggio di chi ha investito e della collettività.

Balneare con la controllata Corallo oggi fattura 2,2 milioni. Almeno 2/3 di questo denaro viene speso nella città sotto forma di stipendi e per l’acquisto di servizi, si può dire che sull’attività di BTI vivono 70 famiglie (reddito famigliare mediano 2013 ISTAT 23.5 mila euro). Questo è il beneficio derivante da un’imprenditoria sana e attenta ai bisogni di tutti: a quelli dei propri investitori, ma anche a quelli, di solito indistinguibili, della realtà sociale in cui opera.

Questo è il beneficio per la collettività che il sindaco Capacci ha visto e ha perseguito guidando personalmente BTI in un guado molto difficile che oggi formalmente si conclude.

In seguito a dissapori interni alla società, che deteneva il controllo di BTI, nel giugno 2014, non esisteva una vera maggioranza. In un’assemblea durata praticamente un giorno intero, la Società è riuscita a darsi un CdA, con Carpano AD, che ha cominciato la lenta risalita verso la trasparenza e la redditività. È stata una salita lunga e difficile, che ha richiesto di accettare compromessi inaccettabili con personaggi che hanno approfittato di temporanee posizioni di forza per imporre il proprio personale vantaggio. All’inizio del 2015 c’è stato un momento in cui siamo stati vicinissimi ad essere costretti a chiedere un contributo ai soci per evitare l’amministrazione controllata. Più avanti nel 2015, si è formata l’attuale compagine, che, con l’appoggio e la fiducia di una numericamente consistente parte dei soci, ha sfiorato la maggioranza; fortunatamente.

In quel momento, il sindaco, con lungimiranza, si è proposto come garante e ha consentito che il dissidio insanabile tra le due parti che ambivano al controllo si aggiustasse da solo. Così è stato e siamo arrivati all’assemblea di oggi.

Sulla gestione precedente, Ramone amministratore delegato fino al 2014, ricordo due dati che, tra i molti ripescati con fatica spulciando i documenti contabili di BTI e Corallo, penso possano dare un’idea della gestione.

Dal 2008 al 2013 lo studio di Ramone stesso ha fatturato a BTI 545 mila euro per consulenze e gestione contabile, il 7% di tutti gli incassi. A questi vanno aggiunti i 90k mila euro incassati in due anni 2012 e 2013 da Corallo srl. Totale 635 mila euro. In media circa 135k / anno, il reddito di 5 famiglie. Nel 2015 tale costo è stato di 6 mila euro + il costo di un impiegato.

Nel 2013 Paolo Re aveva la delega esclusiva a gestire le spiagge e il bar/ristorante della Spiaggia d’Oro. A parte la pessima performance della spiaggia, che ha incassato il 10% in meno rispetto agli altri anni, il risultato del ristorante è stato inspiegabilmente disastroso: 37 mila euro di perdita contro i 28 mila euro che percepiamo affittandolo. Totale incapacità? Forse. Pensateci quando Paolo Re, emulo fuori tempo del qualunquista Guglielmo Giannini, tornerà a tuonare contro l’incapacità degli amministratori della cosa pubblica o quando vi chiederà il voto.

Alla fine del 2015 c’è stata la lotta per la maggioranza. Le mie azioni erano bloccate all’interno della società con Ramone in cui mi ero impelagato consigliato da un falso amico. Assieme ad altri mi sono impegnato sia economicamente che personalmente verso un obiettivo quasi irraggiungibile, superare la quota del 48% controllata da Ramone (un quarto di mia proprietà). È importante sottolineare che abbiamo avuto il pieno e convinto appoggio della società civile di Imperia, in particolare di Porto Maurizio. Abbiamo subito ricatti, abbiamo subito incredibili voltafaccia, ma per lo più abbiamo trovato persone oneste che ci hanno dato appoggio. All’assemblea la distanza era minore dell’1%. Il Comune, che correttamente non si era schierato era l’arbitro.
Con estrema coerenza e con l’intento di garantire da una parte i posti di lavoro, dall’altra il buon funzionamento di una risorsa importante per la città, il Sindaco Capacci ha accettato di porsi come arbitro e garante per entrambe le parti e si è adoperato per farci raggiungere un accordo.
Dopo mesi di trattative e numerose ipotesi di gestione, alla fine, come è evidente, un accordo c’è stato. È evidente anche che questo accordo deve essere stato gradito (o probabilmente non troppo indigesto) alle parti. Di questo dobbiamo essere grati al Sindaco, che ha impedito prove di forza distruttive. Anche questa volta senza tanta pubblicità, ma con i fatti, Capacci ha perseguito il vantaggio della collettività”.

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