IMPERIA. FIACCOLATA CONTRO LA MAFIA. MARIA ROSARIA, VEDOVA DELL’AGENTE SCHIFANI, MORTO NELLA STRAGE DI CAPACI: “STATO CORROTTO, TOTO’ RIINA…”/LA TESTIMONIANZA

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“Per me la legalità è uno stile di vita”. Parole di Maria Rosaria Costa, la vedova di Vito Schifani, agente della
scorta di Giovanni Falcone, morto a Capaci il 23 maggio 1992, presente ieri alla fiaccolata organizzata da Libera

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“Per me la legalità è uno stile di vita”. Parole di Maria Rosaria Costa, la vedova di Vito Schifani, agente della scorta di Giovanni Falcone, morto a Capaci il 23 maggio 1992, presente ieri alla fiaccolata organizzata da Libera e dal Consiglio comunale dei ragazzi in memoria delle vittime innocenti di mafia e a sostegno di tutti coloro che operano in ogni ambito, politico, economico-lavorativo e sociale per difendere la pace, la giustizia e la legalità.

Maria Rosaria Costa è nota alla cronace per il suo coraggioso quanto significativo sfogo durante i funerali di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta. Un’accusa a mafiosi divenuta simbolo della lotta alla mafia. ““Vi perdono, però vi dovete inginocchiare”.

Maria Rosa Costa ha parlato a lungo ieri, martedì 19 luglio, in piazza Parasio, rispondendo alle domande della presidente di Libera, Maura Orengo.

“Vogliamo dare una testimonianza ai ragazzi, perché siano fortificati nella legalità. Dopo anni di silenzio ho deciso di raccontare, esprimere, la mia testimonianza perché questo è un momento tragico, dove il terrorismo e la legalità stanno prendendo piede, dove la politica non riesce a contrastare questi fenomeni. Dobbiamo essere uniti e coesi con l’associazione Libera, ma anche con le scuole, con le famiglie, perché tutto possa ritornare nella legalità. La legalità non deve essere un optional, ma una quotidianità. Dobbiamo stare vicini alle forze dell’ordine. Io sono venuta qui oggi per dare forza a questa divisa, perché per me significa tanto. Purtroppo mio marito morì nella strage di Capaci. Il destino ha voluto che mi risposassi con un altro appartenente alle forze dell’ordine e mio figlio ha scelto anche lui di farne parte. Come potere non essere vicino alla divisa. Per me la legalità è uno stile di vita”.

“Quelle situazioni così tragiche mi diedero una forza in più, il coraggio di continuare a lottare e l’ho fatto per parecchio tempo. Ho cresciuto mio figlio nella legalità, tanto che oggi, infatti, abbraccia la divisa. Perché è cresciuto con questi valori, che non sono valori pesanti. La legalità non è un optional, un soprammobile, che oggi faccio una manifestazione e poi nella vita comune non riesco a perseguirla come valore. Sono fiera di mio figlio, perché è riuscito a superare questo trauma e non è facile.

In quegli anni si viveva nel terrore. Non è facile per me questa sera, mi sento come se stessi rivivendo il passato, il funerale. Misero il tritolo sotto l’autostrada, oltre 500 kg. E’ stata una guerra. Quelle sono menti raffinatissime. Io ho sempre creduto nella tesi di queste menti raffinatissime, che non sono quelle di Totò Riina, ma quelle di uno Stato corrotto che si è alleato, ha fatto dei patti con questi delinquenti. Perché credetemi, uno come Totò Riina non avrebbe potuto mai commettere una tale e precisa strage. La macchina della scorta ha fatto un volo di 100 metri, è finita in un giardino.

Mi ricordo che mi fecero vedere soltanto le mani di mio marito. Già la morte è una cosa terribile, ma vedere la persona che ami, il tuo amico, il tuo confidente, vedere solo le mani, è terribile. Quelle scene me le porterò sempre. Io sono morta quel giorno, perché non si possono accettare queste cose. Bisogna farsi un esame di coscienza, tutte le sere, prima di andare a dormire. Chi rappresenta lo Stato deve farsi un esame di coscienza. Cosa ho fatto oggi? A chi ho arrecato del male? Solo così si può essere meno egoisti e ed evitare intrecci con la mafia. La verità è che lo Stato non ha tutelato questi nostri ragazzi. Sono molto scossa. Voi non potete capire quello che ho vissuto. Facciamo un esame di coscienza, non è difficile seguire la legalità. Tutelate questi ragazzi”.

“Io ad un certo punto ho detto basta al silenzio. Ho detto, io devo dare la mia testimonianza, perché sono una persona per bene. Per combattere la mafia non ci vogliono grandi parole, grandi professori, grandi laureati. Ci vuole uno stile di vita, un modo di vivere. Il nostro comportamento aiuta. Una parola la prendi da una persona, una parola dall’altra, e riesci a immagazzinare e dare un nostro esempio agli altri cittadini”.

IL DISCORSO DURANTE I FUNERALI PER LA MORTE DI GIOVANNI FALCONE E DELLA SCORTA NELLA STRAGE DI CAPACI

 

 

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