IMPERIA. “NON CI FU ISTIGAZIONE AL SUICIDIO”. ARCHIVIATA L’INCHIESTA SULLA MORTE DI DARIO DESIGLIOLI. CADONO LE ACCUSE AI CARABINIERI/I DETTAGLI

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“Non ci fu istigazione al suicidio”. A due anni dalla morte del blogger Dario Desiglioli, trovato impiccato all’interno della propria abitazione il 26 gennaio del 2015, la Procura della Repubblica di Imperia, nella persona del Pubblico Ministero Marco Zocco, ha chiuso il caso.

Secondo gli inquirenti, dunque, nella notte che precedette la tragedia, quando Desiglioli venne fermato dai Carabinieri di Diano Marina all’uscita del Babilonia e poi tradotto in caserma, non vi furono comportamenti violenti e vessatori che spinsero poi il blogger a compiere alcuno ore dopo il drammatico gesto, come invece sostenuto dalla mamma Patrizia che presentò una denuncia alla Procura, anche alla luce di una lettera scritta dal figlio poco prima di togliersi la vita.

Missiva con la quale Desiglioli denunciava atteggiamenti persecutori da parte dei militari che sono stati poi oggetto dell’inchiesta per circa due anni.

Nel fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Imperia e affidato al Pubblico Ministero Marco Zocco, non sono mai stati iscritti indagati. Il fascicolo, a carico di ignoti, è stato chiuso con la richiesta di archiviazione a seguito esami tecnici e interrogatori, attraverso in quali i fatti è stata ricostruita l’intera vicenda.

LA STORIA

Dario era uscito dal Babilonia sabato sera tardi – raccontò la mamma Patrizia – ha preso la macchina per andare a casa e una volta arrivato nel parcheggio della sua abitazione si è accorto che i Carabinieri lo avevano seguito. Lo hanno visto passare, lo hanno seguito, lo hanno preso dalla macchina e lo hanno portato in casermaGli hanno fatto l’etilometro, sicuro aveva bevuto qualcosa dopo il Babilonia, ma conosco mio figlio, mi accorgo di quando esagera e quando no. Era lucidoUno degli agenti che Dario non conosceva lo ha sbattuto contro il muro dicendogli ‘Tu sei quello là’…ma quello là chi? Mio figlio non era un delinquente, portare un ragazzo che non ha fatto niente in caserma e trattarlo da delinquente perchè? Mi ha detto che un altro Carabiniere ha fermato il collega se no lo picchiavano anche “.

“Dario mi ha chiamato al mattino, quando era uscito dalla caserma. Mi ha detto che era arrabbiato, siamo andati a prendere un caffè, abbiamo fumato una sigaretta e abbiamo fatto due chiacchiere e gli ho detto se voleva venire a mangiare a casa che lo sarei andato a prendere, ma mi ha detto che sarebbe andato a dormire. Lunedì mattina ha fatto colazione, ha portato fuori il cane e forse aveva già tutto in mente. Non mi sarei immaginata che potesse fare qualcosa del genere. Mi è venuto solo un presentimento intorno alle sei di pomeriggio, mi sono sentita gelare mentre ero in ufficio. Così sono andata a casa di Dario insieme a una amica, siamo entrate, ho letto la lettera e sul fondo, scritte a penna le parole “sono in soffitta”. A quel punto ho capito tutto e per fortuna la mia amica che era con me mi ha fermato e non ho visto mio figlio impiccato”.

“Lunedì mattina sarò dal Procuratore per farmi ridare la roba di Dario, anche la lettera, voglio riavere tutto e andrò avanti con un’indagine. Non potevano prendere i suoi effetti personali, dovevano avere almeno un mandato. Nella lettera c’è una denuncia su tutte le patenti che gli hanno tolto, la pubblicherò appena l’avrò perchè tutti devono sapere. Ho detto a Dario che andrò avanti, non li perdono. Non arriverò a niente, ma mi hanno portato via mio figlio. Aveva progetti, stava bene, aveva appena ripreso la patente. Dalle forze dell’ordine non mi hanno detto niente, nessun sostegno. L’autopsia poi non gliel’hanno più fatta perchè era lampante l’accaduto”.